01L’isola di Pantelleria si trova al centro del Canale di Sicilia, tra le Isole Egadi e le Isole Pelagie, nel mar Mediterraneo, poco distante dalle coste della Tunisia (a soli 70 km) ma sotto la giurisdizione della Provincia di Trapani.

Con una superficie di 84,55 km2, è la più grande delle isole satelliti della Sicilia.
Gli Arabi la definivano ‘Figlia del Vento’, per i venti che soffiano fortissimi sulle sue coste. Il clima è temperato ma è caratterizzata da una moderata attività vulcanica; l’ultima eruzione è avvenuta nel 1891 ma acque calde e fumi dimostrano e confermano il persistere del fenomeno. Non è il punto più a Sud della Sicilia (quel primato spetta a Lampedusa), ma è la parte di essa che più si avvicina all’Africa.

La scarsità d’acqua non favorisce lo sviluppo di grandi zone vegetative; qui si coltiva una preziosa varietà di cappero, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Inoltre, il terreno lavico favorisce la crescita dei vitigni, dalle cui uve si traggono due dei vini più conosciuti di Sicilia: il Moscato e il Passito di Pantelleria. Gli Arabi vi introdussero inoltre gli alberi di agrumi, la canna da zucchero e il gelso.

La fauna di Pantelleria non è molto ricca ma caratterizzata dalla presenza di un equide di razza tipica originaria che fino a poco tempo fa era a rischio di estinzione: l’Asino di Pantelleria. Grazie ad un'iniziativa dell'Azienda Forestale Demaniale della Regione Siciliana, con la collaborazione dell'Ispettorato Dipartimentale delle Foreste di Trapani, è stato realizzato un progetto per ricostituire la razza Pantesca in purezza. Oggi si annoverano già più di 50 esemplari, grazie anche all’aiuto attivo dell'Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia, entrato a far parte del progetto nel 2003.

Molto diffuso fino a qualche decennio fa sull’isola, l'Asino di Pantelleria riusciva a trasportare carichi pesantissimi lungo i sentieri, per questo rappresentava un’importante risorsa, apprezzata e conosciuta anche all’estero.
Diversi sono anche i mammiferi e le specie di uccelli (anche migratori) che si trovano sull’isola: come ad esempio la civetta, il cormorano e il barbagianni.

Di Pantelleria si sa che molto probabilmente, non essendo mai stata unita alla terraferma, come Malta, non fu abitata nel Paleolitico.
Le prime tracce pervenute a noi appartengono al popolo dei Sesioti, autori dei curiosi monumenti in pietra (i Sesi) che si trovano sull’isola. La loro origine è ancora piuttosto incerta ma si presume che fossero monumenti funerari, tombe megalitiche di forma emisferica, con cunicoli denominati thelos, che confluivano ognuno in una cella di forma circolare. Appartenenti ai primitivi libici, i Sesioti sbarcarono su Pantelleria circa 5.000 anni fa. Grandi esportatori di manufatti a base di ossidiana, di loro si sa anche che, grazie agli studi dell’archeologo Paolo Orsi, furono gli autori di un insediamento abitato a strapiombo costruito in località Cimillìa; un’imponente cinta muraria alta circa otto metri e spessa dieci, lo proteggeva.

Della fine dei Sesioti non si sa molto; è facile però presupporre che con il finire dell’ossidiana, si spostarono o si estinsero. Poco si sa anche della storia fenicia e cartaginese dell’isola, ma si può facilmente supporre che, data la sua posizione, Pantelleria venisse utilizzata come importante luogo di attracco delle navi che passavano dal Canale per scorribande, guerre e commerci. L’isola fu infatti denominata dai Cartaginesi ‘Cossyra’, e fecero di essa caposaldo militare e base per i loro commerci. I reperti archeologici dell'acropoli di San Marco e del tempio, sito nel Lago di Venere, confermano il suo ruolo di ‘mercato’ della capitale nord-africana, e la ‘scogliera cartaginese’ è uno dei pochi resti che attestano la presenza di un imperioso porto che s’addentrava presso la terraferma.

Nel 254 a.C. Pantelleria passò definitivamente nelle mani dei Romani. Ne danno una conferma i numerosi reperti del tempo che testimoniano la notevole ricchezza degli insediamenti del tempo; in seguito agli scavi effettuati presso l'acropoli di San Marco, nel corso del 2003, sono state ritrovate dimore rustiche con mosaici e diverse decorazioni scultoree.
Dopo il passaggio dei Vandali, che non risparmiarono neanche Pantelleria, l’isola passò ai Bizantini, nel 551. Nell’872, la leggenda narra che gli Arabi sbarcarono a Balata dei Turchi e ivi si insediarono per costruire la loro civiltà sostentata da un’economia molto ricca ed innovativa. Gli Arabi introdussero infatti nuovi metodi di coltivazione, d’irrigazione e nuove colture: come il cotone, gli agrumi e forse anche lo zibibbo, dalle cui uve si trae il famoso Passito.
Il resto della storia di Pantelleria si riallaccia a quella della Sicilia, con il passaggio dei Normanni prima, degli Angioini e degli Aragonesi poi, e dei Borboni, fino all’Unità d’Italia.

Durante il Fascismo, a Pantelleria vennero costruite diverse fortificazioni, in previsione del Secondo Conflitto Mondiale, ma è soprattutto in questo periodo che l’isola viene fatta dono dell’aeroporto.

Autore | Enrica Bartalotta

Credit immagine • Pantelleria – Foto di Enza Binaggia