La nota giornalista Daphne Caruana Galizia è rimasta uccisa ieri pomeriggio dall'esplosione dell'auto su cui si trovava a bordo. Il premier maltese Joseph Muscat ha condannato l'episodio parlando di attacco "barbaro": "Tutti sanno quanto Galizia fosse critica nei miei confronti, ma nessun può giustificare questo atto barbaro". La giornalista 15 giorni fa aveva depositato una denuncia dopo aver ricevuto minacce di morte.

Galizia era seguitissima. Per la stampa statunitense era fra i 28 personaggi che più scuotono l’Europa, assieme a Erdogan e a Soros. La donna accusava di traffici illeciti tanto un potente come Konrad Mizzi, ministro dell’Energia di un’isola strategica per gasdotti e rotte petrolifere, quanto il capo dell’opposizione, Adrian Delia, per oscuri affari di droga. Con il suo lavoro ha pestato i piedi a politici e affaristi, battendo un’isola del tesoro popolata da 70.000 società offshore, dalle sedi dei più grandi gruppi mondiali del gioco d’azzardo, dove vivono boss ed ex potenti della Libia di Gheddafi, fra tasse vantaggiose e finte residenze, non senza facili riciclaggi.

Ad aprile la sua notizia più grossa. Attraverso i Panama Papers si era imbattuta nella Pilatus, di proprietà dei figli del dittatore dell’Azerbaigian, che da anni sigla privilegiati accordi energetici e commerciali con Malta. Per la Pilatus Bank erano passati bonifici milionari a una società di Dubai che risultava intestata a Michelle Muscat, la moglie del premier maltese Joseph, in quel momento presidente di turno dell'Unione Europea. Muscat si dimise per indire nuove elezioni, subito rivinte.