10271474_641186409294960_1503272460866495653_nInizia un altro viaggio nella storia di Palermo. Questo itinerario non sarà l’unico che avremo modo di visitare e conoscere, ma solo l’inizio di un lungo percorso che vi farà rivivere il tempo e la storia dell’antica Panormus.
Lamia lunga camminata comincia per le strade del Cassaro, antico borgo di Palermo.Salendo lungo il corso Vittorio Emanuele, si affacciano meravigliosi palazzi d’epoca, dimore di baroni, marchesi, conti e principi con stili architettonici di vario genere, dal barocco siciliano al rococò. Continuo il mio cammino incrociando la via Roma anche essa antica e bella, cosi poi salgo verso i Quattro Canti di via Maqueda.
Camminando sul marciapiedi destro, dopo alcuni passi, noto le scalinate dell’antica Chiesa di San Matteo e San Mattia, che a Palermo é conosciuta più con l’unico nome di San Matteo. Incuriosito faccio subito un sopralluogo di questo sito storico di grande valore. La chiesa è in stile barocco, la prima cosa che mi affascina da subito è la facciata marmorea di colore grigio-beige, realizzata con marmo bigio, probabilmente ricavato dal Monte Billiemi.
La facciata é datata 1662 ed é stata completata nel 1664 dai grandi maestri Gaspare Guercio e Carlo D’Aprile. Il mio sguardo viene subito rapito alla veduta delle statue che sono presenti nelle nicchie, una sopra il portale d’ingresso raffigurante la statua marmorea dell’Immacolata Concezione, mentre nel secondo ordine, ai lati di una grande finestra circolare, si possono ammirare le due statue marmoree dei SS. Matteo e Mattia.
Naturalmente per i particolari rimandiamo ai cenni storici, che troverete alla fine del mio manoscritto. Avrete anche la mia solita illustrazione, con una serie d’immagini che vi darà l’opportunità di una visione più specifica e attuale, non trascurandone anche le immagini d’epoca che troverete assieme.
Quindi mi avvio a salire i gradini delle scale e con meraviglia davanti a me si apre uno scenario che mi lascia letteralmente sbalordito, per magnificenza e bellezza.
L’interno della chiesa, a forma di croce latina e a tre navate su colonne con transetto e sviluppo in altezza, rivela  una distribuzione di matrice cinquecentesca.
A l’interno della chiesa vengo colpito da una impressione suggestiva, ammirando ogni angolo e ogni particolare di questo gioiello di arte sacra.
Nella penombra delle colonne, intravedo agili archi e pilastri incrostati di marmi eccellenti, ornati di stucchi preziosi e di pitture e affreschi stupendi.
Sopra il portale principale, dall’ interno, é possibile ammirare i pregiati basso rilievi di Giacomo Serpotta.
 La cupola e la volta sono ricoperti d’affreschi di grande valore del famoso maestro pittore Vito D’Anna. Le teli presenti nelle cappelle laterali portano il nome di grandi pittori come Pietro Novelli, Leonardo Bolzano, Filippo Randazzo, Antonio Manno e Giuseppe Testa,quest’ultimo autore della tela del 1796 raffigurante le anime del Purgatorio,posta al centro dell’altare maggiore.
E poi ancora un opera di Filippo Cinistri, in marmo e pietra dura, decorato con alati e lapislazzuli, con bassorilievi in legno dorato. Nella navata di destra si trova un crocifisso ligneo con reliquario a bassorilievi di Vincenzo Siracusa,datato XVIII secolo. Accanto al Crocifisso, un meraviglioso Organo in legno, scolpito da Giuseppe Lungarno del 1871, oggi non più funzionante.
Le meraviglie continuano dentro la sacrestia tutta scolpita in legno di noce corredata di bellissimi armadi.
Nel 1990, esattamente il 23 agosto, la sacrestia fu presa di mira da ladri che rubarono sculture in legno, raffiguranti re, profeti e anime purganti e che inoltre recarono anche dei gravi danni alle opere restanti con atti di vandalismo.
In alto, lungo la cornice, si trovano dei medaglioni ovali o circolari,raffiguranti anime del purgatorio intagliati nel legno dallo scultore Pietro Marino. Le pitture murali e gli affreschi nel tetto presentano notevoli danni  dovuti al tempo e a l’incuria e alla mancanza di manutenzione e restauro.
Fra gli armadi si trova un genuflessorio che nasconde una porta segreta, da cui anticamente si raggiungeva, tramite una leva, l’area retrostante, il giardino di casa Muta. Il Natoli nel romanzo i Beati Paoli fa citazione di questo luogo segreto, usato dalla setta per i loro movimenti e  nascondigli.
Infine altro luogo di grande interesse è la cripta dei Confrati Miseremini, dove, a partire dal 1714, venivano sepolti i Confrati ed eccezionalmente anche personaggi illustri come Giacomo Serpotta e Vito D’Anna.
