Immagine        La  contrada Sambuchi denominata in loco  i savuchi, sorge in territorio di Caccamo quasi a metà strada con l’altro vicino centro di Roccapalumba. Vi si giunge percorrendo la strada statale 285 che poi, più avanti, si innesta con la  121 inoltrandosi verso l’interno della Sicilia. Quello di Sambuchi è un pittoresco borgo di campagna annidato ai piedi di una verdeggiante altura che ti si para davanti quasi improvvisamente proprio sul finire di un breve rettilineo. Poche case, abitate solitamente solo d’estate, per godere della gradevole frescura collinare e  della rasserenante, se pur faticosa vita campagnola tipica di un tempo ormai quasi irrimediabilmente scomparso. La storia del borgo di Sambuchi è avvolta da un velo di mistero; si racconta infatti di fantasmi e di saraceni che si dice li anticamente abitassero e di una truvatura, ovvero un tesoro nascosto, di fatto però mai ritrovato. Alcuni ruderi posti sulla parte più alta dell’odierno insediamento, nella collina denominata “Pipituni”, fanno di fatto pensare ad un ben più antico insediamento le cui origini non  sono però suffragate da opportuni riscontri storico-documentali. Mistero a parte il luogo, uno dei tanti “nascosti” della nostra Sicilia, merita almeno una escursione, meglio se d’estate e ancor meglio se l’ultima domenica di luglio quando, per segnare la fine della raccolta del grano, in segno di ringraziamento vi si festeggia la Madonna degli Angeli. Per due giorni la tranquillità del posto viene messa a “rischio” dall’arrivo di macchine e motorini ma il clima rimane comunque quello tipico della festa campagnola con il borgo semplicemente agghindato di bandierine e palloncini colorati, qualche bancarella di giocattoli e leccornie di vario genere e poi a sera la processione, con l’immancabile sparo di mortaretti ed il tradizionale ballo nello slargo antistante la chiesetta. Quest’ultima, costruita negli anni sessanta, segna il principale luogo di ritrovo per la piccola comunità campagnola di Sambuchi. Per chi ama i percorsi naturalistici, in zona ci si può muovere anche attraverso due agevoli sentieri; uno che porta nella amena località denominata Manchi l’altro in contrada Malorno che arriva fin nei pressi del fiume San Leonardo il cui greto, quasi a secco d’estate, può essere tranquillamente percorso anche a piedi prima che più a valle le acque, imbrigliate da una poderosa diga, formino il grande lago di Rosamarina.

Buona passeggiata e buona fortuna. Chissà magari sarete voi a scovare “a truvatura”!