Falaride dal 570 a.C, per circa trent’anni, fece diventare Akragas una grande potenza economica e militare. 

Ma tanto era bravo, tanto era cattivo. La sua perfidia era conosciutissima ovunque.

Secondo una leggenda, Palaride fece creare dall’ateniese Perillo, un gigantesco toro di bronzo vuoto al suo interno, per utilizzarlo come strumento di tortura.

Dentro il toro faceva mettere i suoi nemici e li bloccava dentro. Faceva accendere del fuoco sotto la pancia del toro per fare in modo che le fiamme scaldassero il metallo fino a farlo scottare. 

Quando il bronzo raggiungeva temperature elevatissime, i poveri rinchiusi gridavano dal dolore e le urla, simili ad un muggito, si sentivano fuoriuscendo dalla bocca dell’animale.

Falaride per la creazione di questo toro non risparmiò nessun particolare. I fumi che venivano fuori dal toro profumavano addirittura d’incenso.

Per provare gli effetti sonori, con l’inganno fece entrare Perillo dentro il toro, fece accendere il fuoco ed il poveretto cominciò ad urlare. Soddisfatto del suono lo fece uscire ma non lo risparmiò. Si dice, infatti, che lo fece gettare da una rupe.

Ma anche in questa storia c’è un briciolo di giustizia.

A seguito di una congiura guidata da Telemaco (non il figlio di Ulisse 

;-)), Felaride fu condannato a morire proprio dentro il famoso toro.

Ohhhh, quannu ci voli, ci voli!

Di Alessandra Cancarè 

Foto di Caterina Dmitrieva

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