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Purrere, i cunicoli sotterranei di Sambuca che scendono nelle viscere della terra

Purrere: un termine che pochi conoscono, che racconta la storia di un famosissimo borgo siciliano. Visitare Sambuca di Sicilia, già eletto Borgo più bello d’Italia, significa ritrovare un modo di vivere lento. Chiacchiere assolate, dolci deliziosi, vini liquorosi che fermentano nelle purrere scavate nel tufo e palazzi nobiliari: un’esperienza che va vissuta almeno una volta. Le purrere sono, appunto, delle cave. Le misure di un concio sambucese sono 25 x 25 x 50: veniva estratto dalla cave di tufo per edificare le case. Sotto ogni abitazione c’era quindi una purrera da cui si cavava il tufo. Tramite un buco, poi, veniva usata come letamaio e discarica dei rifiuti. Si trovano nel quartiere saraceno di Sambuca, dove sotto le case correva una fitta rete di cunicoli.

Soltanto nel 2015 si è avuta conferma dell’esistenza delle purrere, con l’apertura dell’accesso da piazza Saraceni. Lo stesso accesso oggi si usa per immergersi nelle viscere della terra, tra fessure, graffiti, conci squadrati. Ogni passo verso il basso ricorda il lavoro dei purriaturi, mentre si ricorrono le leggende delle vittime segregate vive nel periodo arabo. Ad accrescere il fascino di questi luoghi si aggiunge, dodici metri sotto il livello stradale, c’è anche l’Enoteca dei Rossi, una cantina-archivio della vitivinicoltura delle Terre Sicane.

Le purrere di Sambuca, un borgo speciale

Il ricco emiro costruì Al Zabut, il castello che guardava dall’alto alla giovane Sambuca, con le sue stradine strette di cui il terremoto non è riuscito a distruggere la pianta antica. Qui c’è tanto da scoprire: le torri, i forni, l’arabo Mazzallakkar, il teatro gioiello, la fondazione dedicata al pittore degli umili mestieri. Ci si può anche innamorare delle tante case in vendita a 1 o 2 euro, quelle che hanno fatto di Sambuca la meta di gente di mezzo mondo. Qui la comunità vivace e solidale parla la lingua comune del buon vivere.

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Redazione