Oggi i corpi non si trovano più in tale loco ma sono stati trasferiti altrove.
Per una analisi storica approfondita ritengo sia atto dovuto citare come fonte e testimonianza storica la figura di Mons. Francesco Mirabella, nato a Palermo il 9.12.1915 e morto a Palermo l’8.10.2006,che fu parroco e gestore di questa meravigliosa chiesa per molti anni.
Ora passiamo alla parte meno piacevole e come spesso si suole dire, al rovescio della medaglia. Le condizioni attuali della chiesa oggi sono fortemente compromesse.
Ma cominciamo con ordine, l’impianto elettrico in gran parte è danneggiato e il suo cattivo funzionamento mette in serio pericolo la sicurezza dell’intero edificio monumentale. La poca illuminazione é insufficiente e spesso si deve ricorrere a fonti di luce d’emergenza, per illuminare le poche funzioni che attualmente si svolgono nella chiesa.
La famosa cripta è scarsamente illuminata anche se presenta un aspetto pulito nei limiti della sufficienza.
Tutti gli affreschi in alto, nella volta della chiesa, sono in pessime condizioni e hanno bisogno di un urgente intervento di restauro per bloccare il disfacimento dei colori e dei disegni. Molti dei gessi raffiguranti Santi sono ridotti malissimo, anche gli stucchi del Serpotta hanno bisogno di interventi restauratori.
Molte statue si trovano in condizioni pessime e così anche le raffigurazioni pittoriche delle cappelle laterali alla navata centrale che presentano un aspetto seriamente compromesso, le cui cause sono umidità, infiltrazioni di acqua e solita mancanza di restauri.
Alcune finestre delle cupole sono in pessimo stato e hanno i vetri rotti.
L’intero edificio e le parti circostanti sono in pericolo di crolli, infatti dal lato sinistro della chiesa la stradina fornita in parte discale é chiusa e transennata.
Molti luoghi dell’intero edificio non sono accessibili e rimangono chiusi ai visitatori come l’antico campanile, che si scorge a malapena sul lato destro confinante con un edificio pubblico, attraverso una porticina e un corridoio interno: lo noterete dalle immagini scattate.
La sacrestia versa in condizioni allarmanti con il rischio di compromettere tutte le opere presenti in essa dagli affreschi alle raffigurazioni pittoriche, così pure gli armadi e le opere lignee. Altro dramma é dovuto alla mancata conservazione di oggetti d’arte sacra, in attesa da tempo di eventuali restauri mai iniziati per mancanza di fondi.
In definitiva ogni angolo di questo gioiello architettonico monumentale é seriamente in brutte condizioni e urge di interventi immediati,per non compromettere ulteriormente la situazione già molto precaria.
L’attuale rettore, Monsignore Mario Renna, ha la gestione non solo della chiesa di San  Matteo e San Mattia, ma anche quella della chiesa di Sant’Antonio Abate, altro gioiello ecclesiastico di grande valore, che dimora in via Roma, a pochi passi da San Matteo. Anche questa chiesa presenta problemi di manutenzione e restauro, ma di questo parleremo in altra sede.
Credo umanamente impossibile, per quanto sia buona la volontà del Monsignore Renna, di potere garantire un’adeguata cura e funzionamento di entrambe le chiese, che richiedono particolari attenzioni.
Nella Chiesa di San Matteo ci sono due bravissimi giovani che danno un aiuto con spirito di altruismo e volontariato al Monsignore. Questi bravi giovani sorvegliano la chiesa (oltre ad un servizio di segreteria efficiente ed informativo) nell’orario di apertura regolando il flusso dei turisti visitatori, sempre meno presenti dato lo stato della chiesa scarsamente illuminata e nelle condizioni che ormai sappiamo. Inoltre una inesistente campagna d’informazione turistica da parte degli enti preposti completa ancora di più questa non bella situazione.
Sarebbe opportuno per un funzionamento più efficiente la presenza di un altro prelato, o quanto meno di frati  che possono dedicarsi sia al culto che alla cura della chiesa.
Un elogio è doveroso farlo alla Lions Club Palermo dei Vespri, che da ente privato ha fatto restaurare alcune opere a l’interno della chiesa, a totale spesa dell’associazione.
Ma ciò non basta, occorrono molto interventi data la gravità attuale e la disastrosa situazione di molte opere in pericolo e a rischio di perdersi definitivamente.
Più volte il Monsignore Renna ha chiesto un intervento alla curia arcivescovile che però non è potuta intervenire per mancanza di fondi.
Tutti gli altri appelli alle istituzioni non hanno trovato risposta ai problemi.
Questo silenzio da parte di chi deve garantire la salvaguardia del patrimonio storico é veramente deplorevole.
