Il termine Antudo è stato usato nelle prime fasi dei Vespri Siciliani, dagli organizzatori, come simbolo di riconoscimento. Lo stesso è stato ricorrente durante le rivolte siciliane del 1647 nei moti del 1820 e durante la rivolta antiborbonica del 1847, nonché negli anni Quaranta del XX secolo. In seguito fu ripreso da diversi movimenti autonomistici e indipendentistici, che a tutt’oggi lo usano. Viene anche sicilianizzato in “Antudu”.

Le sue origini sono dubbie, ma ciò che si sa è che se ne può collocare l’iniziale utilizzo durante i Vespri.  Secondo lo storico catanese Santi Correnti, Antudo proviene dall’espressione latina «ANimus TUus DOminus» ovvero Il coraggio è il tuo signore.

Il termine venne anche scritto nel vessillo che poi divenne simbolo di Sicilia, assieme alla Triscele, su fondo giallo e rosso. Il simbolo della Triscele e il colore giallo, di Palermo, e rosso, di Corleone, sono anche gli elementi che rappresentano e costituiscono la bandiera dell’indipendentismo siciliano.

Progenitrici dell’indipendentismo moderno, furono sicuramente le Lotte dei Vespri: scoppiate a Palermo e intraprese dai siciliani alla fine del Duecento. Il movimento era volto a separare la Sicilia dal potere ‘dello straniero’, per liberarla da una dominazione diversa dalla propria (a quel tempo, franco-angioina).

L’idea di Indipendentismo

L’idea di indipendentismo vera e propria infatti, non nasce prima dell’avvento del Romanticismo e del concetto di Stato-Regione; ma a dispetto di ciò, furono diverse le iniziative di ribellione e le idee di indipendenza, che caratterizzarono la storia siciliana, dall’Antichità a oggi: dalla rivolta dei Siculi con Ducezio, a quelle che furono le lotte degli schiavi, in tempo Romano, sotto l’egida e la guida di Euno.

Il concetto di scissione da un potere dominante, esterno ai confini della propria regione, affonda le radici nel principio base secondo cui la Sicilia è una Nazione che possiede una propria storia, una propria cultura e una propria lingua, e sull’assunto che essa non potrà raggiungere il suo massimo sviluppo culturale, sociale ed economico, se prima non riuscirà ad avere una propria struttura amministrativa autonoma.

Fu così che negli anni Quaranta del Novecento, prese piede il movimento separatista di Andrea Finocchiaro Aprile e di Antonio Canépa, professore universitario della Regia Università di Catania, di idee socialiste e rivoluzionarie. Il primo, proprio a ridosso della Liberazione, sostenne l’importanza di una Sicilia indipendente e responsabile; il secondo, con l’istituzione dell’EVIS, l’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia, portò la regione a firmare un accordo (tramite Concetto Gallo, suo successore) con il Governo Italiano, che condusse all’istituzione dell’Autonomia speciale del ’46, tramite regio decreto e legge costituzionale poi, che ancora oggi sancisce determinate libertà amministrative, finanziare e legislative alla regione.

Due anni più tardi, con la conversione del regio decreto in legge, seguirono a ruota anche altre regioni: la Sardegna, la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia.

Di Enrica Bartalotta