L'isolotto di Isola delle Femmine in un giorno di mare agitato. Isola delle Femmine island in high sea day.L’area protetta Capo Gallo-Isola delle Femmine è un’area verde istituita nel 2002, sotto le competenze amministrative della Regione Siciliana.

Essa ricade nella zona geografica occupata dalla provincia di Palermo, e il suo obiettivo è quello di proteggere i quasi 2.200 ettari di mare e gli oltre 16 chilometri di costa, di grande interesse ecologico, educativo e biologico, anche per la ricerca scientifica.
L’area è visitabile dai turisti, controllati da un gruppo di guide esperte, tranne che per la zona A, quella ad alta protezione, in cui non è concesso nemmeno l’accesso in acqua; essa si situa nelle aree appena circostanti l’Isola e Capo Gallo.
I fondali della riserva marina sono caratterizzati da una conformazione ‘a gradoni’, dette anche paleorive, ovvero le antiche linee di costa, generate dall’azione erosiva del mare; esse arrivano a raggiungere la forma di vere e proprie fratture o scarpate, profonde dai 20 ai 40 metri sotto il livello del mare, per poi tornare gradatamente in superficie con distese di lieve pendenza e pianure sabbiose.

Quest’area è caratterizzata da una vegetazione marina simile a quella che si trova presso lo Stretto di Messina: ampia le distese di alga bruna genere Cystoseira, come quelle di Posidonia oceanica, in formato prateria in ottimo stato di conservazione; oltre a formazioni di alghe rosse del genere Laurencia papillosa e Lithophyllum lichenoides, e trottoir a vermeti, biostruttura tipica del Mediterraneo simile alle barriere coralline, che affollano anche i fondali delle Isole Egadi e della zona meridionale di Lampedusa. La riserva di Capo Gallo, è invece caratterizzata, oltre che dalle formazioni di alghe rosse di Peyssonnelia squamaria, anche da ceppi di alghe verdi, grotte e cavità in ombra.

Tra gli scogli del piano mesolitorale, è possibile trovare microorganismi in grado di ben adattarsi alle repentine variazioni di temperatura e salinità, come le patelle, le pulci e i pomodori di mare. Nell’area del trottoir a vermeti, che in questa zona occupa ben il 40% della costa, è possibile trovare l’habitat naturale di diversi microorganismi quali molluschi e pesci, come i peperoncini e le bavose del genere Blennius. Sul trottoir vivono anche le spugne, i cefali e le spigole, mentre a ridosso della parete rocciosa, troviamo soprattutto le madrepore; tipiche sono le colonie aranciate di Astroides calycularis.
Negli anfratti nascosti è possibile trovare anche esemplari di murene, di dentici e ricciole, mentre nei fondali più bassi non stupisce la presenza di diverse specie di saraghi, e scorfani.

A basse profondità, tra le praterie di Posidonia, si nascondono bene esemplari di riccio, stella marina, di polpo comune e di seppia, nonché del mollusco più grande del Mediterraneo: la Pinna nobilis. Qui, vive nascosto il pesce ago, e tra i fondali sabbiosi si mimetizza la sogliola. A 15-20 metri di profondità troviamo le anemoni, mentre l’area occupata da formazioni coralligene di gorgonie, corallo nero e falso corallo, per citarne alcuni, è l’habitat naturale delle aragoste, della stella serpente, e dei gamberi. Facile trovare qui, tra le specie ittiche, pesci come le aguglie e le acciughe, nonché tonni e barracuda mediterranei; tra i rettili si annoverano la Caretta caretta e tra i mammiferi, i delfini.

Gli esperti sub, i natanti e gli appassionati, non dovrebbero perdersi un giro nelle cavità naturali di questo ecosistema unico; prima fra tutte la cosiddetta Grotta dell’Olio, di origine carsica, che ospita esemplari di attinie e colonie di spugne Petrosia ficiformis. La volta, alta dieci metri, sorge al limite della scarpata (falesia) del Malpasso, accanto alla zona A di Capo Gallo.

Altro ambiente di rilievo, è quello generatosi dalla formazione calcarea della Grotta della Màzzara, non visitabile ma visibile. Ha un ingresso lungo 100 metri disposto ad appena 1 metro di profondità, che termina in una volta emersa, caratterizzata da stalattiti e da formazioni stalagmitiche. Deve il suo nome ad un’àncora in pietra chiamata appunto màzzara, ritrovata qui negli anni Sessanta, dal fotografo subacqueo Alberto Romeo.
Presso la Finistruna dell’Isola delle Femmine, si entra a 30 metri al di sotto del livello del mare, per poi scivolare bruscamente a – 55, in zona coralligera per eccellenza. I pescatori la chiamavano così dato che dalla torre, posta sull’isola, è possibile scorgerla mentre presenta lo scorcio di mare antistante, come fosse appunto una finestra.
Al largo di Sferracavallo, ad una profondità di circa 50 metri, è presente il relitto di un Junkers-52 tedesco, caduto durante la Seconda Guerra Mondiale sotto i colpi degli Alleati, oggi tana di gruppi numerosi di gronghi, polipi e murene.
Secca Palidda è una terrazza rocciosa collocata a 30 metri sotto il livello del mare, a Est dell’Isola delle Femmine. Ospita colonie di gorgonie gialle, grossi spirografi e popolose colonie di Parazoanthus axinellae.

Autore | Enrica Bartalotta