03Lando Buzzanca, originariamente Gerlando, è un attore e cantane siciliano di Palermo, consacrato al grande schermo con la figura di Mulè nel film “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi.

Figlio dell'attore Empedocle Buzzanca, subito dopo gli studi superiori si trasferì a Roma, dove frequentò i corsi di recitazione all'Accademia Sharoff, per la quale ricoprì poi il ruolo di Presidente Onorario. Qui, il giovane Buzzanca si giostrava tra diversi lavori temporanei, volti a pagarsi gli studi specialistici, e dopo una serie di ruoli minori in scritture per il teatro prima e per il cinema poi, riuscì a guadagnare il ruolo di comparsa nel film del 1959 “Ben-Hur”, in cui interpretava uno schiavo della Galea; il suo debutto ufficiale sul grande schermo, risale però al film di Pietro Germi del 1961, “Divorzio all’italiana”, in veste del personaggio Rosario Mulè; tre anni più tardi, Germi lo sceglierà di nuovamente per interpretare la figura di Antonio, nella pellicola “Sedotta e abbandonata”. Per Buzzanca si avvicenderanno una serie di ruoli simili, non sempre fortunati, ala figura dell’uomo-macho, in forte contrapposizione con la cultura femminista che stava prendendo piede all’epoca, e che lo relegheranno nella schiera dei caratteristi del cinema di ‘serie B’; fatta eccezione per il ruolo da protagonista nel film “Don Giovani in Sicilia” del 1967, di Alberto Lattuada.

Il pubblico però rimane irrimediabilmente colpito dalla recitazione spontanea e ironica di Buzzanca, cosicché l’attore approda, nel 1970, in tivù con “Signore e signora”; un programma televisivo che lo porterà a raggiungere il vero successo commerciale. La svolta, Buzzanca l’avrà con “Il merlo maschio”, commedia diretta da Pasquale Festa Campanile nel 1971, in coppia con una Laura Antonelli alle prime armi. Fondamentale, in questo senso, sarà proprio quest’ultima pellicola, che lo consacrerà anche al cinema internazionale; Buzzanca inizierà a scegliere da solo i propri ruoli cinematografici, che lo porteranno accanto alle attrici più belle e più in voga del momento, come Claudia Cardinale, Catherine Spaak, Barbara Bouchet e Joan Collins.
Da questo fortunato periodo nascono i tratti delle figure da lui interpretate in “L’arbitro”, “Il sindacalista” e “All’onorevole piacciono le donne”, personaggi dell’’Homo Eroticus’ Buzzanca, facilmente riferibili alla realtà politica e sociale degli anni Settanta.

Fu proprio però intorno alla seconda metà degli anni Settanta, che diminuiranno gli impegni cinematografici del Buzzanca, a seguito della svolta cinematografica della commedia erotica all’italiana, verso una versione meno pruriginosa, che fece la fortuna di attori come Alvaro Vitali, Edwige Fenech, Gloria Guida e Gianfranco D'Angelo. In questo periodo dunque, l’attore palermitano si dedica prevalentemente alla radio e al teatro, suo è il personaggio di Buzzanco che appare nella trasmissione radiofonica domenicale di Radiodue “Gran varietà”, erede diretto del personaggio televisivo ideato per la serie “Signore e signora”. Molteplice anche la sua produzione teatrale, che lo terrà impegnato per tutti gli anni Ottanta e Novanta. Nel 2005, Buzzanca torna in tivù con la fiction “Mio figlio” di Luciano Odorisio, e nel 2010, con le miniserie “Lo scandalo della Banca Romana”, “I Viceré” e “Capri 3”. Il 2012 è la volta de “Il restauratore”, prodotto in sei puntate della prima serata di Rai 1, che, grazie alla cifra totale di 6 milioni di spettatori, venne prodotto anche per una seconda serie, in onda nel 2014.

Note sono anche le sue apparizioni in RAI, al fianco di Luisa Rivelli, Carlo Giuffrè e Quinto Parmeggiani, per la realizzazione di produzioni in prosa scritte per la televisione; come “La figlia di papà” e “La coda della volpe”. Tra gli anni Settanta e Ottanta, Buzzanca si dedicò anche alla conduzione, presentando alcuni programmi molto noti della televisione italiana come “Lascia o raddoppia?” e “Varietà”, del 1984. Nel 1991, Antonio Ricci lo scelse per presentare il suo programma “Striscia la notizia”.
Si dedicò anche alla carriera di cantante tra il 1971 e il 1981.

Autore | Enrica Bartalotta