Non si può e non si deve accettare questa insensibilità e indifferenza apatica che condanna una città intera al declino del suo passato storico monumentale.
Un altro fatto sconcertante è sapere che ci sono nuove chiese in fase di costruzione, quando invece la priorità impone la salvezza delle chiese già esistenti e soprattutto di grandissimo valore storico culturale con le sue infinite e meravigliose opere di valore incalcolabile che vanno condannate al disfacimento, come la chiesa di San Matteo e san Mattia e tante altre nella stessa medesima condizione.
Tutto ciò é veramente inaccettabile e vanno condannate senza alcuna scusante tutte le strutture istituzionali ed ecclesiastiche colpevoli di una tale e vergognosa indifferenza.
Non credo accettabile  che un patrimonio di tale valore venga escluso da un immediato intervento di salvaguardia di tante opere d’arte di inestimabile pregio, sia storico- monumentale sia economico.
Palermo viene definita dagli storici una città tra le più importanti della storia dell’umanità degna del riconoscimento da parte dell’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità.
Ma per ottenere un simile titolo bisogna anche meritarlo, con una comprovata cura dei beni, memoria storica, monumentale e culturale, non solo nostra ma del mondo intero.
Pertanto ritengo opportuno sollecitare i media e l’opinione pubblica ad una maggiore  attenzione  del patrimonio, da parte degli enti preposti  a tale scopo, cominciando dal Comune di Palermo, alla Regione Siciliana, al Ministero dei Beni Culturali, alle autorità ecclesiastiche locali e nazionali, ad una vera svolta positiva per la salvezza della chiesa di San Matteo e San Mattia. Inoltre mi riservo di inviare questa mia relazione alla commissione del patrimonio storico della Comunità Europea e alla super visione di Sua Santità in Vaticano, Papa Francesco I.
In conclusione, ricordo ai nostri cari cittadini e alla nostra amministrazione comunale, che una maggiore attenzione del nostro patrimonio gioverebbe anche alla drammatica situazione economica, ormai allo stato cronico della città di Palermo, che ha un tasso di disoccupazione tra i più alti d’Italia.
Un incremento di presenza turistica porterebbe anche un incremento economico e la possibilità di nuovi posti di lavoro.
Più monumenti, chiese, opere d’arte, palazzi antichi, ville storiche e centinaia di siti storici presenti nel territorio, possono rappresentare una maggiore attrazione del turismo e quindi un evolversi di fattori scatenanti dell’economia.
Ricordando sempre che il settore turismo é una fonte inesauribile, che molti stati europei con più senso di responsabilità lo gestiscono con amore e professionalità, il contrario di ciò che avviene nel nostro paese che volutamente e vergognosamente tra l’incuria e il menefreghismo stanno mandando tutto il nostro patrimonio e la nostra storia in malora. Un esempio catastrofico sono gli scavi di Pompei.
Ringrazio anticipatamente i lettori e tutti i giornalisti e redattori che mi auguro si mobiliteranno in questa lotta comune, salviamo San Matteo e San Mattia, salviamo Palermo, salviamo la Sicilia, salviamo l’Italia.
 
 
Cenni storici:
 
La chiesa di San Matteo alCassaro
 
Fra la fine del 1500 e buonaparte del 1600 per i palermitani era familiare l’incontro quotidiano di unfrate che chiedeva l’elemosina per aiutare i bisognosi.
Co l’abito di frate minorefrancescano, con la bisaccia che riempiva di pane e quanto altro poteva servireper sfamare i suoi poveri, con in mano il “coppo” (salvadanaio) per la raccoltadelle offerte in denaro, dalle prime ore del mattino, dopo avere ascoltato la S. Messa e fatta la S. Comunione nella Chiesa di SantaElisabetta delle Suore Terziarie Francescane in piazza Vittoria, fra LeonardoGalici avvicinava sorridente i palermitani che erano contenti di fare per luil’opera buona della giornata.
Sul far del mezzogiorno ilfrate questuante, che già per istrada aveva soccorsi i poveri a domicilio,varcava la soglia del carcere “la vicaria” che aveva allora la sua sede fra la Cala e piazza Marina inquell’edificio che oggi  l’Ufficio delleFinanze.
I reclusi aspettavano ilfrate della provvidenza che portava loro il pane, sostentamento del corpo, e lacomprensione e l’amore fraterno, sostentamento dello spirito per quanti, comeessi, erano nella disperazione e nell’afflizione.
Frate Galici, figlio di uncalzolaio, era nato a Palermo nel 1572, all’età di 15 anni sentì la vocazionealla vita religiosa ed entrò nel convento di Santa Maria di Gesù comepostulante sotto la saggia guida di San Benedetto da San Fratello detto ilmoro, dal quale ricevette il saio francescano.
