Nuovo studio choc sull'Alzheimer: la malattia che 'ruba' i ricordi potrebbe essere trasmessa da paziente a paziente, attraverso alcune procedure mediche. E' questo il risultato di uno studio condotto su otto soggetti relativamente giovani, che è stato pubblicato su Nature. La placca beta-amiloide nella materia grigia e nelle pareti dei vasi sanguigni (che è caratteristica dell'Alzheimer) e l'angiopatia amiloide cerebrale sono stati osservate nel cervello di questi pazienti deceduti, che avevano contratto la malattia di Creutzfeld-Jacob (Cjd) in seguito a un trattamento con ormone della crescita contaminato da prioni. 

Anche se non ci sono prove che la malattia prionica umana sia contagiosa (cioè si diffonda da persona a persona attraverso il contatto diretto), lo studio di questi otto pazienti – hanno detto gli autori – suggerisce che il peptide beta-amiloide (principale componente delle placche amiloidi presenti nel cervello dei pazienti con Alzheimer) possa essere potenzialmente trasmissibile attraverso alcune procedure mediche.

La trasmissione umana della malattia da prioni, come risultato di alcune procedure mediche (trasmissione iatrogena), con periodi di incubazione che possono superare i cinque decenni, è già cosa nota. Si tratta di un problema verificatosi nel Regno Unito, dove 1.848 persone sono state trattate con l'ormone della crescita umano, estratto dalla ghiandola pituitaria di cadaveri, alcuni dei quali erano contaminati da prioni. I trattamenti, iniziati nel 1958, si interruppero nel 1985, proprio in seguito alle segnalazione di casi di Cjd tra i pazienti. Entro il 2000, 38 persone avevano sviluppato la malattia. Anche in altri Paesi si sono verificati casi analoghi.

Gli autori della ricerca hanno spiegato che in sei dei cervelli campionati c'era un certo grado di patologia beta-amiloide e in quattro di questi un certo grado di malattia di Alzheimer. Questa è una patologia rata in questa fascia di età e nessuno dei pazienti presentava le mutazioni associate con l'insorgenza precoce di Alzheimer. Secondo gli autori, il quadro completo si sarebbe potuto sviluppare se i soggetti avessero vissuto più a lungo.

Lo studio suggerisce dunque – afferma uno dei ricercatori – che persone sane esposte a un trattamento con ormone della crescita da cadavere possono essere a rischio di malattia di Alzheimer iatrogena e di angiopatia amiloide cerebrale, così come di Cjd iatrogena, man mano che invecchiano.

Ovviamente sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio la portata dei risultati dello studio e i meccanismi coinvolti: la comunità scientifica invita alla prudenza e per molti esperti si tratta semplicemente di uno studio preliminare, che necessita di ulteriori conferme. 

Fonte: Adn Kronos