Immaginedi Nando Cimino

Chissà quante volte guardando la televisione ci siamo rattristati, se non indignati, apprendendo che in talune parti del mondo tanti genitori, spesso in cambio di denaro, danno in sposa la loro figlia ancora bambina. Ma se conoscessimo meglio anche la storia della nostra Sicilia ciò probabilmente ci meraviglierebbe un po’ meno. Fin nella seconda metà dell’ottocento infatti, e parliamo quindi di non più di centocinquanta anni fa, anche in Sicilia e soprattutto nella società agro-pastorale, era uso che le figlie femmine già a dodici anni e quasi sempre per mera convenienza economica, fossero considerate in età da matrimonio. Lo studioso Serafino Amabile Guastella in una delle sue opere ci riporta di come “…fra i villani della Contea (di Modica nda) era frequente il caso che la sposa non sorpassasse i dodici anni, età canonica per le nozze…”  e di come “…la legge però veniva elusa non poche volte, calcolandosi nel computo dei dodici anni anche i nove mesi che la nubenda (la futura sposa) era stata nell’alvo materno…” Parliamo quindi di spose bambine che dal momento della nascita avevano di fatto superato da poco gli undici anni; ed a tal proposito infatti sempre il Guastella ci tramanda un modo di dire dei contadini siciliani dell’epoca che riferendosi proprio alla prematura età della sposa dicevano:

                                        “ Si maritau cu li novi misi di la ventri ” !