Ma una misteriosa febbre locostrinse a tornate in famiglia; rientrato in convento la febbre riapparve e fulo stesso San Benedetto a dire a fra Leonardo che quello era un chiaroavvertimento del signore che voleva che il frate facesse il suo apostolato frail popolo piuttosto che in monastero.
Fra Leonardo, pur restandonello spirito un frate francescano, visse con gioia la sua missione di apostolodella carità fra i poveri e i diseredati.
In una delle lungheriflessioni che lo univano al Signore, quando, dopo la fatica della giornatapassata a questuare, riposava nella solitudine della sua casetta, fra Galicisentì un giorno il Signore che gli diceva: “ bene fai a procurare il pane per ipoveri affamati ma non dimenticare che i poveri da aiutare non sono solo interra, ci sono povere anime del Purgatorio che hanno bisogno del pane,sostentamento del corpo, che più non hanno, ma hanno bisogno di suffragi, dipreghiere e soprattutto di Sante Messe”.
 Fra Galici ne parlo al suo padre spirituale econ il suo consiglio chiese al Vescovo di poter raccogliere, col pane per ipoveri della terra, le elemosine per la celebrazione delle Messe in suffragiodelle Anime del Purgatorio, soprattutto le più abbandonate.
Il Vescovo non poté  non approvare il desiderio del frate il qualeiniziò subito la nuova attività coinvolgendo in essa i laici che riunì in unaConfraternita che chiamò Compagnia dell’unione dei Miseremini, alla quale il 28maggio 1603 Papa Clemente VIII diede il titolo di Arciconfraternita.
Il numero delle Messe da farcelebrare in suffragio delle Anime del Purgatorio fu presto così numeroso darichiedere una Chiesa dove poterle celebrare e dove potere riunire i giànumerosi Confrati del nuovo sodalizio.
Nella via del Cassero, Oggicorso Vittorio Emanuele, Attaccata al monastero di Santa Caterina, c’era,chiusa al culto, la Chiesadi S. Matteo, fabbricata dal conte Ruggero nel 1088,che era servita ai PP.Domenicani per le funzioni religiose durante la fabbrica di S. Domenico.
Fra Galici la ebbe in uso e la Chiesa divenne la sededell’Arciconfraternita dell’Unione dei Miseremini e il luogo della celebrazionedelle Sante Messe per le Anime del Purgatorio.
Ma ben presto essa risultò piccolae per il numero dei Confrati e per la celebrazione delle Messe ( si dice che incerti giorni ne celebrassero cento).
I Confrati, e il primo fraloro il frate fondatore, misero gli occhi sul terreno di fronte  S. Matteo il vecchio, dove erano delle casetteche i Confrati comprarono. C’era poi un palazzo con annesso giardino, del Dott.Mario Muta, celebre giureconsulto, il quale sulle prime non si mostrodisponibile né alla vendita né alla donazione, ma cambio parere dopo averesognato il Purgatorio.
La donazione avvenne il 17settembre 1631 presso il Notaro Giovanni Giacomo Belmonte.
Grande fu la gioia del padremendicante che si prostrò a baciare la terra . I lavori della nuova fabbricafurono affidati a Mariano Smiriglio, architetto regio.
Con grande solennitàl’arcivescovo del tempo Cardinale Giannettino Doria nel giugno del 1633 davainizio ai lavori benedicendo la prima pietra.
Fra Leonardo  Galici ebbe la gioia di assistere a quellacerimonia, vide iniziare i lavori ma non ne vide la fine.
Il 9 giugno dell’annoseguente 1634 fu assalito da febbre violenta che in nove giorni lo porto allamorte. Era il 18 giugno1634, il frate aveva 62 anni.
I funerali si svolsero nellaChiesa di S. Elisabetta e la Messa fu celebrata dal suo amico e padre spirituale l’abateRocco Pirri che, all’introito, cantò l’antifona dei Santi Confessori: “ osjusti meditabitur sapientiam”.
Lo stesso Rocco Pirri volleche fosse seppellito nella tomba che per sé aveva fatto preparare nella stessaChiesa di S. Elisabetta davanti a l’altare dell’Assunta, stabilendo pertestamento  che il suo cadavere, alla suamorte, fosse seppellito accanto a quello del Galici.
Anche se nessun processocanonico era intervenuto, le autorità religiose del tempo permisero che alfrate questuante si desse il titolo di Venerabile e se ne facesse memoria in Diocesiogni anno il 18 giugno.
Nel 1884 per ingrandire lacaserma che occupava i locali del ex monastero fu demolita la Chiesa di S. Elisabetta e icorpi di Fra Galici e Rocco Pirri, dopo la legale ricognizione, furono inumatiprovvisoriamente nel Camposanto dei Cappuccini e dilà quello di Rocco Pirri aS. Domenico e quello di Galici a S. Matteo davanti l’altare della S. Famiglia,come attesta ancora oggi una lapide davanti l’altare.
