Camminando in giro per la città di Palermo, ci si imbatte sovente nelle edicole votive, chiamate “I Marunnuzzi” o “I Santuzzi“. Queste sono state – e continuano a essere – il centro della vita sociale di una strada o di un cortile. Che siano antiche o recenti, poco cambia.

Lo edicolette raccontano i momenti di personale gioia di coloro che le curano, che le abbelliscono, che le venerano. La ricchezza delle tradizioni popolari, tramandate da una generazione all’altra, ha permesso alle edicole votive di resistere fino ai giorni nostri. Sono testimonianza di una profonda religiosità, sentita da tutte le classi sociali.

A volte le edicole votive sono ricche, altre sono semplici statuette. Il soggetto principale è la Vergine Maria, ma sono numerose anche quelle con i santi, come Santa Rosalia. Le immagini di Cristo sono legate alla passione e spesso le immagini dell’Ecce Homo o dell’Addolorata sono accanto alle chiese.

L’importanza delle edicole votive

Segno di devozione particolare, nella cappelluzza, è la santa palma benedetta, ma non devono mancare mai lumini accesi e fiori.  Per secoli, proprio il lumino acceso davanti l’immagine fu  fonte di luce notturna del vicolo o del sottopassaggio

Famoso è il caso dell’edicola di Porta di Termini che, chiusa per tanto tempo da muri divisori, si mantenne sempre con la lampada accesa. La più antica delle edicole dedicate a Santa Rosalia” che si trova in Piazza Monte di Pietà. Questa  ci ricorda la casa del saponaio Vincenzo Bonello, il “cacciatore” che ebbe la visione della “Santuzza” e scatenò il grande culto, rivelando il vero nascondiglio delle reliquie che in una apparizione gli era stato rivelato.

Alcune edicole votive sono state erette dal Senato cittadino, quasi sempre per la scampata peste, e sono dedicate per lo più a Santa Rosalia e all’Immacolata Concezione. Di queste, non ne rimangono molte: una in Via Bosco, una in Piazza Aragona, accanto all’ingresso dell’ex bar “il cimbalino”, un’altra ancora in via Coltellieri. In molte delle edicole è presente anche una lapide in marmo, riportante il nome di colui che l’ha fatta costruire o delle “istruzioni” per ottenere un’indulgenza.

Foto Luisa Cassarà©