Il presunto killer di 10447744_10152332482327530_706818581345787406_n è stato incastrato e identificato grazie al Dna lasciato sul corpo della vittima. L’ultima conferma sull’analisi scientifica era arrivata nell’aprile scorso contenuta nella relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, la stessa esperta che aveva eseguito l’esame sulla salma della giovane vittima uccisa a Brembate il 26 novembre 2010. La scienza non lasciava dubbi: l’autista di Gorno (Giuseppe Guerinoni morto nel 1999) è il padre del presunto killer della 13enne il cui corpo fu trovato esattamente tre mesi dopo la scomparsa in un campo di Chignolo d’Isola. La relazione dimostrava che la probabilità che Guerinoni fosse il padre del cosiddetto ‘Ignoto 1′ è del 99,99999987%, una paternità praticamente provata scientificamente. L’analisi era stata chiesta dal consulente della famiglia Gambirasio per accertare senza ombra di dubbio la relazione tra ‘Ignoto 1′ e il Dna del presunto killer trovato sugli indumenti di Yara . L’individuazione e il fermo del presunto assassino di Yara Gambirasio e’ avvenuto a poco meno di quattro anni dalla scomparsa della ragazza.

Queste le tappe fondamentali della vicenda:

26 novembre 2010: Yara Gambirasio, 13 anni, scompare a Brembate di Sopra, alle porte di Bergamo. Ha lasciato la palestra in cui pratica la ginnastica ritmica ad appena 700 metri da casa e di lei si perdono le tracce. Dal suo telefonino parte un sms di risposta ad un’amica. Alle 18.47 il suo telefonino viene agganciato dalla cella di Mapello, un comune distante circa tre chilometri da Brembate, poi la traccia scompare.

5 dicembre 2010: il marocchino Mohamed Fikri, che lavora in un cantiere edile di Mapello e’ fermato a bordo di una nave diretta a Tangeri. Contro di lui alcuni indizi, tra i quali un’intercettazione ambientale in cui sembra affermi ‘Allah perdonami non l’ho uccisa’. Ma la traduzione era sbagliata. Mohamd Fikri si proclama innocente. Riesce a dimostrare che le sue vacanze in Marocco erano programmate da tempo e che non stava fuggendo. La sua posizione sara’ archiviata perche’ l’immigrato risultera’ del tutto estraneo alla vicenda.

12 dicembre 2010: La mamma di Yara parla per la prima volta e in un’intervista e dice di sentire ”un grande affetto attorno alla sua famiglia”.

8 gennaio 2011: Arriva una lettera anonima che annuncia che il corpo di Yara e’ nel cantiere di Mapello. La lettera non e’ tenuta in considerazione anche perche’ il cantiere era gia’ stato piu’ volte controllato e ispezionato. E’ solo una delle centinaia di segnalazioni che si riveleranno inutili in una vicenda costellata dalla presenza di mitomani e sensitivi.

15 gennaio 2011: il sindaco di Brembate Diego Locatelli invita i giornalisti ad allentare la morsa sul paese che deve tornare alla normalita’.

26 febbraio 2011: Il corpo di Yara, a tre mesi esatti dalla scomparsa, e’ ritrovato in una campo a Chignolo d’Isola, ad una decina di chilometri da Brembate (Bergamo). Le indagini appureranno che e’ stata uccisa sul posto, colpita da alcune coltellate e morta anche per il freddo.

28 maggio 2011: E’ il giorno dell’addio a Yara. In migliaia di ritrovano al palazzetto dello Sport per assistere ai suoi funerali. Viene letto anche un messaggio del Presidente della Repubblica.

15 giugno 2011: gli investigatori isolano una traccia di dna maschile sugli slip della ragazza che, a differenza degli altri tre gia’ esaminati, non sarebbe suscettibile di contaminazione casuale. Sarebbe il dna dell’assassino. Un profilo genetico che non e’ tra i 2.500 raccolti in quei mesi dagli investigatori.

18 settembre 2012. Nasce la cosiddetta ‘pista di Gorno’: e’ estratto da una marca da bollo su una vecchia patente il Dna di Giuseppe Guerinoni, di Gorno sposato e padre di due figli, morto a 61 anni nel 1999 simile a quello trovato sul corpo di Yara. Un Dna che, comparato con il nucleo famigliare dell’uomo, non porta ad alcun risultato; da qui l’ipotesi degli investigatori che esista un suo figlio illegittimo.

7 marzo 2013 – E’ riesumata la salma di Giuseppe Guerinoni, il bergamasco di Gorno morto nel 1999 e che, secondo gli inquirenti, sarebbe il padre biologico dell’assassino. La salma verra’ sottoposta a tutti gli accertamenti del caso, come disposto dalla Procura.

10 aprile 2014 – La consulenza dell’anatomopatologa Cattaneo fuga i dubbi, peraltro sollevati dalla famiglia di Yara, sulla corrispondenza del Dna con quello di Giuseppe Guerinoni. L’assassino di Yara e’ un suo possibile figlio illegittimo. Di recente, senza alcun risultato, quel Dna era stato comparato con quello di donne che frequentavano Salice Terme, nel Pavese. Una localita’ climatica che l’autista aveva frequentato negli anni in cui avrebbe potuto avere un figlio illegittimo.

Antonella Trifirò

Strettoweb