01Antonello Gagini fu uno scultore e architetto italiano del Rinascimento. Nato a Palermo nel 1478, a lui si devono molte opere di Sicilia, Calabria e della città di Genova.

Figlio d’arte dell’artista svizzero Domenico Gagini, allievo del Brunelleschi, Antonello Gagini si dedicò immediatamente all’arte ereditata dal padre e dalla famiglia, di scultore e architetto; nel 1498 infatti, a soli vent’anni, avviò la sua prima attività di commercio del marmo e aprì la sua prima bottega di scultore, a Messina. Nel 1508 si trasferisce a Palermo, e inizia i lavori per l’apertura di due botteghe: una sita presso il Duomo, l’altra al porto, che ospitava i lavori già finiti, pronti per salpare sulle navi dirette in tutta la Sicilia e in Calabria.
I suoi lavori furono ispirati dalle opere di Michelangelo Buonarroti, di cui il Gagini ebbe un assaggio durante un viaggio a Roma, e dalle sculture dei lombardi Andrea Mancino, Antonio e Bartolomeo Berrettaro.
È sepolto nella cappella dei Santi Quattro Coronati della Chiesa di San Francesco d'Assisi di Palermo, dedicata alla corporazione dei marmorai; la sua morte si colloca intorno al 1536.

Alcune delle sue opere sono oggi conservate presso Palazzo Abatellis, come “Madonna con il bambino” e il gruppo scultoreo dell’”Annunciazione”. Molte altre sono le opere esposte presso gli edifici religiosi della regione: si va dalla statua di Santa Caterina d’Alessandria e la Madonna con Bambino, entrambe conservate tra le mura del Duomo di Santa Maria Assunta, nella città di Castroreale, sita nel messinese, fino alla “Madonna della Scala”, manufatto dei primi anni del Cinquecento, custodito presso le sale del Tesoro della Cattedrale Metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta di Palermo, in cui è sito anche il “Sarcofago funerario” del 1511, realizzato per l’Arcivescovo Giovanni Paternò, e il “Ciborio” in marmo del 1510, per la Cappella del Sacramento, commissionata dallo stesso Arcivescovo.
Presso il Duomo di Palermo, il Gagini si soffermò nella realizzazione di diverse opere, collocate nella tribuna smontata nel 1797, per un totale di 45 tra statue e bassorilievi in marmo che la componevano, nonché il “Ciclo”, bassorilievi del 1535 scolpiti in collaborazione con il figlio Fazio.
Alla chiesa di San Francesco d’Assisi, dove riposa, Gagini ha dedicato l’”Altare di San Giorgio” sito nell’omonima cappella, e l’altorilievo marmoreo di San Giorgio con il Drago, entrambi realizzati nel 1526.

Sempre per Palermo, il Gagini si occupò di realizzare diverse opere marmoree disposte presso la chiesa di Santa Cita e di Santa Caterina all’Olivella, per la chiesa di San Francesco di Paola e di Santa Maria degli Angeli. In provincia, per la città di Pollina, Gagini si occupò si scolpire la Madonna con bambino sita nella navata di destra del Duomo dei Santi Giovanni e Paolo, nonché la “Madonna della Grazia”, bassorilievo del 1514, e il gruppo scultoreo del “Presepe”, realizzato nel 1527 per la Cappella del Sacramento. Al 1521, appartiene il Crocifisso in mistura di cartapesta della chiesa di San Francesco d'Assisi in Ciminna; per la struttura dedicata invece a San Domenico, l’artista palermitano realizzò il manufatto della “Custodia Sacramentale” del 1522, e dieci anni dopo, la “Madonna col Bambino Gesù”. Un’altra Madonna, opera del 1533, riposa sul basamento “Dormienza di Maria”, bassorilievo presente nella Cattedrale del Santissimo Salvatore di Cefalù. Presso la Chiesa della Collegiata del Crocifisso di Monreale, è custodito invece il trittico del 1528 che raffigura la Madonna in trono con bambino, San Giuseppe e San Francesco di Paola, opera originariamente esposta presso il Duomo cittadino. Diverse anche le opere realizzate per le città di Castronovo e di Castelbuono, nonché la “Madonna di Corleone”, statua marmorea proveniente dal Monastero della Maddalena, oggi custodita presso la Galleria regionale di Palazzo Abatellis, assieme al “Sarcofago funerario” del 1495, pensato per Sicilia Aprile.

