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01Bronte è un comune siciliano della provincia di Catania. È noto per il famoso pistacchio, prodotto tipico, e i cosiddetti “Fatti di Bronte”. Sorge all’interno del Parco dell’Etna e del Parco dei Nebrodi.

Il centro urbano di Bronte nacque nel 1520 quando per editto dell’imperatore Carlo V d’Asburgo, i 24 agglomerati che si trovavano nel territorio delle intendenze del monastero di Maniace, vennero accorpati sotto un unico nome.
Flagellata dall’eruzione del 1651, e poi nuovamente interessata da un’esplosione che nel 1843 provocò la morte di 59 persone a causa del contatto tra la lava dell’Etna e una cisterna d’acqua, la città di Bronte è conosciuta soprattutto per i fatti storici di una certa rilevanza, che si sono susseguiti sul suo territorio nel corso dei secoli. Innanzitutto, fu qui che il noto ammiraglio Nelson fu insignito del titolo di duca, nel 1799, per mano di Ferdinando I delle Due Sicilie; il regnante fece inoltre dono, al militare, del cosiddetto castello di Maniace e dell’annessa chiesa di Santa Maria.

L’abbazia di Santa Maria di Maniace, nota più semplicemente oggi con il nome di castello Nelson, fu fondata dalla regina Margherita di Navarra nel XII secolo. Il nome di Ducea di Maniace potrebbe però essere statogli attribuito in un’epoca meno recente, quando il generale Giorgio Maniace venne inviato in Sicilia dai Bizantini di Michele IV per combattere e sconfiggere le truppe arabe. Fu infatti proprio il geografo di corte Edrisi a citare il maniero, nel 1150; la struttura, inizialmente un piccolo monastero, sembra venne fatta erigere proprio dal generale per ringraziare la Madonna della sua vittoria sui Musulmani. Il cenobio venne poi abbandonato, forse a seguito del terremoto del 1169. Fu la regina Margherita ad occuparsi della sua riqualificazione, nel 1173; a lei si deve l’introduzione in territorio catanese dell’Ordine benedettino.

Fu solo però con la seconda metà del Trecento che si iniziò a parlare di un ‘fortilicium’ del monastero, e nel 1422 di ‘turris’, a conferma del fatto che fu solo dopo questa data che il cenobio venne identificato con il termine di ‘castello’. Successivamente, la struttura religiosa passò presso diverse mani: l’abbazia venne ceduta da Papa Innocenzo VIII all'Ospedale dei Poveri di Palermo nel 1491; ai benedettini seguirono, nel 1585, i basiliani, e in seguito i Frati Eremiti di Sant’Agostino e infine i Francescani. La struttura venne danneggiata pesantemente dal violento terremoto del Val di Noto e successivamente, il 3 settembre del 1799, il Re Ferdinando IV di Borbone regalò la struttura all’ammiraglio Horatio Nelson, a cui attribuì anche il titolo di duca di Bronte, come ringraziamento per i servizi resi dalla Marina Inglese durante la Rivoluzione Napoletana.
Il noto titolo ottenne così tanti estimatori in Patria, che perfino un pastore protestante, Patrick Prunty o Brunty, cambiò il suo cognome in ‘Brontë’: da lui nacquero poi le famose sorelle della letteratura inglese: Emily, conosciuta per il suo unico romanzo “Cime tempestose”, e Charlotte, a cui fece seguito con il classico “Jane Eyre” del 1847.

La Ducea di Maniace venne gestita dagli eredi di Nelson fino al XX secolo; tra le sue mura morì il poeta scozzese William Sharp, il 14 dicembre 1905.
Durante il periodo Fascista, il castello venne espropriato agli Inglesi e negli anni della Guerra divenne sede di un comando militare tedesco; tornerà agli Inglesi negli anni Cinquanta.
Nel 1981, il maniero venne acquistato dal Comune di Bronte che circa 10 anni dopo lo rimise a nuovo per farlo diventare sede museale e luogo adibito all’organizzazione di convegni e congressi. Ogni anno, il 20 gennaio, per le celebrazioni messe in piedi in onore di San Sebastiano, castello Maniace viene coinvolto nella lunga processione dell’omonimo borgo sul cui territorio il castello è stato in parte edificato.

Ma la storia della città di Bronte prosegue con i fatti dell’8 agosto 1860; la cosiddetta “Strage di Bronte” o “Rivolta di Bronte” è infatti la storia di un gruppo di contadini che si ribellarono ai latifondisti. La sommossa popolare venne soffocata nel sangue dall’avvento del generale Nino Bixio, chiamato in Sicilia proprio da Garibaldi.
Da visitare nel territorio, rimangono la chiesa dell’Annunziata, edificata nel 1535, e Collegio Capizzi, struttura didattica del Settecento.

Tutt’attorno, nelle campagne della città etnea, coltivazioni di ulivi, aranci, castagni, mandorli e noccioli; oltre a viti, cespugli di fichi d’India e pistacchi che in queste terre, vulcaniche e argillose, sorgono spontaneamente a circa 300-900 metri sul livello del mare.
Il pistacchio è un prodotto a Denominazione di Origine Controllata dal 2009, oltre che Presidio Slow Food. Il cosiddetto “Oro Verde” di Bronte viene utilizzato dai cittadini per realizzare una serie infinita di prodotti: dal noto pesto al cioccolato, dalla crema spalmabile ai gelati, fino ad arrivare ad essere elemento fondamentale di insaccati, oltre che uno degli ingredienti principe della nota torta Fedora, un pan di Spagna farcito con ricotta di pecora, gocce di cioccolato e mandorle.

Ogni anno, a fine settembre, nelle piazze e vie del centro di Bronte, si svolge la “Sagra del Pistacchio”, ormai nota in tutto il mondo; qui, oltre ai prodotti tipici disponibili all’assaggio, vengono messe in scena anche le antiche ambientazioni della civiltà contadina brontese, con l’esposizione degli oggetti d’epoca legati alle arti e ai mestieri antichi.
Nei pressi di Bronte, non si può non prestare una visita al Bosco di Centorbi, un’area verde composta da presenze boschive della tipica macchia mediterranea, come il leccio, il biancospino e la rosa canina, e di esemplari endemici quali la ginestra dell’Etna e il bagolaro.
Nota come meta per escursionisti ed appassionati, presso il Bosco di Centorbi è presente anche una grotta denominata “della Neve”, una neviera scavata nella roccia lavica, che una volta veniva utilizzata per la produzione di ghiaccio, che una volta veniva utilizzato ad esempio per refrigerare le bibite o per la realizzazione delle famose granite.

Nel territorio della città di Bronte, si trovano le note Forre laviche del Simeto, gole profonde scavate nella lava essiccata dall’azione erosiva delle acque dell’omonimo fiume, che si estendono su una superficie di oltre 1.200 ettari, coinvolgendo anche le zone di Adrano, Randazzo e Centuripe, nella provincia di Enna. Il sito è stato dichiarato “di interesse comunitario” dal 2000.
A Bronte è collegato il noto scrittore e giornalista Luigi Capuana, amico di Giovanni Verga, che presso la nota città etnea studiò per due anni.

 Autore | Enrica Bartalotta