Qualcosa come 8 miliardi di euro di debiti e un patrimonio sgretolato. È questa la drammatica situazione economica della regione fotografata da Accursio Sabella su "LiveSicilia". Tra una mala gestio politica e l'altra, si è andati di male in peggio. Ecco quanto si legge nel dettaglio:

(…) la cifra sulle spalle dei siciliani è quella: 8,183 miliardi di prestiti, da restituire gradualmente: una prima fetta si estinguerà tra il 2022 e il 2025. Un altro pacchetto (mutui accesi per cofinanziare i programmi nazionali) "scadrà" tra il 2031 e il 2032. E poi c'è la sfilza di mutui accesi dai governi Lombardo e Crocetta: dopo la ridiscussione dei termini del mutuo col Ministero, questi scadranno tra il 2044 e il 2045. A ogni siciliano (anche a quelli che verranno) è stato regalato un debito di circa 1.600 euro a testa. Da pagare in comode cambiali per i prossimi decenni.

Mutui da garantire nonostante il patrimonio della Sicilia sia di gran lunga inferiore a quanto si era immaginato e certificato in questi anni. Come emerge dal rendiconto del 2015, infatti, la Sicilia ha una condizione patrimoniale gravissima. Per intenderci, se si trattasse di una azienda il fallimento sarebbe certo. Anzi certissimo. Un patrimonio che è "dimagrito" di circa 7,7 miliardi, dopo, probabilmente il riaccertamento dei cosiddetti "residui attivi": somme storicamente inscritte al bilancio come entrate, ma non più incassabili dallo Stato. E così, se la pulizia dei residui, voluta dall'assessore Baccei, è stata una "operazione verità", quello che resta è un patrimonio con "attivi" per 7,8 miliardi e "passivi" per 16,4 miliardi. In pieno e pericolosissimo "squilibrio", insomma.