Riparte la vertenza dei docenti siciliani “esiliati”. A Palermo incontro dei sindacati con la dirigente USR, Maria Luisa Altomonte

 

I docenti siciliani che da tre anni sono stati immessi in ruolo in altre Regioni (a seguito dell’entrata in vigore della legge 107/2015, cosiddetta della Buona Scuola) chiedono di rientrare nella regione di appartenenza. Riparte la battaglia dei docenti che contestano le recenti scelte del governo nazionale ed, in particolare, del “contratto di mobilità” del 2 luglio 2018, che consentirà a molti docenti di sostegno (che stanno concludendo il corso di specializzazione o che abbiano almeno un anno di insegnamento) di chiedere l’assegnazione provvisoria in una sede vicina a quella di residenza per potersi ricongiungere con i propri familiari.

Una delegazione di docenti siciliani, insieme ai rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, si recheranno domani mattina a Palermo per un incontro con la dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR), Maria Luisa Altomonte. Contemporaneamente, nelle varie province, si terranno delle manifestazioni a sostegno della piattaforma rivendicativa dei docenti cosiddetti “esiliati”, immessi in ruolo dal 2015 in varie sedi soprattutto del Nord Italia e, alcune volte, trasferiti con un provvedimento di assegnazione provvisoria (spesso ottenuto con un provvedimento del Giudice del Lavoro) nelle sedi della provincia di appartenenza.

La richiesta dei docenti siciliani è quella di assegnazioni provvisorie per tutti i docenti immessi in ruolo con la legge 107, con la possibilità di essere assegnati su due province limitrofe, sia per i docenti che hanno concluso il corso di specializzazione per il sostegno, sia per gli altri docenti di ruolo (anche senza il titolo di sostegno), pur mantenendo la priorità per gli specializzati.

Inoltre, si chiede “un intervento del governo che adotti una unica soluzione definitiva per tutti da adottare il prima possibile nella legge di stabilità: la trasformazione dei posti in deroga di sostegno in organico di diritto”. Attualmente, questi posti sono assegnati ad insegnanti precari, anche privi di specializzazione, o vengono assegnati agli insegnanti di ruolo in altre regioni, gli “esiliati” che riescono ad ottenere, per via giudiziaria, l’assegnazione provvisoria. La valanga di ricorsi, con esiti spesso favorevoli ai docenti è, anche questa, sintomo di una situazione anomala. Gli insegnati chiedono che si possa, via via, rientrare nella normalità.