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Un razzo orbitale, un laboratorio di propulsione in Spagna e un accento che non passa inosservato. Daniele Torrisi, 25 anni, ingegnere aerospaziale catanese, ha trovato un modo tutto suo per raccontare lo spazio: portarlo su Instagram, usando il dialetto e immagini prese dalla vita di tutti i giorni. Un linguaggio diretto, popolare, che non rinuncia alla precisione tecnica. La sua storia è stata raccontata anche dal Tgr Rai Sicilia in un servizio andato in onda il 14 gennaio 2026.

Il servizio Rai lo segue nel suo doppio ruolo. Da una parte il lavoro da progettista in un’azienda spagnola impegnata nello sviluppo di uno dei primi razzi privati europei. Dall’altra la divulgazione sui social, dove è diventato “Astro ’mbare”, un soprannome che dice già tutto: competenza tecnica e scientifica, ma senza distacco.

Un concetto ben sintetizzato nella sua Instagram, dove Daniele si presenta così: “Ingegnere aerospaziale. Progetto razzi, qui ti spiego come funzionano. Per avvicinare lo spazio a chi crede di esserne lontano”.

Dal laboratorio in Spagna ai social: chi è davvero Astro ’mbare

Ad Alicante Torrisi lavora nel dipartimento di propulsione di un progetto di razzo orbitale. Nell’intervista RAI spiega con chiarezza cosa fa: si occupa della progettazione del sistema di alimentazione. È ingegneria pura, banco di prova, calcoli e responsabilità. Niente improvvisazione. Ed è proprio questo il punto che l’intervista mette in evidenza: la divulgazione non nasce a margine, ma come naturale estensione di un lavoro reale e quotidiano dentro l’industria spaziale.

Sui social, però, il registro cambia. Instagram diventa una lavagna, il dialetto uno strumento per tenere alta l’attenzione. I suoi video iniziano sempre con lo stesso intercalare, “’mbare”, un saluto familiare che rompe subito la distanza e chiarisce il tono del racconto. Da lì Torrisi usa esempi concreti, paragoni semplici e immagini che fanno sorridere, non per banalizzare, ma per accompagnare chi ascolta dentro concetti complessi. “All’inizio avevo timore che potessero reagire in modo negativo”, racconta riferendosi all’uso dell’accento e del dialetto. “Poi ho capito che la competenza non dipende dall’accento”.

È una scelta comunicativa precisa. Il dialetto abbassa la soglia d’ingresso e parla a chi spesso si sente escluso dalla scienza perché “non è roba per me”. Qui il messaggio è opposto: puoi capire anche senza cambiare lingua, tono o ambiente mentale. Prima viene l’immagine, poi il termine tecnico. Prima l’esempio, poi la definizione. La formula funziona perché non toglie contenuto, cambia solo l’ordine.

Del resto, Torrisi non è un semplice creator, ma un ingegnere aerospaziale, che ha deciso di portare fuori dal recinto degli addetti ai lavori quello che fa ogni giorno. La divulgazione non è folklore, ma tecnica comunicativa. E l’identità catanese non è una maschera: è parte del racconto.

A dare senso a questa scelta c’è anche una figura ricorrente nei suoi racconti: nonna Santina. È a lei che Torrisi pensa quando decide come spiegare un concetto complesso. Se un argomento può essere raccontato in modo comprensibile a sua nonna, allora può arrivare a chiunque.

C’è anche un sogno dichiarato, detto senza enfasi ma con ironia. Diventare astronauta, come un altro catanese illustre dello spazio, Luca Parmitano. “Magari indossare la maglietta del Catania in orbita”, dice Torrisi.

La storia di Astro ’mbare racconta qualcosa di più ampio. Una generazione che lavora fuori, spesso lontano dalla Sicilia, ma che non taglia il filo. Anzi, lo usa per parlare al mondo. Anche di razzi, propulsione e orbite. Con accento catanese.

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