"Un farmaco, lo Zentel, ha mantenuto finora in letargo la mia malattia permettendomi di sopravvivere, ma da agosto questa medicina è introvabile e rischio la morte da un giorno all'altro: aiutatemi!". A lanciare l'appello è un pensionato 80enne di Gela, ex dipendente del petrolchimico Eni, che è affetto da Echinococcosi Cistica (o idatidosi cistica), malattia parassitaria che si trasmette, tramite un protozoo, dai cani agli ovini, ai caprini, ai bovini e da questi all'uomo, riuscendo, anche se raramente, a causarne il decesso per shock anafilattico. Qualche anno fa, sempre a Gela, un giovane ha perso la vita, così come una ragazza di Piazza Armerina (Enna). La malattia si manifesta con cisti che scoppiano e si moltiplicano nel fegato, nei polmoni e nel resto del corpo. 

In Italia i pazienti colpiti dalla patologia sono circa quattromila e tutti a rischio: lo Zentel comrpesse da 400 grammi, infatti, non si trova in Italia e non esistono farmaci equivalenti o similari. Solo sei farmacie, sparse in tutta Italia, risultano averne ancora, come residui di giacenza (una o due confezioni, da tre compresse ciascuna, sufficienti perciò per pochi giorni visto che la posologia è di una pillola ogni 24 ore). Per questi pazienti lo Zentel è un farmaco salvavita. La GlaxoSmithKline S.p.a, che lo produce, per motivi aziendali ne ha sospeso la produzione (verrà rpresa a marzo).