01Arte, cultura e scienza si incontrano a Termini Imerese

Termini Imerese è un comune della provincia di Palermo noto soprattutto con il suo antico nome di Himera, la città già abitata nel Paleolitico e in seguito ricostruita dai Cartaginesi.

Sul sito fortificato dove una volta risiedeva la città greca di Himera, sono stati infatti ritrovati resti dell’Epigravettiano. Una volta distrutta da parte dei Cartaginesi, nel 409 a.C., l’insediamento venne pensato a 12 chilometri più a Ovest del precedente, e costruito dagli stessi tramite l’apporto di coloni libici e di termitani, secondo quanto sostenuto dallo storico Diodoro Siculo e da Cicerone. L’insediamento questa volta rinacque con il nome attuale di Thermae Himerae (in latino), traendo origine dalle fonti di acqua calda che sgorgano nei pressi del suo territorio, e che rendono famosa la città ancora oggi; le terme site nella città bassa infatti, sorgono sul luogo in cui vennero edificate le terme romane, di cui è possibile scorgere ancora oggi i resti.
Si dice che queste acque sgorgassero qui ad opera delle ninfe che volevano compiacere Atena; secondo il mito, in queste sorgenti si bagnò Ercole dopo la lotta contro Erice, ed è forse per questo che le monete rinvenute sul sito storico al tempo degli scavi, presentavano sul dritto la testa di Ercole e sul rovescio le tre ninfe del mito.

Nel 361 a.C., quando la città di trovava sotto il controllo cartaginese, si dice che vi sia nato Agatocle, futuro tiranno di Siracusa, che farà di Termini una delle sue principali basi d’attacco nella lotta contro i Cartaginesi; inoltre vi soggiornò per un certo periodo anche il poeta siceliota Stesicoro, nato nella Gioia Tauro del 633 a.C. e morto a Catania nel 555 a.C.
Con l’arrivo dei Romani, la cittadina si schierò inizialmente con Gneo Pompeo Magno il quale, dopo la cacciata di Stenio e la guerra con Sesto Pompeo Augusto, fece di Termini una colonia, per punirla del tradimento subìto, come confermano le numerose iscrizioni latine che sono state ritrovate nell’area occupata dagli edifici dell’epoca.
Caduto l’Impero Romano, anche la cittadina subì un periodo di decadenza, fino al Medioevo, quando divenne città regia sotto i normanni prima e poi un’importante centro di raccolta e imbarco delle messi, fino a tutto il XIX secolo. Nel XII secolo, la città divenne sede vescovile e poi città demaniale del Vallo di Mazara. Il Caricatore del Grano, il magazzino presso cui venivano trasportati tutti i prodotti del raccolto che necessitavano di dazio, apportò molta fortuna alla cittadina, che, fino alla fine dell’Ottocento rimase in ottimi rapporti con tutti i principali porti dell’Italia e al di là dell’Atlantico, rappresentando un’importante snodo commerciale e marittimo per la Sicilia.

Impossibile non visitare a Termini, i resti delle architetture civili che ne hanno caratterizzato il tessuto urbanistico fin dall’Antichità, come ciò che è rimasto degli edifici romani che sorgono lungo il fianco del Duomo e presso Villa Palmieri; in via Belvedere sul lato sinistro della Cattedrale, è stato portato alla luce un lungo portico, preceduto da una scalinata del II-I secolo a.C., che molto probabilmente faceva parte dell’antico Foro Romano della città, a cui si accedeva tramite il decumanus, corrispondente alle vie che conducono dal Duomo a San Giovanni. In prossimità di Villa Palmieri invece, si trova un’opera cementizia di non ben noto utilizzo, e, poco distante, il piccolo anfiteatro, datato in Età Augustea, uno dei pochi rinvenuti in Sicilia.
A poca distanza dalla città, si trova l’acquedotto romano, il meglio conservato di tutta l’Isola. Sono ancora visibili i resti di due vasche di decantazione in località Brucato e del castello di compressione a pianta esagonale alto più di 15 metri e mezzo. In contrada Figurella è invece ancora visibile un ponte a doppio ordine di arcate, costruito con lo stesso sistema dell’anfiteatro.
Presso il Museo Civico sono esposti i più importanti reperti provenienti dagli scavi effettuati ad Himera: come le otto teste di leone provenienti dalla sima del Tempio della Vittoria, due leoni provenienti dal Foro, ricavati nel tufo, e alcuni ritratti imperiali; vasta è poi la collezione delle epigrafi, di età greco-romana.

È inoltre necessaria una visita alla Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, edificio di non certa edificazione, si presume possa risalire però ai primi del Quattrocento. La sua facciata, particolarmente austera, presenta un bassorilievo di Santa Caterina attorniata dagli Angeli, intagliato nella pietra arenaria del loco; mentre al suo interno, il soffitto a capriate lignee accoglie una serie innumerevole di affreschi risalenti alla prima metà del Cinquecento, come la decorazione, attribuita ai fratelli Nicolò e Giacomo Graffeo, che narra le vicende della vita di Santa Caterina con didascalie in lingue siciliana, e che oggi occupa le pareti Est ed Ovest dell’edificio.
Presso la chiesa di Santa Maria del Gesù, detta “la Gancia”, sono conservate diverse opere di pregio artistico come una tela del Quattrocento, opera di Nicolò da Voltri, e una tavola del Cinquecento di autore ignoto, lavori posti entrambi ai lati dell’altare maggiore.
L’edificio del tardo-quattrocento, che accoglie i visitatori tramite una statua in bronzo dello scultore Alessandro Manzo, posta all’esterno su basamento di Piero Ricotta, ospita inoltre un’importante statua lignea della Vergine, e una scultura in marmo attribuita a Giorgio da Milano, nonché un olio su tela e una statua lignea del Cristo, che si fanno risalire al Seicento. Tra le mura della struttura religiosa sono inoltre presenti altri lavori del Settecento e del tardo-Ottocento, che si pensa siano state realizzate da un autore ignoto locale; la Cappella del Crocifisso, custodisce un prezioso altorilievo del Domenico Gagini.

La città di Termini Imerese è sede dell’Accademia Euracea. Fu fondata a partire dal 1774 per volere dei sacerdoti Giuseppe Gargotta, Antonino Comella-Fileti e Giuseppe Ciprì, e riaperta tramite un gruppo di studiosi guidati dallo storico Nicolò Palmieri, dopo i moti del 1821. Oggi, di quell’antica struttura e formazione, ne conservano gli atti in tomi le sale della biblioteca comunale Liciniana. L’Accademia è stata istituita nuovamente nel 2006 con il titolo di Onlus; il suo comparto più snello, oggi come allora, ha lo scopo principale di promuovere la conoscenza scientifica e delle arti, in tutte le zone del bacino del Mediterraneo, attraverso l’organizzazione di convegni e mostre, la pubblicazione di periodici, libri, opuscoli, riordinando e coordinando le attività delle istituzioni museali e fornendo il proprio supporto e patrocinio a diverse istituzioni e fondazioni, sia artistiche che scientifiche.

Autore | Enrica Bartalotta