Risultato inadatto quel luogoper l’umidità i Confrati trasferirono il cadavere nell’anti sacrestia dove erastato collocato un medaglione raffigurante il Frate  questuante con il “coppo” nella mano destra eil “cofino” sul braccio sinistro con la cui mano tiene il Crocifisso.
Il medaglione e i restimortali del Frate avranno definitiva sistemazione in Chiesa, a sinistradell’altare maggiore, il 6 febbraio 1916 con una solenne cerimonia presiedutadal Cardinale Alessandro Lualdi.
Alla morte del Fratefondatore i Confrati dell’arciconfraternita dei Miseremini continuarono l’operadi carità da quello iniziato sia per i poveri della terra sia per le Anime delPurgatorio e vollero che la Chiesa di S. Matteo, eretta per implorare da Dio la felicitàeterna delle Anime del Purgatorio, fosse una delle più belle della città.
Per questo motivo affidaronol’abbellimento della Chiesa  agli artistipiù illustri del tempo.
Una targa in marmo bianco,murata sulla parete destra , entrando dalla porta centrale della Chiesa,registra le date delle due Consacrazioni che la Chiesa ha avutto:
“Questo Tempio che FerdinandoAndrata, Arcivescovo di Plaermo aveva Consacrato il 12 marzo 1647, SeverinoCastelli, vescovo di Numidia consacrò il 12 marzo 1775
ed inaugurò. Essendo stato direcente rivestito di marmi insieme a tutti gli altari”.
Anche se oggi la mancanza dimanutenzione e l’usura del tempo in parte deturpano,  la Chiesa si presenta al visitatore nella sua solennità ebellezza ed offre al fedele un luogo di raccoglimento e di preghiera.
L’esterno:
Prima di entrare merita unosguardo la facciata a tre ordini rivestita di marmi grigi, datata 1662, allaquale lavorarono Gaspare Guercio e Carlo D’Aprile. Si accede al tempio dalletre porte per vari gradini.
La porta principale efiancheggiata da due colonne e sormontata da capitelli da una nicchia entro cuiè posta una statua marmorea dell’Immacolata.
Le altre due porte, anch’essecon pilastri sormontati da capitelli di stile dorico, sono chiusi da timpanitriangolari con al di sopra finestre.
Il secondo ordine reca alcentro una grande finestra, circondata da due volute e due candelabri a rilievocon una targa, pure in marmo, dove in latino si legge “questi marmi rammentanoai viventi la pietà per i morti. Impara come l’unione di cittadini istituita asollievo delle anime purganti, copiosi ne procuri i suffragi agli altari,mentrealle porte osservi tanta supplichevole magnificenza.
Nel tempio ai SS. Matteo eMattia dedicato quest’ornamento ponea l’anno del Signore 1662 ”.
A destra e a sinistra due nicchiecontengono le statue dei due Santi titolari, anch’esse opere, insiemeall’Immacolata del Guercio e del D’Aprile.
Questo secondo ordine terminain due ampie volute di marmo che si ripetono in altre più grandi nell’ultimopiano in cui si notano tre con balaustre in marmo; sulle aperture laterali,anch’esse in marmo, due rilievi rappresentano due anime del Purgatorio fra lefiamme, mentre nell’apertura centrale è la cella campanaria. Questo terzoordine e attribuito a Francesco Ferrigno.
La facciata termina con ungrande timpano spezzato ove, in mezzo è collocata una Croce in ferro.
 
L’interno:
Il visitatore appena entrato,ha subito davanti a sé il meraviglioso scenario del tempio di attardato stilecinquecentesco, lungo 35 metri e largo 18, a croce latina, diviso in tre navate dasette colonne di stile dorico in pietra grigia, acquistate e collocate nel1640.
Le prime due sono appoggiateal muro esterno, le ultime due ai pilastri della cupola.
Le colonne reggono degliarchi a tutto sesto, rivestiti di marmi policromi con pennacchi adorni damedaglioni in stucco  dorato con mezzefigure dei dodici apostoli anch’essi  instucco a rilievo su fondo violaceo, attribuiti a Bartolomeo Sanseverino. Adogni arco corrisponde nelle navate laterali una cappella anch’essa rivestita dimarmo policromo, adoperato con maggiore ricchezza decorativa.
Quattro pilastri sostengonouna elegante cupola poggiata su una base ottagonale affrescata da Vito D’Anna,come si legge nella base, che vi ha raffigurato il Trionfo di Maria.
