OLYMPUS DIGITAL CAMERACe ne sono tre di ‘pillole del giorno dopo’. Una è la nota Ru486, quella venduta dagli anni Ottanta in Francia, che induce all’interruzione di gravidanza. Diversa è la pillola del giorno dopo che funge da contraccettivo, così come quella a base di ulipristal acetato.

La nota pillola del giorno dopo è quindi un contraccettivo: blocca l’ovulazione impedendo l’innesto di una gravidanza, ma non interviene laddove sia già presente una gravidanza o laddove la gravidanza stia appena per compiersi. Non è una pillola abortiva dunque. Nonostante le opinioni contrastanti di medici ed esperti, la nota Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha infatti da poco modificato le indicazioni presenti sul suo bugiardino: la controversa pillola a base di Levonogestrel, il cui utilizzo è stato approvato dal Ministero della Salute italiano nel 2000, non impedisce dunque l’impianto di per sé ma ritarda o inibisce l’ovulazione. È necessario prenderla entro 72 ore dal rapporto sessuale ritenuto a rischio, ma per essa è necessaria la prescrizione di un medico: per cui è bene anche sapere che il suo effetto diminuisce di 12 ore in 12 ore.
Discorso simile per la pillola a base di ulipristal acetato, conosciuta dal 2011.

Il farmaco a base di ulipristal acetato, è una ‘pillola del giorno dopo’ che può essere assunta fino a 5 giorni dopo il rapporto sessuale a rischio. Come la prima, è dunque una pillola a effetto contraccettivo, non abortivo, ed è completamente a carico dell’utente, in quanto si colloca tra i cosiddetti farmaci a fascia C.
A differenza della pillola a base di Levonogestrel non perde di efficacia dunque, perciò può essere somministrata entro 120 ore dal rapporto non protetto, ma può essere prescritta solo in caso di test di gravidanza negativo; almeno fino alla fine di quest’anno. L’agenzia europea dei farmaci ha infatti da poco approvato la possibilità di ottenere il farmaco anche senza ricetta: così da poterne garantire una maggior efficacia; tutti i Paesi membri dovranno seguire la nuova direttiva, a partire dal nuovo anno.

Discorso totalmente differente per la ben più nota Ru486.
La pillola a base di mifepristone viene infatti somministrata negli ospedali italiani già da aprile 2010, nel rispetto della Legge 194. Il suo effetto si chiama ‘aborto farmacologico’, in contrapposizione a quello chirurgico, e viene somministrata quindi durante la prima settimana di gravidanza, tramite due compresse. La prima, quella a base di mifepristone, prepara l’utero per l’arrivo delle prostaglandine, che vengono somministrate due giorni dopo per provocare l’espulsione dell’inizio di gravidanza. Funziona nel 95% dei casi, con effetto simile a quello di un normale ciclo mestruale; a volte una seconda dose di prostaglandine può essere somministrata per aumentarne l’efficacia, e se l’aborto non avviene, la paziente verrà sottoposta ad operazione chirurgica.

L’aborto provocato dalla Ru486 non riguarda l’espulsione di un feto, che non si viene a compiere se non entro il 70esimo giorno dal concepimento; all’8a settimana si sviluppa invece l’embrione; ciò significa che se presa in tempo, la pillola si preoccupa di espellere solo il materiale di formazione composto dallo zigote, ovvero dall’ovulo fecondato e suddiviso, munito di materiale genetico completo ma non ancora sviluppato.

Autore | Enrica Bartalotta