01Castello Ursino è un maniero federiciano della città di Catania. Oggi sede del museo civico della città, fu sede del Parlamento Siciliano durante i Vespri.

Costruito nel 1239 dall’architetto Riccardo da Lentini, per volere del re Federico II di Svevia, esso doveva prendere parte all’interno di articolato complesso difensivo siciliano che interessava l’intera costiera orientale; del progetto facevano parte anche il Castello di Maniace di Siracusa (fatto erigere dallo stesso da Lentini), e il Castello svevo di Augusta.
Edificato sul promontorio che dominava la città ostile al regnante, il maniero ebbe l’obiettivo non solo di proteggere ma anche di imporre il dominio federiciano su Catania. Collegato da un istmo alle mura cittadine volute da Carlo V, il Castrum Sinus era originariamente dotato di un imponente fossato con ponte levatoio, che venne poi coperto dal magma dell’eruzione etnea del 1669. L’intero perimetro è costituito da spesse mura in pietra lavica.
Presso i quattro angoli della semplice costruzione a pianta quadra, sorgono le torri circolari di 30 metri d’altezza per 10 di diametro, e su due dei lati, svettano le uniche torri mediane sopravvissute, con diametro di 7 metri.

Molto ben conservato è il lato Settentrionale, su cui sorgono le quattro finestre; qui si trovava l’entrata del castello con il ponte levatoio e le mura difensive, di cui oggi rimangono ancora alcuni resti visibili nel fossato circostante. Sulla facciata, ci accoglie una nicchia con la scultura dell’aquila sveva, simbolo del potere federiciano, che afferra una lepre, con tutta probabilità simbolo della città. Al suo interno si apre il bel cortile con scala esterna in stile gotico-catalano, e l’atrio con campate a crociera su pianta quadrata. Qui sorgevano le quattro grandi sale, e al loro fianco altre sale minori, dalle quali si accedeva alle torri angolari. Ogni grande sala è composta da tre campate con volte a crociera, sostenute da semicolonne con capitelli ornati.

Il lato Sud, privo della sua torre mediana e più volte rimaneggiato nel tempo, presenta la cosiddetta ‘Porta Falsa’, molto probabilmente in legno e pietra, con un passaggio che si suppone conducesse ad un porticciolo, dato che nel Cinquecento il maniero si trovava esattamente prospicente al mare; il bastione di San Giorgio e la piattaforma di Santa Croce vennero aggiunti poi.
Il lato Est, privo anch’esso della sua torre mediana, presenta una bellissima finestra rinascimentale con decorazione in pietra lavica; i lavori di ristrutturazione hanno saputo portare alla luce i bastioni cinquecenteschi, che erano stati sommersi dalla colata lavica del 1669, e i basamenti delle torri angolari.

Nel 1295, il maniero ospitò il Parlamento Siciliano, nella seduta che dichiarò decaduto Giacomo II ed elesse Federico III quale re di Sicilia. Nel corso del 1296, il castello divenne possedimento di Roberto d'Angiò, e poi nuovamente degli aragonesi. Qui, a partire dal 1296, vi abitò re Federico e i successori Pietro, Ludovico, Federico IV e Maria, rimase dimora nobiliare degli aragonesi di Sicilia fino al 1415; la sala dei Parlamenti venne utilizzata, nel 1337, come camera ardente per la salma di re Federico III. Nel 1347, tra le mura del fortilizio venne siglata ‘la Pace di Catania’, accordo stretto da Giovanni di Randazzo e Giovanna d'Angiò.
Il castello fu teatro del rapimento della regina Maria di Sicilia, nella notte del 23 gennaio 1392, ad opera di Guglielmo Raimondo Moncada, che la sottrasse a Gian Galeazzo Visconti, con cui la regina avrebbe dovuto unirsi in matrimonio.

Il 25 maggio del 1416, Alfonso il Magnanimo ivi riunì i baroni e i prelati dell’Isola, per il giuramento di fedeltà al Sovrano, e nel 1434, ivi firmò, presso le sue mura, l’atto con cui sanciva la nascita dell’Università degli Studi di Catania.
Nel 1460, nell’edificio verrà alla luce la prima seduta del Parlamento Siciliano del periodo aragonese-castigliano, presieduto dal viceré Giovanni Lopes Ximenes de Urrea. Nel 1494, qui morì don Ferdinando de Acuña, Viceré di Sicilia; oggi riposa presso la cappella di Sant’Agata sita nella Cattedrale della città.
Dal XVI secolo, con l'introduzione della polvere da sparo, il castello assunse sempre minore importanza quale struttura militare, e divenne sempre più dimora di corte, residenza stabile dei viceré, e più costantemente del castellano. Venne sottoposto inoltre a imponenti lavori di restauro che ne modificarono la struttura interna, allo scopo di riadattarlo a prigione; le grandi sale del piano terra vennero infatti divise in ambienti più piccoli, i ‘dammusi’, ovvero le celle oscure dei prigionieri, probabilmente ispirate dalle caratteristiche strutture di origine araba, ritrovati sull’Isola. Traccia di questa parte di storia del castello, è stata lasciata dai graffiti che a centinaia riempiono le mura e gli stipiti di porte e finestre, anche del cortile interno (fatta eccezione per il lato Nord).
Qualche tempo dopo, il terremoto del 1693, compromise definitivamente il ruolo del castello in quanto maniero militare.

Nel Settecento e Ottocento, Castello Ursino ospitò le guarnigioni militari piemontesi e quindi borboniche, prendendo il nome di Forte Ferdinandeo; continuò ad essere utilizzato come prigione fino al 1838, quando il Governo Borbonico decise di farsi carico del suo restauro, con l’aggiunta di nuove fabbriche.
In vista della sua trasformazione in museo negli anni Trenta del Novecento, il maniero venne rimaneggiato e restaurato; è sede del museo civico dal 1934.
Una curiosità: il maniero apparve in un francobollo italiano da 40 lire.

Autore | Enrica Bartalotta