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01Il suino Nero dei Nebrodi, chiamato anche suino Nero Siciliano o suino nero dell'Etna, è una razza suina autoctona, presente nei territori di San Fratello e Cesarò, (in provincia di Messina), ma che si è diffusa sia sui monti Nebrodi (all’interno del Parco regionale dei Nebrodi) e sulle Madonie, ad altitudine di 1.800 metri, dove prende il nome di suino Nero delle Madonie.

Le sue caratteristiche sono determinate da taglia piccola, ma scheletro forte e robusto, che fanno di questo animale una razza longeva caratterizzata da ottima fertilità e produttività. Il peso non supera i 150 kg nei maschi e i 130 nelle femmine, che, come i maschi, non vanno oltre i 60-65 cm di altezza. È inoltre un animale molto resistente alle variazioni climatiche, e quindi alle malattie, forse grazie anche alla presenza di un alto livello di variabilità genetica, che lo ha portato facilmente all’adattamento. La testa grande e il profilo rettilineo, terminano in orecchie piccole e oblique, con portata in avanti. Il corpo è protetto da setole nere e robuste; ma alcuni soggetti presentano, totalmente o parzialmente, faccia bianca, e per questo vengono detti ‘faccioli’. Presenti, anche nel maschio, sono i capezzoli (in misura non inferiore a dieci), che nella femmina sono più prominenti.

Caratteristica fondamentale di questa peculiare razza, sono le carni, che pare derivino la loro unica colorazione scura da un’alimentazione ricca di melanina: alle ghiande, di cui il suino Nero è ghiotto, sarebbe dunque da imputare tale peculiarità.
Notizie di pratiche d’allevamento del suino Nero dei Nebrodi, arrivano a noi già dai Greci e dai Cartaginesi; come confermano i ritrovamenti fossili e i documenti scritti, risalenti al VII-VI secolo. Durante tutto il Medioevo, l’allevamento era diffuso tramite lo sviluppo di grandi branchi allo stato brado; una pratica che subì una diminuzione solamente durante la dominazione araba, per motivazioni di tipo religioso. Nei primi anni del Novecento (al 1929 si fa risalire il momento in cui la razza si stabilizza in una sola razza, con l’effettiva denominazione di ‘suino Nero dei Nebrodi’) viene allevato in piccoli gruppi di 10-15 animali; anche tramite incrocio con altre razze, e di soggetti neri con pezzature bianche o completamente bianchi.

La sua particolare conformazione, diversa da quella di altri suini, si è evoluta nei secoli, in virtù della scarsezza dei pascoli e della mancanza di boschi, aspetti tipici del territorio siciliano, diventando alta di gambe, e presentando gobba e testa molto allungata, adatta al pascolo e alla ricerca dei tuberi e delle ghiande.
Negli ultimi anni, si è assistiti ad una decisa ripresa dell'allevamento della razza, sulla quale sono stati effettuati diversi studi mirati, in modo da valorizzazione le produzioni.

Il Nero Siciliano è una razza ufficialmente riconosciuta e dotata di registro anagrafico, gestito dall'Associazione Nazionale Allevatori Suini. Ad oggi si stima la presenza sul territorio di circa 2.000 capi. Di questi, solo 850 sono scrofe da riproduzione, il che ha portato all'inclusione della razza nella lista delle razze autoctone in via di estinzione. Il 70% di tutta la popolazione, si trova principalmente nella zona montuosa dei Nebrodi, presso la cui area protetta vengono incentivate e custodite le antiche tradizioni legate alle produzioni, non solo di salumi del suino Nero Siciliano, ma anche di altri prodotti artigianali di origine antica, come l’olio d’oliva, le nocciole, il miele e la pasta reale.

Autore | Enrica Bartalotta