01Come cambieranno le tasse sulla casa e i fabbricati dall’anno prossimo? Gli esperti della CGIA hanno già fatto le loro stime e le cifre sono più che triplicate in 3 anni.

La vera novità di quest’anno, oltre ai ritocchi importanti a IVA e Irpef, sono sicuramente stati quelli legati alla casa, con l’avvento della Tasi e l’accettata dell’Imu su seconde case e immobili non adibiti ad abitazione, che insieme a Tari e Canone RAI hanno costruito il mattone più pesante del peso fiscale dello Stato sugli italiani.

Nel 2011, le aliquote imposte dai Comuni, hanno portato gli affitti degli appartamenti a canone concordato ad aumentare di un incredibile 236%. Una volta con l’Ici bastava pagare 230 euro per un’abitazione con affitto inferiore a quello posto mediamente sul mercato; oggi tra Imu e Tasi si parla di almeno 773 euro all’anno.

Secondo i calcoli della Confederazione Artigiani di Mestre, le cose sono cambiate anche per i proprietari di una seconda casa in affitto a canone libero: dal 2011 a oggi c’è stato un aumento del 150% del carico fiscale; questo significa che avranno dovuto sborsare 911 euro all’anno, contro i 364 degli anni precedenti.

E il discorso non cambia nemmeno per i commercianti. Gli affitti per i locali destinati a negozio o bottega, sono aumentati di ben il 140% dal 2011. Questo significa che in 3 anni, per i propri esercizi, si è stati costretti a pagare in media 983 euro contro i 410 degli anni prima.

La situazione è nera anche per coloro che siano in possesso di un’attività di tipo ricettivo, come un albergo ad esempio. In questo caso, i proprietari sono stati costretti a sborsare 11.855 euro di Imu e Tasi, quando invece 3 anni fa la loro spesa non arrivava che a 6mila.

E ancora, per quanto riguarda i proprietari di grandi superfici, come ad esempio i supermercati, la spesa è arrivata quasi a raggiungere il tetto degli 8.000 euro, con un aumento registrato di ben il 96% in più rispetto al 2011; e non si salva nemmeno chi è in possesso di una grande fabbrica, perché il peso del Fisco è aumentato anche sulle loro spalle, di ben il 95% in un triennio.

Colpiti sono dunque tutti, anche se ad esserlo ancor più degli altri, sono i possessori di una seconda casa. Come ricorda il segretario della CGIA, Giuseppe Bortolussi, in questa categoria non ci sono più solo le famiglie abbienti, ma anche coloro che hanno ereditato un immobile, magari dai propri genitori, o coloro che hanno dovuto trasferirsi altrove magari per esigenze personali, ma abbiano deciso di mantenere la propria casa d’origine come seconda casa: dunque il ceto medio, che in Italia rappresenta la maggioranza.

Eppure, secondo quanto detto dall’Ocse, la pressione fiscale sul nostro Belpaese lo scorso anno si è ridotta, passando dal 42,7% del 2012 al 42,6% del Pil nel 2013. Non di molto, ma a quanto pare in controtendenza con gli altri Paesi.

Autore | Enrica Bartalotta