01In Europa fanno il punto e partono parole al vetriolo: «Non capisco in tutta sincerità come i politici siciliani non riescano a gestire il patrimonio dell’Isola in maniera corretta.», è il grido d’accusa di Raymond Bondin, colui che sceglieva i siti da premiare a Parigi.

La Sicilia non investe il suo patrimonio per salvare ‘i Patrimoni’, e a rischio ci sono ben 7 siti riconosciuti dall’UNESCO che oggi fanno fatica a tirare avanti.
A Siracusa, il noto Teatro Greco sta aspettando un intervento di restauro dal 2006; discorso simile anche per la Necropoli di Pantalica, premiata nel 2005, per cui non è stato avviato nemmeno un piano di gestione, che è il requisito minimo per tenersi il titolo di “Patrimonio dell’Umanità”.

Qual è il problema? I servizi, innanzitutto. Non esistono, e se esistono sono scadenti. Ecco perché per quanto la Sicilia quest’anno abbia registrato un aumento nel numero dei turisti e della loro spesa media, si trova comunque in coda alla classifica rispetto ad altre regioni, regioni come la Campania ad esempio, che assieme alla Sicilia e ad altre del Mezzogiorno, detiene ben 18 sigilli UNESCO su un totale di 51.

Ed è proprio di questi giorni la notizia che la regione ha portato a casa anche una nuova vittoria: quella che ha visto premiare la vite ad alberello pantesca, portando il distacco dell’Italia dalla Cina a 5 punti tondi tondi. Sì perché il nostro Belpaese ha più riconoscimenti UNESCO di qualsiasi altra nazionale al mondo: soltanto il Sud d’Italia ne possiede in quantità tali da superare persino la ‘Madre Patria’ Grecia, ma gli sprechi e l’invisibilità totale dei suoi siti museali, stanno provocando non poche scosse di terremoto al podio.

Secondo un’indagine della Fondazione Res infatti, i siti museali di Sicilia presenti sul web sono pochi e malmessi; in pratica solo per il 26% di essi si può dichiarare una visibilità buona o accettabile, con picchi del 24 quando si tratta di definire la visibilità minima, e del 33 ferma sul termine di ‘inesistente’. Ciò significa che tutto quello che è stato fatto fino a qui per far sì che il patrimonio siciliano venga notato dai turisti, è del tutto insufficiente.

Il portale turistico della regione ad esempio, esiste solo in versione italiana e in inglese: grandi assenti lo spagnolo e il tedesco, per non parlare di lingue come l’arabo, il russo o il cinese, sempre più interessanti e necessarie, anche dal punto di vista turistico. La mancanza delle altre lingue si fa sentire soprattutto a fronte delle 6 presenti invece sul sito delle Isole Baleari, grande concorrente italiano e siculo sul fronte dei viaggi; che oltre tutto ha 14 volte i voli charter della Sicilia.

 Autore | Enrica Bartalotta