ImmagineSono in ufficio assorta nelle mie cose, alle mie spalle sento arrivare una voce femminile: "Volete prendere un uovo di Pasqua per la lotta al neuroblastoma"? Alzo la testa, davanti a me c'è una signora piccolina, con due grandi occhi azzurri. Ho sempre donato, in questi casi, ma ho anche visto intere squadre organizzate di sciacalli lucrare sul dolore umano; quindi sono, come sempre, diffidente. La guardo e le chiedo se ha un'autorizzazione da mostrarmi e lei mi fa il nome di una collega che gliel'ha concessa. A me non basta, insisto per vedere un tesserino, un foglio intestato recante un timbro, una cosa qualunque che mi rassicuri che siano volontari e non delinquenti. Alle spalle della donna piccolina sbuca un uomo dai capelli rossicci, il viso pieno di lentiggini, molto più giovane, con un giubbotto con il logo dell'Associazione. Mi sorride e mi dice: "le basto io?", facendo cenno con le mani al giubbotto. Abbozzo una smorfietta ancora perplessa, ma decido che correrò il rischio. Però l'uovo non mi serve, chiedo se posso donare senza prenderlo. Ma alla fine la signora non ha il resto, quindi decido di cedere anche su questo: prenderò l'uovo per dieci euro. Com'è e come non è, mentre l'uomo prende il mio uovo dallo scatolo rimasto in corridoio, la signora mi guarda negli occhi e comincia a raccontare: "fa bene ad essere diffidente, noi abbiamo perso i nostri figli. Io nel '93 (è l'anno in cui è nata la mia Ilenia), lui da poco" (facendo cenno all'uomo giovane dietro di lei). Continua a raccontare, con calma, quasi con serenità: "Mia figlia aveva 5 anni, pregava per gli altri bambini, perché guarissero. I nostri figli non ce l'hanno fatta, ma gli altri genitori che ancora lottavano ci hanno chiesto di continuare per loro. E' bello sapere che la percentuale di morte si è abbassata tantissimo". Continua a parlarmi della figlia, della sera prima che morisse. I miei occhi sono pieni di spilli che pungono dall'interno, lotto per non piangere, ma le lacrime l'hanno vinta su di me. Cominciano a sgorgare senza che possa fare niente per frenarle, e io mi vergogno da morire per non riuscire a controllarmi. La signora piccolina mi guarda, mentre con gli occhi le chiedo scusa per la mia commozione. Lei mi guarda tenerissima e mi dice sorridendo: "Non pianga". Mi si avvicina, si china verso di me, mi abbraccia e mi dà un bacio come se ci conoscessimo da sempre. E' il paradosso. E' lei che consola me. In questo momento, fra me, lei, l'uomo in corridoio e le uova di Pasqua c'è tutto l'amore e la solidarietà del mondo. In questo momento, fra noi e le mie lacrime, ci sono i loro figli. C'è Dio.

Daniela Cucè Cafeo

Sito dell'Associazione: http://www.neuroblastoma.org