0118 arrestati nell’inchiesta della Procura di Pisa iniziata meno di sei mesi fa. I carabinieri dei Nas di Livorno hanno portato alla luce un giro di corruzione che coinvolgeva le mamme e i loro neonati.

Viaggi in località turistiche di lusso, e poi apparecchi tecnologici come televisori, smartphone, condizionatori e computer: è questo il prezzo che hanno pagato importanti aziende produttrici di latte in polvere, ai 5 informatori scientifici e ai 12 pediatri sparsi tra Liguria, Toscana e Lombardia.

Un giro d’affari le cui indagini sono scattate già nel giugno scorso, a seguito di una segnalazione anonima, e che si sono concluse qualche giorno fa con l’arresto di ben 18 persone, 18 operatori medici e del campo tecnico-scientifico, tra cui anche due primari, in manette perché avevano accettato di convincere le neomamme che passavano dai loro studi medici o dall’azienda ospedaliera del Levante ligure di La Spezia e dell’ospedale San Giuseppe di Empoli, che il latte in polvere fosse migliore di quello materno.

Il latte artificiale non è equivalente a quello materno. Non a caso il Ministero della Salute ha messo a disposizione una regolamentazione molto severa, sia per coloro i quali abbiano necessità di informarsi, sia per coloro che hanno intenzione di violarla.
Fino agli anni Ottanta si credeva infatti che il latte artificiale potesse migliorare la vista dei neonati, e che potesse addirittura migliorarne le capacità cognitive. Niente di più falso, eppure sono molte le mamme che per le più svariate ragioni, ancora fanno riferimento al latte in polvere, spesso per motivi culturali o per scarsa informazione.

Così com’è accaduto alle donne che sono state convinte dai 12 pediatri di Toscana e Liguria, di preferire il latte in formula a quello materno, cosicché essi potessero ricevere in cambio buoni per soggiorni-vacanze, o regali costosi. Mazzette che hanno coinvolto anche un’agenzia di viaggi che emetteva false fatture per i medici, a conferma della loro partecipazione a congressi a cui non avevano mai presenziato, e un dirigente di una casa farmaceutica di Limbiate, in provincia di Monza; insieme a 5 informatori scientifici, quattro residenti in Toscana e uno nelle Marche.

Un giro d’affari illecito che ha coinvolto anche 2 primari del Nord, a cui sono recentemente stati notificati due dei diciotto procedimenti di custodia cautelare per arresti domiciliari, e che adesso dovranno rispondere di corruzione. Indignato anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha dichiarato: «mi chiedo come possano medici pediatri andare contro l’etica della professione. Non bastano gli aggettivi per descrivere la gravità di questo genere di azioni».

Autore | Enrica Bartalotta