Real Casa dei Matti di Palermo, lo “spedale dei matti” che ispirò Edgar Allan Poe

Una delle prime strutture psichiatriche d’Europa

  • Real Casa dei Matti di Palermo (oggi Ospedale psichiatrico “Pietro Pisani”).
  • Sorse il 10 agosto del 1824, per volere di Pisani, barone del Regno delle Due Sicilie.
  • Assunse il titolo regio nel 1825.

Il nostro viaggio alla scoperta della Sicilia ci porta oggi tra le camere di un luogo sicuramente diverso da quelli di cui vi parliamo di solito, ma non per questo meno interessanti. Anzi, le sue mura racchiudono infiniti racconti. Ci troviamo nella Real Casa dei Matti di Palermo, nota ai giorni nostri come Ospedale psichiatrico “Pietro Pisani”. Il nome deriva dal fondatore, il barone del Regno delle Due Sicilie Pietro Pisani, che la aprì nel 1824. Il titolo regio, invece, arrivò nel 1824. Fu uno dei primi esempi di struttura psichiatrica in Europa, espressamente dedicata a questo scopo. Fu uno dei primi luoghi in cui si applicarono metodi di cura basati più su un approccio psicologico, che farmacologico.

Real Casa dei Matti, l’origine

Il barone Pisani, nel 1824, ottenne l’autorizzazione a costruire una casa di cura per le patologie psichiatriche. La struttura era in origine nell’ex noviziato dei Padri Teresiani ai Porrazzi, ma crebbe a tal punto da suscitare l’interesse pubblico. Il “Giornale dell’Intendenza” di Palermo scriveva nel 1825: “lo spedale dei matti (…) affidato alle cure di un deputato pieno di filantropiche idee, ha grandemente migliorato il suo aspetto e si è già, mercé l’aumento delle risorse, incamminato per quella perfezione che dovrà un giorno portarlo al livello dei primi stabilimenti di materia esistenti in Europa“.

Le pratiche e i trattamenti per i pazienti

Nella Real Casa fu abolita la pratica della segregazione dei malati, nonché l’uso delle catene e delle bastonature. Si predilesse il cosiddetto “trattamento morale”. Era un approccio psicologico basato sulla separazione dei pazienti psichiatrici dagli altri ammalati, dalla loro osservazione, e dall’applicazione terapeutica di divertimenti e svaghi, nonché dell’ergoterapia. Il barone Pisani, con la collaborazione del dottor Paladino, mise in pratica l’approccio seguito da famose voci della psichiatria dell’epoca, quali Jean-Étienne Dominique Esquirol, Johann Gaspar Spurzheim (uno dei fondatori della frenologia) e Philippe Pinel.

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La Real Casa dei Matti fu pensata per supportare il nuovo approccio. Si basava su una rigorosa divisione dei sessi ed era immediatamente al di fuori della cerchia urbana di Palermo. Includeva giardini ed orti, dove i pazienti potevano passare del tempo all’aria aperta e, ove ne fossero capaci, dedicarsi alla coltivazione di alimenti poi usati nell’istituto. Al loro arrivo venivano lavati e cambiati d’abito. Iniziava così un regime di isolamento dal mondo esterno, con la sola eccezione delle persone dedicate alla loro cura. Tale atteggiamento era derivato dall’osservazione che un ambiente costante e ripetitivo era di giovamento rispetto al ristabilirsi dei pazienti.

Le categorie di malati e le cure dell’ospedale psichiatrico Pisani

Anche le visite dei parenti venivano consentite solo nel caso in cui i pazienti fossero praticamente guariti e vicino alla dismissione. Aveva luogo una divisione tra pazienti “maniaci“, “malinconici“, “imbecilli” ed “ebeti“. A ognuno di essi si applicava un approccio differenziato, a seconda dell’appartenenza all’una o all’altra categoria. I “maniaci” venivano tenuti in libertà, invece che segregati com’era d’uso, anche se sotto stretta sorveglianza. Nel caso in cui scoppiassero in crisi di furore, si costringevano in camicie di forza e venivano messi a dormire in amache.

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Per i “malinconici”, invece, veniva usato l’approccio di tenerli tutti insieme in un ambiente con le pareti dipinte a fiori di colori vivaci, con finestre ampie e luminose. La terapia applicata consisteva in passeggiate, nell’ergoterapia, nell’ascolto della musica o di brani di poesia. “Ebeti” ed “imbecilli” erano anch’essi separati dagli altri. Avevano il medesimo approccio dei malinconici.

La struttura era sempre perfettamente pulita. I pazienti collaboravano a questo lavoro, nonché alle operazioni di cucina, manutenzione, o persino all’acquisto di quanto necessario. Qualora fosse ritenuto possibile, facevano anche lunghe passeggiate in campagna. L’approccio del barone Pisani fu riportato da Nathaniel Parker Willis nella sua opera The Madhouse to Palermo, pubblicato su The Metropolitan Magazine. Da quest’opera, e grazie anche alla sua amicizia con Willis, Edgar Allan Poe trasse ispirazione per il suo racconto The system of Dr. Tarr and Professor Fether.

Redazione