foto di Vito LabitaC’è una porzione di Sicilia che grazie agli sforzi del G.A.L. è riuscita a non dimenticare le sue origini. Si tratta del G.A.L. Golfo di Castellammare, ormai attivo da diversi anni nell’area di Trapani e Palermo.

Oltre a diversi enti e associazioni, il più giovane dei G.A.L. include ben sette Comuni del circondario: da Alcamo a Balestrate, da Borghetto a Cinisi, da Partinico fino a Terrasini e Trappeto; insomma in quell’area inclusa nel golfo di Castellammare, tra San Vito Lo Capo e Punta Raisi, che include le aree territoriali una volta di competenza della Provincia di Trapani e di Palermo.

Fu proprio tramite i lasciti dei gesuiti, che il G.A.L. iniziò a farsi strada in Sicilia con l’obiettivo di proteggere il patrimonio culturale, artistico, storico dell’Isola.
Il team presieduto da Pietro Puccio, ex sindaco di Capaci e Presidente della Provincia, è uno dei 17 presenti sull’Isola, ed è anche quello che è riuscita a riutilizzare tutti i 5 milioni di euro forniti dall’Unione Europea tramite i suoi Fondi strutturali, grazie anche all’aiuto di persone come Andrea Ferrarella, agronomo e professionista presso il G.A.L., e colui incaricato quale Responsabile di Piano.

Diversi dunque i progetti sostenuti e le strutture religiose riportate ad antico splendore. Al gruppo di Azione Locale “Golfo di Castellammare” si deve innanzitutto la messa a nuovo del Collegio dei Gesuiti di Alcamo, che sorge in piazza Ciullo; pregevole edificio del Seicento arricchito nel secolo successivo, e dell’edificio della cosiddetta ‘Badia Nuova’, ovvero la chiesa dedicata a San Francesco di Paola che custodisce alcuni pregevoli lavori del Giacomo Serpotta, e una tela del Pietro Novelli. Poco distante si erge il monastero di clausura dove ancora le suore realizzano squisiti dolcetti con zuccata e fichi.

Uscendo da Alcamo, ma a pochi chilometri dal territorio comunale, impossibile non incrociare la “Cuba delle rose”, struttura araba in pietra e calce il cui restauro è stato disposto proprio dal G.A.L. di Golfo di Castellammare.
A pochi chilometri da Partinico, si erge poi il Santuario della Madonna del Ponte, e a pochi chilometri l’opera muraria sul fiume Jato a cui dà il suo nome.

Il ponte attraversa la via Consolare Valeria e risale storicamente al Duecento; è stato opportunamente ristrutturato di recente insieme alla cinta muraria a secco voluta per il Santuario della Madonna del Furi a Cinisi.
Da non dimenticare sono poi gli interventi posti in essere presso la chiesa settecentesca di San Cataldo, posta nei territori tra Terrasini e Trappeto.

Proseguendo in direzione Palermo, impossibile non prestare una visita a due dei presidi arabo-normanni più conosciuti della città e dell’Isola: la Chiesa della Martorana e la Cappella Palatina, presso Palazzo dei Normanni. L’antica storia del primo e le preziose decorazioni in oro della seconda sono state restaurate e preservate dal G.A.L., ed è grazie a loro che oggi è possibile visitarle e goderne in tutta la loro stupefacente bellezza. Stesso discorso anche per il Teatro Massimo, costruito nell’Ottocento, che è il più grande edificio dedicato alla lirica in Italia.

Ma non è finita qui, perché in questo percorso tra Trapani e Palermo, tra verdeggianti campagne e città affollate, si arriva infine a Monreale, dove si trova il pregevole Duomo fatto edificare da Guglielmo II il Buono nel 1172, e che sempre il consorzio ha deciso di proteggere. Ma il G.A.L. si è occupato anche di costruire una rete di strutture ricettive volte alla promozione del territorio dal punto di vista turistico e culturale.

Percorrendo l’itinerario secondo la direttrice che costeggia l’autostrada, non è infatti difficile trovare bed & breakfast immersi nel verde a pochi passi dal noto tempio ed anfiteatro dell’antica città greca di Segesta.

Nei pressi di Partinico è anche presente un’antica cantina di origini borboniche. Restaurata dal G.A.L. in tempi recenti, nel Settecento si occupò di portare alla ribalta le produzioni vitivinicole dell’area. Oggi, dopo essere stata utilizzata come stalla nel secondo Dopoguerra, ospita uno dei musei dei pupi siciliani presenti sull’Isola; tra gli archi in pietra della sua struttura, i turisti hanno inoltre il piacere di assistere alle peripezie dei Paladini animati dalle sapienti mani di Nino Canino e Vincenzo Garifo.

Il museo ospita un centinaio di statuine di antica fattura con abiti e armature d’epoca; le scenografie dei teatri e altri oggetti di scena.

 

Autore | Enrica Bartalotta