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"Sciopero generale il 5 maggio". Questo l'annuncio dei sindacati uniti del mondo della scuola sceso ieri in piazza contro il ddl di riforma della scuola del governo Renzi. Le città italiane hanno ospitato cortei e manifestazioni; anche a Palermo in Piazza Verdi, di fronte il teatro Massimo, sono scesi in piazza un migliaio di insegnanti per protestare contro le misure introdotte dal ddl (nella foto un momento della manifestazione di ieri). Da piazza Santi Apostoli a Roma i sindacati confederali della scuola, Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals, Confsal e Gilda, hanno dichiarato lo 'sciopero generale della scuola' per la giornata del 5 maggio, di fronte all'accelerazione del Governo sulla discussione parlamentare. 

Lo sciopero del 5 maggio è indetto unanimamenteda Flc-Cgil, Uil Scuola, Cisl Scuola, Gilda-Unams e Snals-Confsal. Unicobas invece si 'smarca' e conferma lo sciopero indetto per il 24 aprile insieme ad Anief e Usb: il 5 maggio "potrebbe essere già troppo tardi" avvertono, perchè la discussione del ddl comincerà il 23 aprile e quindi "la mobilitazione a ritirare o emendare il testo deve partire prima". 

Alla manifestazione romana erano presenti in piazza anche i leader dei sindacati confederali: il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha invitato a "procedere unitariamente con lo sciopero generale della categoria". E mentre il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, ha chiesto al Governo di cambiare il disegno di legge, quello della Cisl, Annamaria Furlan, ha chiesto un decreto legge per l'assunzione dei precari della scuola: "visto che tutto e' passato in un disegno di legge – ha spiegato Furlan – sara' davvero complicato fare le assunzioni entro settembre. Non si fanno le riforme con le consultazioni online. La vera scuola è quella della Costituzione, della partecipazione e della collegialità. Tutte cose che mancano del tutto nel disegno di legge del Governo". 

Dure le parole dei tre leader sindacali confederali di categoria. "Quando si mette mano a questioni senza averne conoscenza e competenza – ha tuonato dal palco Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola – si finisce come l'apprendista stregone e si rischia di fare danni incalcolabili. Questo sta facendo Renzi sulla scuola". 
"Chiediamo al presidente della Repubblica di intervenire – ha detto il segretario generale della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo – perchè stanno mettendo sotto i piedi la Costituzione italiana. Non ci fermeremo, dobbiamo scioperare tutti e, se dovessero continuare in maniera autoritaria, andremo avanti".

Il leader della Uil Scuola, Massimo Di Menna, ha così sintetizzato il no alla riforma del Governo: "Serve un piano di assunzioni e serve che sia fatto per decreto. No inoltre all'art.12 del ddl, che per dare retta alla corte europea stabilisce che dopo tre anni di lavoro precario un docente sia licenziato. No infine al preside con super poteri". Anche le organizzazioni degli studenti, compresi gli universitari, hanno annunciato la loro adesione allo sciopero del 5 maggio.

Il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, ha difeso il ddl. "Manifesto rispetto per chi sciopera. Stiamo cercando di costruire consenso su labuonascuola, riforma culturale rivoluzionaria", ha scritto in un tweet. Per poi argomentare da Lucca che il governo sta "cercando da un anno di costruire un ampio consenso intorno a una riforma in cui crediamo tantissimo". Giannini si è detta certa che quando la riforma "sarà capita fino in fondo da tutti, ci sarà un'accettazione ma soprattutto una partecipazione ancora più ampia". Quanto al percorso parlamentare della riforma, "non so se gli emendamenti saranno tanti, ma l'importante è che siano emendamenti di qualità che migliorino il testo".