• Ducezio, carismatico condottiero che conquistò l’animo dei Siculi.
  • Nacque da una nobile famiglia siciliana.
  • Crebbe in una Trinacria oppressa, che voleva rendere autonoma.

Ducezio, condottiero abile e molto attivo. Non sappiamo il suo vero nome, ma il nome greco sta per “colui che viene chiamato douk“, cioè “capo“. Si pensa sia nato nell’antica Menai, cioè l’odierna Mineo, oppure a Noto. Ebbe un grande carisma e riuscì a conquistare l’animo dei Siculi, oppressi da alcuni secoli dalla dominazione greca. Fu re dei Siculi dal 460 a.C. al 450 a.C.

Seppe sfruttare molto bene le sue qualità a favore della gente di cui era a capo, alla quale riuscì a infondere sentimenti di patriottismo e coscienza sociale. Sin da bambino si dimostrò assai vivace e curioso. Amava gareggiare, era coraggioso e primeggiava su tutto. Sin dall’adolescenza si dimostrò disponibile e generoso verso i più deboli e bisognosi.

Le imprese di Ducezio

Crescendo entrò nelle grazie dei Siculi. Fondò Paliké (oggi Palagonia) nel 453 a.C, vicino al santuario eretto vicino ai due laghi solfurei, sacri ai gemelli Palici, figli del dio siculo Adrano (a cui venne dedicata l’omonima città). Anni prima, aveva portato Menai dalle colline in pianura nel 459 a.C. Fondò pure Menainon e Noai, se si tiene fede alla versione di una sua nascita a Menai. La sua federazione, noto come Syntèleia, raggruppava tutte le città sicule eccetto Ibla.

La sua carriera militare iniziò quando, alleato dei siracusani, sconfisse le forze dell’ex tiranno Trasibulo e i mercenari del catanese Dinomene. Come prima impresa da generale autonomo fu quella di conquistare Aitna (già Inessa, presso l’attuale Paternò), sotto l’influenza siracusana da molto tempo.

Nel 452 a.C. le città greche di Siracusa e Akragas si allearono e gli dichiarano guerra congiuntamente. Nel 450 a.C. Ducezio venne sconfitto a Nomai (forse errata trascrizione di Noai), e nonostante fosse riuscito a infliggere perdite pesanti ai greci, non riuscì a impedire la rotta del proprio esercito. Fu sconfitto successivamente a Motyon (vicino a San Cataldo), dove si erano arroccati molti dei superstiti della battaglia precedente.

La sconfitta e il declino di Ducezio

I greci costrinsero i siculi ad abbandonare il forte. La causa della sconfitta di Ducezio sta, probabilmente, nella soverchiante superiorità numerica del nemico. Il re venne abbandonato dai suoi. È ragionevole pensare che la popolazione sicula credesse più opportuno accordarsi coi greci piuttosto che continuare una guerra impari. Questo dimostra come lo scontro tra greci e nativi non fosse totale, bensì suscettibile a compromessi, soprattutto tra le file dell’aristocrazia.

Ducezio, allora,  andò agli altari nell’agorà di Siracusa, come supplice. La dirigenza della città lo accolse e decise di risparmiarlo, esiliandolo a Corinto. A Corinto  Nel 444 a.C. rientrò in Sicilia e fondò Kalè Aktè, presso l’odierna Caronia, con coloni corinzi e nativi. Lì morì quattro anni dopo di malattia, nello stesso anno della distruzione di Paliké. Nessuno ha riportato dove furono trasportate le spoglie del grande condottiero Ducezio.

Il valore degli ideali di Ducezio

La vita di Ducezio è stata interpretata in vari modi. Alcuni vi vedono il simbolo della resistenza contro i coloni greci. Federica Cordano ha dichiarato che l’epoca di Ducezio fu «Il momento di migliore autocoscienza dei Siculi».

Altri vi vedono un tentativo di modernizzare la società sicula, ispirandosi a quella greca. Questo spiegherebbe perché Ducezio volle fondare nuovi centri, imitando probabilmente la tendenza siceliota a fondare in Sicilia colonie interne, per espandere la propria influenza.

Molti studiosi sono concordi nell’affermare che il re siculo abbia saputo creare un vero e proprio culto della personalità, intriso di valori assimilabili all’esaltazione dell’ethnos siculo, tramite anche la scelta di onorare la religione tradizionale del suo popolo tramite Paliké. A Ducezio si deve, tenendo fede a quanto trasmesso dagli storici greci, l’unica organizzazione statale avanzata e centralizzata mai avuta dai nativi in Sicilia.

Molti interpretano la figura di Ducezio come precursore di sentimenti legati a una Sicilia libera da domini esterni. Non bisogna dimenticare che il termine “siceliota”, attribuito a chi, greco per etnia, vivesse in Sicilia, denota comunque una propria identità. Emocrate, al Consiglio di Gela del 424 a.C., disse “Né Ioni, né Dori, ma Sicilioti“. Questo, tuttavia non comportò la fusione da pari di nativi e greci in una sola identità. La questione è complessa, ma il valore identitario delle azioni di Ducezio ha sempre messo tutti d’accordo.

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