Un nuovo potrebbe nascondersi nel nostro quotidiano: dai tessuti agli pneumatici, dalle pitture agli alimenti. Sono le nanoparticelle, 100 mila volte più piccole di un capello. Come si legge sull'autorevole "Le Monde", l'associazione francese 'Agir pour l'environnement' (Agire per l'ambiente) ha commissionato uno studio metrologico e delle prove di laboratorio alla National Laboratory (LNE). I test hanno rivelato che i nanomateriali sono presenti nel cibo, e che i produttori non stanno adempiendo all'obbligo di etichettarli.

In particolare sono stati analizzati una porzione di vitello William Blanquette Saurin, biscotti Napolitains LU, chewing-gum Malabar, ognuno dei quali contiene biossido di titanio, l'additivo colorante E171, così come il mix di spezie utilizzata dal supermercato Carrefour nel suo guacamole, una salsa messicana, che contiene biossido di silicio, l'agente antiagglomerante E551. Tutti e quattro i prodotti contenevano nanomateriali che avrebbero dovuto essere classificati come 'nano' in base alle norme del regolamento sui nuovi prodotti alimentari. 

I risultati dei test hanno mostrato che le particelle inferiori ai 100 nanometri sono presenti nel 2,5% della gomma da masticare citata e nel 100% degli additivi nei prodotti alimentari. Rispetto alla totalità del prodotto, queste particelle sono presenti in basse concentrazioni, ma diversi studi dimostrano che le nanoparticelle si accumulano in alcuni tessuti del corpo e possono essere smaltite con difficoltà. Secondo Agir pour l'environnement, "queste sostanze creano rischi inutili per i consumatori, che non hanno modo di evitarle essendo privati del diritto di conoscerle. Poiché le nanoparticelle sono sempre più presenti nei beni di consumo, senza alcuna trasparenza, tracciabilità o regolamento, abbiamo urgente bisogno di una moratoria per evitare un altro scandalo di salute pubblica come quello che si è verificato nel caso dell'amianto".

Eppure ai sensi del regolamento europeo del 2011 sulle informazioni alimentari ai consumatori qualsiasi ingrediente contenente nanomateriali deve essere etichettato come tale, con il nome del materiale seguito dalla parola 'nano'. La Commissione europea ha ribadito questa esigenza nell'ottobre 2015 in occasione della revisione del regolamento sui nuovi prodotti alimentari dopo aver visto la riluttanza a imporre l'etichettatura per gli ingredienti sul mercato per un lungo periodo di tempo.

Ma attualmente non esistono prodotti alimentari etichettati con la parola 'nano'. Questo significa che non ci sono prodotti alimentari sul mercato UE che contengono nanoparticelle? La risposta è no. In realtà il loro uso è all'ordine del giorno. Nel settembre 2015 Friends of Earth Australia ha rivelato la presenza di nanoparticelle in un certo numero di prodotti alimentari, molti dei quali disponibili in Europa. Tra loro ci sono le M&M's e le Mentos Pure Fresh.