Immagine          Santa Rosalia è  Santa del popolo per definizione e la sua festa, anzi u fistinu, non poteva non avere dei connotati squisitamente popolari  tali da renderla una delle manifestazioni più conosciute ed apprezzate non solo di Sicilia ma dell’Italia intera. U fistinu è una esplosione di suoni, di colori, di odori che difficilmente è possibile trovare in altri posti. Dalla Cattedrale a Piazza Bologni ai Quattro canti, fin giù al mare passando per il Cassaro la festa assume connotati folkloristici davvero unici. Nei vicoli luminarie ed altarini con canti e preghiere e l’immancabile tabbarè per le offerte; mentre per le strade e le piazzette, in improvvisate tavolate, si sucanu babbaluci si mangia u purpu e a pullanchella, o u sfinciuni,   si gusta u muluni agghiacciatu il tutto annaffiato con vino e birra a tignitè. Per non parlare poi dei tanti venditori di scacciu e di turruni con le loro coloratissime bancarelle e le loro caratteristiche abbanniate per richiamare i clienti. E’ una festa che coinvolge tutti; ed in una società  multietnica come quella palermitana non ti sarà difficile incontrare, oltre ai tanti turisti, anche eritrei, indiani, cinesi, magrebini, seduti insieme ai tavoli o passeggiare con in mano il classico coppu di calia e simenza, un caldo pani ca miusa  od un gustoso pezzo di cubbaita. Il massimo della euforia si raggiungerà nella notte del 14 luglio con la discesa del carrus navalis retaggio di feste pagane della antica Roma quando, ai Quattro Canti, si alzerà forte e ripetuto il grido di Viva Palermo e Santa Rosalia; poi tutti alla marina con il naso all’insù dove a tarda notte, il cielo stellato verrà ulteriormente rischiarato dai fantasmagorici ed imperdibili fuochi d’artificio. Quella di Santa Rosalia è una festa unica, un vero concentrato di fede e di folklore, un misto di sacro e di profano; una festa a cui, per chi vuol conoscere veramente Palermo e una parte della sua storia millenaria, non è possibile mancare.