Se la cupola, che è ilsimbolo della Chiesa, si regge architettonicamente sui quattro pilastri, la Chiesa, società deicredenti, si regge sulle virtù della Fede, della Speranza, della Carità, edella Giustizia, scolpite in quattro magnifiche statue addossate ai pilastri,opere di Giacomo Serpotta, su disegno del Ferrigno ( Fede e Giustizia) e diBartolomeo Sanseverino (Speranza e Carità).
L’esame d’insieme proseguecon lo sguardo al Cappellone o Presbiterio: dove sul pilastro di sinistra siammira il medaglione del frate fondatore , Leonardo Galici, opera datata 11742e commissionata dal Superiore della Confraternita Pietro Tinnaro e daicongiunti Giovanni La Cavae Gaetano Diletti. Al di sotto attraverso un vetro, si vede l’urna che contienei suoi resti mortali.
Sull’altare maggiore si puòammirare il dipinto del 1796 di Giuseppe Testa Raffigurante il Cristo che sioffre al Padre per la salvezza delle anime e mentre con la mano addita ilcostato squarciato dal quale uscì sangue ed acqua, un Angelo offre al Padre ilCalice del Sacrificio Eucaristico.
Alzando gli occhi ilvisitatore può ammirare nella volta l’affresco di Vito D’Anna  con la gioia delle anime liberate  dal Purgatorio entrano nella felicità delParadiso.
Davanti alle prime duecolonne sono due acquasantiere della ditta La Grassa, poste nel 1992 in sostituzione dellesettecentesche rubate nell’agosto del 1990.
Il rifacimento e stato curatodalla Confraternita di Maria SS. Addolorata degli Invalidi di Guerra con ilconcorso delle Confraternite e del Centro Diocesano delle medesime che, pervolere del Card. Salvatore Pappalardo, Arcivescovo, ha in questa Chiesa il suocentro di spiritualità.
Continuando la visita delSacro Tempio si possono ammirare le dieci cappelle laterali, le cui voltefurono affrescate da Gaspare Giottino e Crispino Reggio nella seconda metà delXVIII secolo (1760 circa) e le parete arricchite da rivestimenti in marmopolicromo, la cui tecnica , molto diffusa nel Seicento, ha una particolareapplicazione in Sicilia, dove il comporre assieme ai marmi “mischi” di diversocolore crea delle particolari cromie dai toni intensi e variegati. All’internodi ogni cappella è addossato alla parete di fondo un altare con paliottosettecentesco, anch’esso in marmo policromo.
Navata destra:
La prima Cappelladell’Immacolata Concezione, presenta sopra il dipinto raffigurante l’ImmacolataConcezione con i santi gesuiti, Ignazio e Francesco Saverio, una monacadomenicana, forse in riferimento alle monache di S. Caterina, e una bellafigura di giovane con il teschio ai piedi, da identificare con S. Rosalia, sesi pensa che la Chiesa  fu consacrata ne 1647, ventitré anni dopo ilritrovamento delle reliquie della Santa proclamata patrona della città.
La seconda Cappella è quelladedicata a S. Francesco di Paola, ancora oggi chiamato dal popolo “u santuPatri”.
Essa presenta, inserito inuna cornice marmorea sormontata da un cherubino, un dipinto che raffigura  il Santo titolare della cappella. Non siconosce con precisione l’autore, ma appartiene ad un artista palermitano delXVIII secolo. Sulla mensa dell’altare si trova un mezzo busto dell’Ecce Homo.
Nella terza Cappelladell’Annunciazione è un dipinto di tale soggetto attribuito ad un pittore dellascuola di Pietro Novelli, inserito in una croce di marmo sormontato da unaconchiglia.
Nella cappella detta di S.Bonaventura, la quarta della navata destra, sopra l’altare, inserito nellasolita cornice di marmo sormontata da un cherubino, si trova il dipintoraffigurante la “Presentazione di Gesù Bambino al Tempio” celebre opera diPietro Novelli, Il più importante esponente della pittura siciliana delSeicento.
Dinanzi la cappella èl’immagine dell’Addolorata che viene portata in processione il Venerdì Santo.
La Quinta Cappella e dedicati al culto della Vergine del Rosario. Essapresenta un dipinto raffigurante la Vergine del Rosario de 1676, data emersa dopo i recentirestauri che confuta le passate attribuzioni ora al Paladini, ora a FilippoRandazzo.
Nell’ala destra e nell’alasinistra del transetto sono due altari di dimensioni maggiori
rispetto a quelli dellecappelle laterali: l’altare del Crocifisso fra le ossa dei Santi che sono inattesa della Resurrezione e l’altare dedicato alle Anime de Purgatorio.
Accanto al primo altare vi éun medaglione in marmo giallo con in mezzo il busto di Don Camillo Barbavaracappellano maggiore della Chiesa, nonché insigne orafo del Seicentopalermitano. Al centro di essa , sul piano della mensa, vi è un grandereliquario in legno dorato con al centro un Crocifisso ligneo.
