Miti e leggende

Trame, misteri, personaggi famosi: i segreti dell’Hotel delle Palme di Palermo

Lo storico Hotel delle Palme di Palermo è un luogo carico di fascino e mistero. Oggi se ne torna a parlare perché Algebris ne ha annunciato la chiusa temporanea per opere di riqualificazione e abbiamo deciso di cogliere l’occasione per raccontare alcune delle storie legate a questo luogo.

L’ultimo mistero, in ordine cronologico, risale al 1998: il personale dell’albergo si schierò nella hall per dare l’ultimo saluto al barone Giuseppe Di Stefano, morto a 92 anni nella suite 204, dove aveva trascorso ben 50 anni di esilio dorato.

La storia dell’Hotel delle Palme

L’hotel è stato teatro delle vicende di tanti personaggi del mondo dell’arte e dello spettacolo. L’edificio liberty è stato crocevia di intrighi di potere e della politica. È stato costruito nel 1847, come residenza della famiglia Ingham-Whitaker e diventò storica dimora in cui Richard Wagner terminò il Parsifal.

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Nel 1907 venne ceduto al cavaliere Enrico Ragusa, che lo fece diventare un simbolo della Belle Epoque, dopo una trasformazione progettata da Ernesto Basile.

La struttura, che prese il nome di Grand hotel et des Palmes, venne impreziosita da marmi, stpecchi, statue e soffitti intarsiati. Divenne subito luogo del fascino e del lusso: si racconta, ad esempio, di cene con 12 portate, organizzate da Vittorio Emanuele Orlando.

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Da quel momento si susseguirono alcuni misteri: quello legato a Raymond Roussel, trovato dissanguato nel bagno della sua camera nel 19333, ispirò Leonardo Sciascia. Nel 1943 l’albergo venne requisito dalla Marina americana, diventando centro direzionale di operazioni di intelligence, ma non solo.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta le sale sono state testimoni delle trame della politica, ma dal Grand Hotel delle Palme passarono anche personaggi dell’arte, come Renato Guttuso e Giorgio De Chirico, del teatro come Tino Buazzelli e del mondo dorato del cinema come Vittorio Gassmann, Francis Ford Coppola, Al Pacino.

La loro presenza ha lasciato traccia nella cronaca rosa e nei ricordi dello storico barman dell’hotel Toti Librizzi, custode di un patrimonio di aforismi autografi e disegni.

Redazione