trecceCome ogni anno, con l’arrivo della primavera e  del bel tempo, si fa il “cambio di stagione”  e il look muta, specialmente quello dei ragazzi …
E così sono scomparsi i berrettoni di lana giamaicani o quelli da sciatori, per lasciare il posto  alle capigliature lunghe, corte, bionde o more, naturali o colorate…
Quale migliore occasione , specie tra i più giovani , per dare sfogo  a  qualche originalità?
 Ed allora ecco tutta una serie di “creste”, “treccine afro”,  “rasta”, “dreads”…
Strane pettinature,che, secondo la mentalità corrente, affondano le origini in tradizioni popolari, religiose, filosofiche, musicali più o meno remote provenienti da  civiltà esotiche.
 Tutto vero, per carità…ma perché non provare a dare una piccola occhiata anche alle antiche tradizioni di casa nostra ?
 Io, per esempio, quando vedo gli incredibili grovigli che infiorano le capigliature di molti ragazzi e ragazze, non posso far a meno di ripensare a quelli sulle  testoline di alcune mie compagnette di scuola elementare o dei bambini che giocavano per strada sotto i balconi di casa mia ai tempi della mia prima infanzia: “ li trizzi di donna”.
 Anche quelle affondavano le loro radici in antiche tradizioni, presenti in quasi tutta la nostra regione anche se  più evidenziate nei piccoli centri, basti pensare che un autore di grosso calibro come Pirandello,  ha  impostato una sua opera “La favola del figlio cambiato” proprio sulla credenza nelle “donni” e nei loro poteri.
Chi erano “li donni” per i nostri avi? Degli strani personaggi tra il religioso ed il fantastico, delle signore, che vivevano non viste nelle case, effondendo il loro influsso benefico o malefico sugli abitanti:
“ Li trizzi di donna”(i dreads, per intenderci) erano dei doni, dei segnali che queste signore regalavano soprattutto ai bambini ed ai ragazzini, per dimostrare , si diceva, la loro benevolenza. Quindi guai a toccarle, a cercare di districarle o a tagliarle : le “donni” si sarebbero offese e si sarebbero vendicate sul bambino, facendolo ammalare ed a volte anche morire. Bisognava attendere pazientemente che “li donni” facessero cadere quelle ciocche ribelli così come le avevano fatte spuntare.
 Ho cercaro su Google “trizzi di donna” , vengono definite :”… trecciuole inestricabili che le mamme procuravano  al bambino accarezzandogli i capelli”…
Ma, a parte il fatto che tutte le mamme , credo, accarezzano ed accarezzavano anche allora, i loro bambini, ma non tutti i bambini hanno o avevano “li trizzi di donna”, io penso che sia più logico ricercarne l’origine nella scarsa cura del corpo che si aveva  in quel tempo: in molte case mancavano le fognature e l’acqua corrente , nei piccoli centri non esisteva lo shampoo ( ricordo che i miei  andavano a comprarlo ad Agrigento) e la cura dei capelli si riduceva ad un frettoloso e superficiale colpo di pettine. Se poi a ciò si aggiunge questa ancestrale paura della vendetta delle “donni”, è chiaro che “li trizzi” potevano formarsi e prosperare allegramente… Certo è un dato di fatto che né io, con le mie lunghe trecce, né mio fratello con i suoi riccioloni abbiamo mai avuto la minima avvisaglia di “trizzi di donna”…Sarà stato perché mia madre perdeva delle ore a districarci e pulirci i capelli con pettine e spazzola o…perché la nostra famiglia …stava proprio antipatica a “li donni”?