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Un riconoscimento che guarda alla storia, ma parla al presente. È quello che sta per interessare una città siciliana simbolo delle grandi mobilitazioni pacifiste degli anni Ottanta.

L’Ars ha, infatti, avviato l’iter del disegno di legge “Riconoscimento di Comiso città della pace”, presentato come primo firmatario dal deputato regionale del Pd Nello Dipasquale, insieme al gruppo parlamentare dem, con l’obiettivo di attribuire al comune ibleo un riconoscimento formale legato alla sua storia. Il testo è stato recepito dalla V Commissione dell’Assemblea regionale siciliana, che lo ha approvato all’unanimità, consentendone così l’approdo in aula, dove la discussione riprenderà il 24 febbraio.

Relatrice del provvedimento è la deputata Valentina Chinnici, che ha sottolineato il significato politico dell’iniziativa: “È stata l’occasione, a quattro anni dall’invasione dell’Ucraina e mentre continua quasi in silenzio il genocidio palestinese, per ribadire e rilanciare l’impegno della Sicilia per la pace, nel solco di due grandi deputati siciliani, Pio La Torre e Angela Bottari”.

Cosa prevede il disegno di legge

Il testo si apre con una dichiarazione di principio chiara. All’articolo 1 si legge: “La Regione siciliana, in coerenza con i principi della Costituzione italiana, della Carta delle Nazioni Unite e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, opera per la giustizia sociale e la cooperazione tra i popoli, riconosce e promuove la pace come un diritto fondamentale delle donne e degli uomini”.

L’articolo 2 dispone che la Regione costituisca ufficialmente Comiso come città della pace e istituisca il Comitato Comiso città della Pace. Il Comitato sarà composto dal presidente della Regione o da un suo delegato, dal sindaco di Comiso, dal presidente del Libero consorzio comunale di Ragusa, dai deputati Ars del collegio di Ragusa, dal provveditore agli studi di Ragusa e dai rettori delle università di Palermo, Catania, Messina ed Enna. Non è previsto alcun compenso economico per i componenti.

Tra i compiti, l’organizzazione di iniziative e progetti a sostegno della cultura della pace, anche in collaborazione con soggetti pubblici e privati, nazionali e internazionali. In programma la Settimana internazionale della pace, con convegni, conferenze, tavole rotonde, mostre di arte e fotografia, rappresentazioni teatrali, cineforum, festival e concerti. Gli oneri sono quantificati in 200 mila euro per il 2026 e altrettanti per il 2027.

Comiso e la stagione degli euromissili

Il provvedimento affonda le radici nei primi anni Ottanta, quando una nuova ondata del movimento per la pace attraversò Europa e Stati Uniti. L’incubo nucleare tornò a dominare il dibattito pubblico. Milioni di persone si mobilitarono contro la corsa al riarmo tra Est e Ovest, in un clima di tensione crescente.

In quel quadro, Comiso divenne uno dei principali simboli del pacifismo internazionale. Nel vecchio aeroporto militare Vincenzo Magliocco era prevista l’installazione di 112 missili nucleari Cruise. La decisione risaliva al dicembre 1979, quando la Nato deliberò il dispiegamento di 572 missili a media gittata, Pershing e Cruise, in cinque Paesi dell’Europa occidentale: Olanda, Gran Bretagna, Germania, Belgio e Italia. Una scelta strategica che rispondeva agli SS20 collocati nei Paesi del Patto di Varsavia.

La Sicilia entrò così in uno dei passaggi più delicati della Guerra fredda. Una città del Ragusano si trovò al centro del confronto tra le due superpotenze.

La mobilitazione fu ampia e trasversale. Dal Pci di Pio La Torre al mondo cattolico, fino al variegato associazionismo. Forte fu la presenza delle donne, che non si limitarono a sostenere la protesta, ma ne divennero protagoniste attive. Il gruppo La Ragnatela, sull’esempio delle attiviste inglesi, organizzò un campo di opposizione alla base missilistica e promosse l’incontro internazionale “Donne e disarmo”, in un clima di forte partecipazione civile.

Le proteste davanti ai cancelli dell’aeroporto portarono alla denuncia di diverse manifestanti e all’arresto di alcune di loro, segnando profondamente la memoria collettiva di quegli anni. Accanto ai movimenti femminili operarono anche ecologisti e nonviolenti che, per affermare un modello alternativo, acquistarono terreni nei pressi della base. Li chiamarono Verde vigna e li coltivarono con metodi biologici, trasformando quel gesto in un simbolo concreto di opposizione alla logica militare.

Un simbolo del pacifismo internazionale

La relazione al disegno di legge chiarisce che l’obiettivo non è solo celebrare quella stagione. In un momento in cui “gli equilibri internazionali di pace sembrano sempre più precari, in alcuni casi sono perfino saltati causando devastanti confitti tutt’ora in atto (Medioriente, Europa dell’est)”, il testo punta a fare “(ri)diventare Comiso interprete internazionale della cultura della pace”.

Questo riconoscimento punta a trasformare una pagina di storia in un progetto stabile. Non solo commemorazione, ma impegno continuo. Dopo il via libera unanime in commissione, l’aula dell’Ars sarà chiamata a esprimersi. Se il testo verrà approvato, Comiso potrà consolidare il proprio ruolo di riferimento per il dialogo tra i popoli e per la promozione della pace come valore universale.