La corte d'assise d'appello di Palermo ha ridotto la condanna a 9 anni e 4 mesi per Gioacchino Di Domenico, il pensionato di 67 anni che l'1 ottobre del 2012,uccise a colpi di fucile il genero, Emanuele Pilo, un netturbino dell’allora Amia di 27 anni. In primo grado Di Domenico era stato condannato dal gup a 10 anni, col rito abbreviato.

Emanuele Pilo, che prima di essere ucciso dal suocero era stato denunciato per stalking dall’ex moglie, aveva tentato una riconciliazione, ma di fronte al secco no della donna di salvare il matrimonio, aveva iniziato a perseguitare la donna e i suoi familiari.

Il giorno del delitto Pilo cercò di scavalcare il cancello della casa dei suoceri in via Brasca a Falsomiele, dove l’ex moglie si era trasferita con i figli. Il padre della donna se ne accorse e affrontò il genero con un fucile. Di Domenico esplose un colpo che colpì il ragazzo al viso e al petto.

"Voleva ucciderci tutti e aveva un coltello in mano", disse Di Domenico subito dopo l'arresto. Poco prima tra i due c'era stata una telefonata dai toni accesi: Pilo voleva vedere i figli ma la famiglia della moglie glielo impediva. Sia in primo grado che in appello è emerso come i rapporti fra la vittima e il genero fossero molto tesi da diversi mesi prima della tragedia. Pilo aveva "risposto" alla denuncia per stalking, che gli aveva comportato il divieto di avvicinarsi alla moglie, con un esposto contro la famiglia dei Di Domenico che gli avrebbero impedito di incontrare i figli.