Sulla porta che immette inuna delle due antisacrestie si trova una cantoria in ferro battuto e un organoin legno dorato, opera di Giuseppe Lugaro, come anche l’atra cantoria asinistra del transetto de 1871.
Il presbiterio o cappellone échiuso da una balaustra in marmo con due sportelli in rame dorato ben lavoratidai quali sono state asportate le immagini dei Santi Matteo e Mattia, opera diBattista Serpotta del 1643. Posti sull’arco trionfale vi sono tre Angeli chereggono un grande cartiglio, pregevole opera in stucco di Giacomo Serpotta del1728.
Subito dopo la balaustra vi èl’altare per la celebrazione dell’Eucarestia coram populo in legno con la basescolpita l’Ultima Cena,mentre accanto è posto un ambone ligneo con i simbolidei quattro evangelisti.
Sulle due pareti si apronoquattro porte ben intonate al rivestimento in marmo di tutto il cappellone.Sopra ogni porta sono quattro bassorilievi in marmo, con cornici anch’esse inmarmo, raffiguranti i Quattro Dottori della chiesa: S. Gregorio,                     S. Agostino, S. Girolamo, S.Ambrogio, attribuiti a Vincenzo Siracusa, allievo del Marabitti.
L’altare maggiore in marmo éinteramente rivestito in marmo agate siciliano e di lapislazzuli conbassorilievi in legno dorato rappresentanti scene bibliche. Fu eseguito daFilippo Cinistri sul disegno dell’architetto Giovanni Cadorna a partire dal1798.
Il tabernacolo é a forma ditempietto circondato da colonnine; la cupoletta, lo sportellino e la targa sucui si legge “Ecce Agnus Dei” sono di lapislazzuli. I capitelli delle colonninesono in legno dorato. Le sei statuine che l’adornano sono state rubate nel 1970e con esse i quatto Angeli in legno dorato che con le mani sostenevano la mensadell’altare.
Sulla porta che immette al’antisacrestia si trova la cantoria in ferro battuto come sul lato destro.
Accanto l’altare a sinistradel transetto, detto delle Anime Sante, é un medaglione in marmo giallo con ilmezzo busto in marmo bianco del Dottor Mario Muta, che dono la sua casa per lacostruzione di questo tempio.
Alla parete, inserito inun’articolata struttura architettonica, è un dipinto rappresentante S. Gregorioche celebra la S. Messae al momento della consacrazione vede liberare le Anime del Purgatorio opera diLeonardo Balsano (1615). Da quella visone hanno origine le messe gregoriane.
Sotto l’altare entro un’urnachiusa da vetro è collocata la statua di recente fattura della “Dormitio BeataeMriae Virginis” deta dal pololo Madonna Assunta o di mezzo Agosto. In questoatteggiamento si trova a Gerusalemme ed a Efeseo.
Navata sinistra:
La prima cappella e quelladell’Angelo Custode.
Sopra l’altare è un dipintoraffigurante un Angelo di artista ignoto.
Accanto all’altare si trovail monumento del Cappellano Maggiore Can. Rosario
Di Gregorio, insigne storicosiciliano. L’opera, addossata alla parete del contraltare, è di stile tardosettecentesco e fu eseguita entro il primo ventennio del XIV secolo da ignotoscultore locale. Ancora nel lato destro della Cappella, si può ammirare unaltro monumento funebre, dedicato a Giuseppe Vella, con un interessantemedaglione con figura allegorica, di evidente impronta neoclassica.
La seconda e la Cappella della SacraFamiglia. In essa sopra l’altare, si trova il dipinto raffigurante Gesù, Mariae Giuseppe.
Ai piedi dell’altare, secondoquanto riporta l’iscrizione,furono seppelliti i resti mortali di Fra LeonardoGalici, poi, per l’umidità del suolo, trasferiti in un altro posto.
Sotto la mensa dell’altare él’urna del Cristo Morto della confraternita degli Invalidi che va inprocessione il Venerdì Santo.
La terza Cappella é dedicataa Maria Santissima di Trapani e presenta una statua di marmo della Madonna conin braccio il Bambino di scuola gaginesca. Ai lati dell’altare piccole statuinedevozionali di S. Rita e S. Antonio da Padova. Nelle pareti sono due lapidicommemorative: quella di sinistra dedicata a Bernardino Serio (1640) e quelladi destra a marco Gezio (1649).
Nella Cappella di S. Anna, laquarta, si trova il celebre dipinto di Pietro Novelli raffigurante “ Losposalizio della Vergine e S. Anna”.Questo dipinto, assieme all’altro dellaPresentazione, è stato esposto all’Albergo del Poveri per la mostra “ PietroNovelli e il suo ambiente”. L’opera fu commissionata da Francesco Crispaldi nel1642, come risulta dall’iscrizione posta sotto il dipinto.