Molte furono anche le opere che vennero dislocate nelle altre aree metropolitane della regione, come ad esempio ad Agrigento e provincia, dove lo scultore palermitano si dedicò alla realizzazione di diverse statue marmoree, durante tutto il corso del XVI secolo: una fra tutte è la statua di San Vito del 1522, commissionata dalla Confraternita di San Vito per l’omonima chiesa di Burgio, o la Maria Santissima dell’Udienza, realizzata per l’omonimo Santuario sito in Sambuca di Sicilia. Diverse le opere custodite a Naro e a Sciacca; presso il Duomo di Maria Santissima dell’Annunziata sono conservati la statua della Madonna della Catena, completata dal figlio Giacomo, e il complesso scultoreo della “Sacra Famiglia”, oltre all’”Arco”, della metà del Cinquecento, che ospita i manufatti marmorei della Madonna della Catena con la raffigurazione di “Sant'Agata con serafini” e il complesso della “Trinità”, opera compiuta dal figlio e conservata presso l’Antico Duomo dei Normanni. Sempre del XVI secolo, è l’”Acquasantiera”, opera realizzata per la chiesa di Santa Maria di Gesù. Per Sciacca, Gagini realizzò il simulacro della “Madonna del Soccorso”, custodito presso la chiesa di San Francesco d'Assisi, e depose la statua di San Giovanni Battista sulla facciata del Duomo, accanto a quella di San Calogero, realizzata dal padre.

Tra le opere del Gagini site in Catania e provincia, ricordiamo il simulacro del 1532, “Madonna del Monserrato”, conservato tra le mura della chiesa del Santissimo Salvatore di Caltagirone, e il “Portale” del 1518-1819 realizzato come accesso alla Cappella Paternò-Castello ubicata presso la chiesa di Santa Maria di Gesù di Catania; nel progetto originario, l’opera raffigurava una “Pietà”, oltre allo stemma del casato con busto di Alvaro Paternò, andato disperso.
Stesso discorso per la provincia di Enna, dove il Gagini lavorò soprattutto su commissione della Diocesi di Nicosia. Del 1506 è il “San Michele Arcangelo”, statua marmorea sita presso la chiesa di San Michele Arcangelo, mentre a quattro anno più tardi si deve il trittico del “Redentore”, custodito presso la Basilica Cattedrale, dove si trova inoltre il Fonte Battesimale in marmo con le raffigurazioni di Adamo ed Eva nell’Eden; di particolare pregio è poi il paliotto d’altare; presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, si trova invece il complesso, realizzato già alla fine del Quattrocento, della Tribuna, con decorazioni in oro zecchino; ritenuta, per splendore e grandezza, un’opera unica in Sicilia.

Antonello Gagini si dedicò anche alla realizzazione di diverse statue e bassorilievi per gli edifici religiosi della città di Messina e di alcuni centri della provincia, molti dei quali andati distrutti o dispersi durante il devastante terremoto del 1908. Da ricordare è la Madonna con bambino del 1499, ad oggi non più visibile in quanto andata perduta a seguito dell’alluvione del 1863, che venne realizzata per il Convento dei Frati Minori di Ritiro Superiore, e il bassorilievo del “Tondo”, manufatto proveniente dal Monastero di Santa Maria di Gala, trafugato nel ‘91 dalla Chiesa dell'ex Monastero dei Basiliani, di Barcellona Pozzo di Gotto. Ancora visibili sono le numerose opere custodite nei diversi edifici religiosi della città di Castroreale, Galati Mamertino, come il “Tabernacolo” del 1534, Roccella Valdemone, Tortorici, dove si trova una pregevole “Annunciazione” realizzata per la chiesa del Convento di Santa Chiara, e di Capri Leone, fino al “San Giovanni Battista” sito nella Cattedrale di Santa Maria Assunta del capoluogo. Di particolare pregio è la “Madonna con Bambino”, sita presso la Cattedrale di San Nicola della città di Taormina.

Da ricordare inoltre sono la Santa Lucia del 1526, opera custodita presso la Cattedrale di Santa Lucia di Siracusa, e la statua della “Madonna della Neve”. A Trapani e nella provincia, il Gagini realizzò diverse opere per le città di Castelvetrano, Alcamo, Marsala, Erice e Mazara del Vallo, come la statua del 1520 di Santa Maria Maddalena, custodita ad Alcamo presso le mura della chiesa di San Francesco d'Assisi, o l’opera di Sant’Antonio da Padova, realizzata in marmo un anno più tardi, per l’omonima chiesa di Castelvetrano. Di particolare rilievo sono il gruppo marmoreo del “Monte Tabor” realizzato tra il 1532 e il 1537, con il figlio Antonino, sito presso l'altare maggiore della Basilica Cattedrale del Santissimo Salvatore di Mazara del Vallo, e la statua marmorea del 1522 di San Giacomo Maggiore, oggi custodita presso il Museo regionale “Agostino Pepoli” di Trapani. Al 1525, risale “Annunciazione”, gruppo scultoreo della chiesa del Carmine di Erice, oggi conservata presso la Biblioteca comunale.
Per la città di Marsala, è in particolare per la Cattedrale di San Tommaso Becket, Gagini realizzò, nel 1530, “Altare e Arco”, manufatto in marmo realizzato con il figlio, Giandomenico Gagini, con le raffigurazioni delle “Storie della Passione”, oltre ai Quattro Evangelisti, le statue di San Crispino e San Giuseppe, la “Crocifissione”, le opere rappresentanti San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo, l'”Annunciazione”, e i simulacri di Sant'Eligio e Sant'Oliva; per lo stesso edificio, vennero realizzati anche il “San Tommaso Apostolo” e il “San Vincenzo Ferreri”.

Autore | Enrica Bartalotta