Un tumore benigno le stava crescendo intorno al cuore e ai polmoni, rischiando di provocare gravi danni. Rimuoverlo richiedeva un intervento delicato, reso ancora più difficile dal fatto che la bimba non era ancora nata, perché si trovava nella pancia della mamma. Oggi la piccola sta bene: i medici le hanno asportato il tumore quando aveva solo sei giorni di vita e da oggi, come assicurano i sanitari, la aspetta una vita normale, come quella degli altri neonati.

L'intervento è durato circa 2 ore ed è stato eseguito alla Fondazione Ca' Granda del Policlinico di Milano da Ernesto Leva, responsabile della Chirurgia pediatrica, con la collaborazione di Giuseppe Pomè, cardiochirurgo pediatrico del Policlinico San Donato. 

La presenza del tumore era stata notata quando la bimba era ancora nell'utero e, per questo, era stata trattata con laser terapia proprio attraverso l'utero, all'ottavo mese di gestazione. Alla nascita è stata utilizzata la procedura Exit, che consiste nell'estrarre solo parzialmente il neonato dall'utero durante il parto cesareo e intubarlo, sfruttando il suo legame con placenta e cordone ombelicale come una sorta di circolazione extracorporea.

"Riuscire a garantire a Miriam la possibilità di respirare alla nascita, tramite procedura Exit, non era cosa scontata – spiega Fabio Mosca, direttore della Neonatologia della Clinica Mangiagalli del Policlinico, dove la piccola è stata ricoverata – perché la massa sul cuore premeva anche trachea e polmoni, e comprometteva la sua capacità di respirare in modo autonomo; e anche nei giorni successivi è stato necessario dare a Miriam un aiuto per farla respirare senza difficoltà".

"L'intervento di asportazione della massa tumorale è da ritenersi riuscito al 100% – commenta Giuseppe Pomè, cardiochirurgo pediatrico del Policlinico San Donato, che si è aggiunto al team per dare la sua consulenza – dopo l'esito delle analisi istopatologiche sul tessuto rimosso, possiamo dire che l’operazione ha guarito definitivamente la piccola Miriam. Il tumore, le cui dimensioni erano più del doppio del volume del suo cuoricino, si situava all'interno del sacco pericardico, che è la membrana chiusa che avvolge il cuore, ostacolando il ritorno del sangue venoso verso le cavità cardiache".