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C’è qualcosa di profondamente familiare nello sguardo di quel giovane santo. Una forza silenziosa che attraversa i secoli e parla ancora oggi. È proprio questa intensità a rendere la piccola tavola attribuita ad Antonello da Messina uno dei casi più discussi del momento. Il dipinto sarà battuto all’asta il 16 giugno a Parigi, con una stima tra 1 e 2 milioni di euro, e già si accende il dibattito: riuscirà la Sicilia a riportarlo a casa?

Come riportato su ArtTribune, l’opera proviene dalla collezione privata di un collezionista rimasto anonimo, che l’aveva acquistata in Francia tra gli anni Settanta e Ottanta. Nella stessa asta comparirà anche un dipinto giovanile di Peter Paul Rubens, segno di un appuntamento che si preannuncia centrale per il mercato dell’arte europea.

Un frammento misterioso che parla siciliano

Il dipinto è una tavola lignea di dimensioni contenute: 30 centimetri di altezza per 21,5 di larghezza. Un frammento, probabilmente, di un’opera più ampia andata perduta. Al centro, il volto di un giovane uomo imberbe, rappresentato frontalmente, quasi a distanza ravvicinata.

Non ci sono iscrizioni. Nessun simbolo evidente. Durante il restauro, condotto da Agnès Malpel, sono affiorati, però, dettagli decisivi: un saio appena visibile e tracce dorate attorno al capo. Segni che indicano una figura sacra, con ogni probabilità un santo.

A colpire è soprattutto lo sguardo, diretto, umano, quasi inquietante nella sua verità. Un tratto che molti hanno ricondotto immediatamente alla mano di Antonello.

Cosa dicono gli esperti

Il primo a pronunciarsi è stato Michel Laclotte, figura centrale nella storia dei musei francesi, già direttore del Louvre. Dopo aver osservato l’opera, non ha avuto dubbi: quel volto appartiene al maestro messinese.

Oggi quella valutazione trova conferma negli studi di Mauro Lucco, tra i più autorevoli studiosi del Rinascimento italiano. Secondo Lucco, il dipinto sarebbe stato “verosimilmente realizzato in Sicilia” e potrebbe essere parte di un gonfalone.

Un dettaglio non secondario. In Sicilia, il gonfalone non era una semplice insegna, ma un oggetto devozionale portato in processione. Antonello, al suo ritorno da Venezia, ricevette proprio l’incarico di realizzare tre gonfaloni per alcune chiese di Catania. Il periodo indicato è quello tra il 1476 e il 1477, nel pieno della sua maturità artistica.

La firma invisibile di Antonello da Messina

Chi conosce Antonello da Messina sa che la sua cifra non sta solo nella tecnica. Sta nella capacità di rendere il volto umano un racconto. Nei suoi dipinti, ogni espressione diventa esperienza vissuta.

Anche qui si ritrova quella stessa intensità. Il volto del santo non è distante. Non è ideale. È concreto, quasi quotidiano. Antonello riusciva a unire sacro e reale, dando ai suoi soggetti una profondità psicologica rara per l’epoca.

È questa qualità che oggi convince molti studiosi. Non una firma, ma uno stile riconoscibile.

La Sicilia si mobilita: “Va riportato a Messina”

A Messina, città natale dell’artista, si è aperto subito un dibattito. Il consigliere comunale Alessandro Russo ha lanciato un appello diretto alla Regione Siciliana: “Se il Ministero della Cultura ha deciso di spostare altrove l’altro Antonello da Messina qualche mese fa, la Regione Siciliana ha il dovere morale e politico di acquisirlo e riportarlo in Sicilia, a Messina. Questo si può fare”.

Russo ha annunciato anche una mozione urgente per impegnare la Regione in questa direzione. La base d’asta, tra 1 e 2 milioni di euro, appare relativamente contenuta se confrontata con altri lavori attribuiti ad Antonello, ma il mercato dell’arte è imprevedibile. Se l’attribuzione troverà ulteriori conferme, il prezzo potrebbe salire rapidamente.

Il precedente più recente pesa. L’Ecce Homo acquistato a New York per circa 15 milioni di dollari ha dimostrato quanto possa valere un’opera del maestro messinese.

La Regione Siciliana ha già compiuto in passato operazioni simili. Nel 2003, durante un’asta londinese da Christie’s, acquistò una tavoletta attribuita ad Antonello per 220.000 sterline. Oggi quell’opera si trova al Museo regionale Accascina di Messina. Un esempio concreto che dimostra come il ritorno di capolavori in Sicilia sia possibile.

Il destino della tavola di Parigi resta incerto. Serviranno nuove analisi, nuovi studi, forse nuove prove, ma una cosa è certa: quel volto ha già riacceso un legame profondo tra arte e territorio. Le prossime settimane saranno decisive, tra asta e scelte politiche, con una speranza concreta: riportarlo a casa.

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