La Cappella dedicata ai SS. Matteo e Mattia è la quinta delnostro percorso. In essa è collocato il dipinto di Antonio Manno, scolaro diVito D’Anna, Che raffigura i due Santi titolari.
Le volte della chiesa venneroaffrescate nel 1754 da Vito D’Anna, Che vi rappresento l’apoteosi dei SantiMatteo e Mattia e la liberazione delle Anime del Purgatorio nella navatacentrale, la gloria di San Gregorio nella volta del transetto sinistro Adamo edEva e il Cristo liberatore in quella di destra.
A questo punto, prima diuscire, il visitatore ritorni al centro della Chiesa e rivolto verso la portacentrale, alzando lo sguardo in alto, godrà la visione dello stupendo rilievonel quale il Serpotta raffigurò nel 1729 il Nazzareno nell’atto di liberare leAnime del Purgatorio che lo guardano sorridenti, se ancora fra le fiamme,mentre un Angelo depone in una cassetta l’obolo della carità raccolto fra i fedeli.
Dopo questa meravigliosavisione, il visitatore ritorni a guardare l’Altare e dia un saluto a GesùEucarestia chiuso nel Tabernacolo: “Signore Gesù, presente nell’OstiaConsacrata ti adoro e ti ringrazio delle grazie che hai elargito.
Ti prego per le Anime deifratelli defunti, dona loro il riposo e la felicità eterna. Amen”
La Sacrestia:
Dalla porta che sta sottol’organo in fondo alla navata di sinistra ci si immette in una delleanti-sacrestia.
Da questa parte per unacomoda scalasi scende nella Cripta che occupa la parte sottostante la navatacentrale della Chiesa. In essa si vedono i loculi in marmo muniti di poggiacapodove erano seppelliti i morti sin dal 1714.
Qui vennero inumati i corpidei Confrati dell’unione dei Miseremini ed anche lo stesso Giacomo Serpotta cheper motivi acquisiti presso la Compagnia fu nominato dai Governatori Confrate “ad honorem”.
L’uso di seppellire i mortinelle Chiese della città cessò con la legge del 1787 estesa poi anche alleChiese della campagna ne 1864.
La Cripta non più usata, è oggi in ottimo stato diconservazione; un possibile facile restauro la rimetterebbe in luce per latestimonianza storica di come seppellivano i morti sino al secolo XIX.
Dall’antisacrestia si accedeall’ampia,  elegantemente sobria,sacrestia.
Addossati alle pareti sonodisposti ampi armadi di noce intagliati dallo scultore Pietro Marino nel 1738.
Ognuno di esso aveva accantoad ogni sportello statuine di legno di Santi del Nuovo e Vecchio Testamento, postesu artistiche mensolette; in alto lungo le cornici medaglioni ovali o rotondicon festoni e mezze figure di Anime del Purgatorio; Sopra le cornici mezzibusti anch’essi in legno intagliato, raffiguranti Papi e Vescovi.
Purtroppo un furto perpetratoattorno al ferragosto del 1990 ha visto asportare questi piccoli gioielli in legnoassieme a tre armadi e al tavolo scolpito del 700. Parte degli elementiscultorei e delle tele che ornavano la sacrestia sono conservate al MuseoDiocesano di Palermo.
La volta e le mura dell’ampiasacrestia sono ornate di affreschi. L’affresco centrale attribuito a FilippoRandazzo é stato dipinto nel 1742. Esso rappresenta la raccolta di 12000 drammed’argento  fatte da Giuda Maccabeo espedite a Gerusalemme per offrire al Signore sacrifici per i peccati dei morti.
Due medaglioni ovali, vicinoall’affresco, mostrano gruppi di Angeli che in cartelli portano scritte leragioni del gesti di Giuda Maccabeo e le parole di S. Paolo ai Corinti nelcongratularsi per le collette fatte in favore dei fratelli.
Gli altri dipinti del 1741sono del Sac. Giovanni Macula che dipinse gratuitamente  per affetto alla Chiesa nella quale celebravale Messe.
Inserito fra gli armadi, chein quel posto hanno alcuni sedili, in un elegante baldacchino c’è un grandeCrocifisso che già era posto su un altare.
Fra gli armadi ungenuflessorio maschera una porta che aperta presenta un muro: sarebbe illeggendario accesso dei Beati Paoli descritto dal Natoli (con non molta spesasi potrebbe verificare la storicità o meno di quanto scritto dal Natoli).
La Sacrestia e sicuramente sorta dove era il giardino del DottorMuta, Come si rivela dal diverso stile dell’ambiente che si trova al latoopposto dell’altare: due colonne che reggono un arco di stile classico e unafontana dello stesso stile; l’angelo in marmo che versava l’acqua è statorubato nel 1990.