Miti e leggende

Congiure, torture, mistero: è la leggenda del fantasma del Castello di Caccamo

Avete mai sentito parlare del fantasma del Castello di Caccamo? Questo importante edificio porta con sé una leggenda strettamente connessa con la sua storia. Le prime tracce della fortezza risalgono al 1093, quando era costituito solo da una torre di avvistamento e da una cinta muraria. Il feudo di Caccamo, allora, apparteneva a Goffredo de Sagejo, normanno giunto al seguito di Ruggero, poi passato alla famiglia Bonello. Proprio la famiglia Bonello attuò diverse operazioni sulla struttura.

La leggenda nasce quando Matteo Bonello e i suoi utilizzarono il castello come rifugio, dopo il fallimento della congiura dei baroni. Nella notte di San Martino del 1160, Bonello e i suoi tesero un agguato a Maione da Bari, primo ministro di Guglielmo il Malo, il quale morì. Gli altri baroni, intanto, imprigionarono il re, ma la congiura fallì perché il popolo si schierò con il sovrano. Lo liberò e lo riportò al potere. Per questo i congiuranti si rifugiarono nel castello.

Il re si vendicò presto. Inviò un esercito contro i ribelli ma, dato che con la forza non ottenne nulla, escogitò un ingegnoso piano. Invitò Bonello a corte, facendogli credere di averlo perdonato, ma lo fece poi arrestare e torturare. Questi morì di fame e di sete, nei sotterranei del castello, dopo che gli tagliarono i tendini dei piedi e gli cavarono gli occhi.

Leggi anche

La Sala del Trabocchetto del Castello di Caccamo, per liberarsi degli ospiti indesiderati

Da allora, il fantasma di Matteo Bonello si aggira per il castello, con un aspetto spaventoso, sfigurato in volto e con abiti di cuoio. Sarebbero stati molti gli avvistamenti del fantasma del Castello di Caccamo. A questa figura, inoltre, se ne è aggiunta un’altra: una bellissima suora vestita di bianco, allo scoccare della mezzanotte, si dirigerebbe verso la torre tenendo in mano un melograno. Chiunque riuscirà a mangiarne, senza toccarlo e senza farne cadere un chicchi, troverà un ricco tesoro. In caso contrario, resterà a vagare per l’eternità.

Redazione