SANTA LUCIA UNA FESTA DAL “SAPORE” ANTICO di Nando Cimino

        Quella di Santa Lucia è una delle feste che in Sicilia è tra quelle particolarmente solennizzate ed alla quale sono ancora legate tante tradizioni riconducibili non solo alla fede ma anche all’aspetto gastronomico.  Oggi a farla da padrone sono le arcinote arancine, anticamente era la cuccia il piatto tipico di quel giorno. Essa riportava infatti alle origini della festa allorchè dopo lunga carestia, un carico di grano giunto via mare, venne utilizzato senza esser trasformato in farina. La cuccia si preparava già di buon mattino facendo  cuocere il grano, precedentemente messo a bagno, quindi servito con un condimento di olio d’oliva e sale; altre ricette ne prevedevano  una versione dolce, particolarmente gradita ai più piccoli,  che veniva fatta con l’aggiunta di crema di latte  ed  una spolverata di cannella, ma  la si faceva anche con  ricotta.       Per il giorno di Santa Lucia nelle famiglie, come atto di devozione nei confronti della Santa, si praticava il digiuno; o meglio ci si asteneva dal mangiare pane e pasta che venivano invece sostituiti proprio dalla cuccia, dal riso, o dalle panelle. In quel giorno andavano a ruba e se ne vendevano a migliaia,  il tutto per la gioia dei friggitori  che facevano affari d’oro. I venditori erano in strada già di buon mattino e tessevano la città  vicolo per vicolo con sottobraccio un recipiente metallico di forma cilindrica, simile ad un grosso calice con coperchio, dentro il quale calde e croccanti c’erano  le panelle.

      Ad ogni crocevia il grido era: “Panelli, panelli cauri cauri su”;  od in particolare per Santa Lucia: “Un manciari panuzzu ca l’occhi cci’appizzi “.  Tra vicoli e stradine sempre in quel giorno non era raro incontrare di buon mattino i suonatori ambulanti di violino che accompagnandosi con il proprio strumento per l’occasione così  satiricamente cantilenavano:

 

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“Va susitivi che tardu,

va manciativi a cuccia,

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e si a mmia u’mmi nni rati

iò vi rumpu tutti i pignati”.

        In questo clima, legato appunto ai ricordi di un tempo ormai passato non potevamo quindi non proporvi questi versi dialettali che hanno per titolo proprio…..

 

 

 

SANTA LUCIA

 

 

D’aranci

avi chinu lu panaru,

e lu teni strittu

comu fussi oru;

torna u viddanu

stancu e sulu,

mentri la sira

annivura u celu.

 

Li strati vacanti

parrinnu o ventu,

ca forti frischia

friddu e cuntentu;

mentri li nichi,

stanchi a ghiucari,

già sunnu d’intra p’arripusari.

 

‘Ntà lu furneddu

la vampa lampia

e vugghi a pignata

ca bedda cuccia.

E’ sira di friddu,

di paci e puisia,

è sira calanti

di Santa Lucia.

Staff Siciliafan