01Non è uno scherzo, ma il resoconto dello studio portato avanti da Althesys, società di consulenza e strategie ambientali che ha stabilito quanto l’Italia sia indietro rispetto agli standard europei.

Troppe discariche e pochi ancora i termovalorizzatori presenti sul territorio nazionale, ovvero quegli strumenti in grado di permetterci di sbarazzarci, in maniera decisamente più salutare e corretta, dei rifiuti indifferenziati. Un problema, che potrebbe portare le nostre discariche ad essere colme fino all’orlo nei giro di due semplici anni.

È quanto emerso dal WAS Annual Report della società di ricerca Althesys, uno studio volto a conoscere lo stato dell’arte del nostro Paese per quanto riguarda la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Ben il 42,3% di ciò che buttiamo continua ad andare in discarica, quando in Europa ci sono Paesi come la Danimarca che già dal 2007 ricava energia dai propri scarti. Il Paese della Sirenetta incenerisce infatti il 97% dei suoi rifiuti, arrivando a riscaldare nel 2011 ben 140mila persone; un risultato difficile forse, ma non impossibile.

Il vero problema? L’investimento. Un impianto di termovalorizzazione comporta dei costi di start-up particolarmente elevati, ed è forse per questo motivo che il 30% di essi non è nemmeno stato portato a compimento nel nostro Paese; ma quello che non viene mai detto, è che oltre a due diversi modelli di incentivi economici messi a punto, il recupero relativo alla produzione di energia sarebbe tale da far recuperare, in poco tempo, la spesa. Per non parlare dei risultati positivi che avrebbe un tale smaltimento sull’Uomo e sull’ambiente.

È probabilmente sul modello della Danimarca che l’Unione Europea punta ad arrivare entro il 2030, ad una quota di rifiuti riciclati pari al 70% del totale, con una postilla specifica relativa ad una riduzione di ben il 30% degli sprechi alimentari, entro il 2025, perché riciclare significa infatti anche non sprecare. Mentre il nostro Paese raggiunge il tetto dei 30 milioni di tonnellate di rifiuti riversati in discarica, un altro dato allarmante emerge dallo studio di Althesys: le città con più discariche e meno inceneritori, sono anche quelle che meno sanno differenziare i rifiuti.

A rischio sono soprattutto le regioni del Sud come Sicilia, Calabria e Puglia, ma la situazione non è rosea nemmeno altrove. Del Nord la regione fanalino di coda è la Liguria; la media nazionale del 37% riguarda tutti gli scarti indifferenziati che vanno a finire nei depositi autorizzati del nostro Paese, senza considerare, poi, quelli illegali. Sono almeno 10 le discariche consentite nella sola Lombardia. In Campania, nonostante i suoi 35 luoghi di raccolta, si parla ancora di ‘emergenza rifiuti’; un numero spropositato, che sembra essere raggiunto solo dalla Sicilia.

A Malagrotta, nei pressi di Roma, c’è il deposito a cielo aperto più grande d’Europa: una vecchia cava di 240 ettari di terreno in cui fino a ieri venivano scaricati 5.000 tonnellate di rifiuti al giorno. Chiusa appena un anno fa, l’area aveva portato il nostro Paese a beccarsi una denuncia da parte della Corte Europea, perché gli scarti in essa presenti non avevano neppure subìto il trattamento meccanico necessario per ridurne il loro volume e facilitarne l’eventuale riuso.

Mentre invece si trova in Abruzzo il vero mostro ambientale: una collina di sostanze tossiche e cancerogene depositate abusivamente accanto al fiume Pescara; un invaso che l’ha resa la discarica illegale più grande del Continente europeo. Le indagini del Corpo Forestale dello Stato, iniziate nel 2007, hanno saputo rilevare un danno ambientale pari a 8,5 miliardi di euro: gravi le contaminazioni di terra e delle principali falde acquifere della regione; un risultato spaventoso, che ha portato ad una serie di denunce a pioggia, solo lo scorso anno.

Ma fortunatamente esistono anche esempi ‘virtuosi’ in Italia, come quello di Brescia; la città lombarda è infatti la proprietaria del termovalorizzatore più grande d’Europa, capace da solo di soddisfare il fabbisogno energetico di un terzo della città, bruciando all’incirca ben 750mila tonnellate di immondizia all’anno.

Autore | Enrica Bartalotta