01Domani, 25 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il Liceo Scientifico “Antonino Sciascia” di Canicattì rappresenterà in un doppio appuntamento la piece “Undicesimo Comandamento: non indurre in tentazione”, con la regia della Professoressa Lella Falzone. La mattina alle ore 10.00 sarà rappresentata al Teatro Sociale di Canicattì e la sera alle 20.30 al Centro Polivalente di Campobello di Licata, patrocinata da questa stessa Amministrazione Comunale. La piece è composta da vari monologhi e coreografie rappresentate e danzate da studenti e alcuni professori del Liceo prima detto.

  Sotto è riportato il prologo della suddetta rappresentazione, scritta per l’occasione dall’estensore del presente articolo.

 

“SULL’AMORE E GLI ERMAFRODITI

Credo che uno degli aspetti più romantici e nel contempo più tragici dell’Amore sia quello di coppia. L’amore, l’amour, l’amor, to love, croce e delizia, rosa e spina dell’umanità, è appunto mirabilmente rappresentato in questa duplice veste dalla rosa rossa. L’amore, da sempre appassionato argomento di poeti e artisti, lega indissolubilmente, o separa con strazio e violenza, le coppie d’ogni età. Credo ancora che l’allegoria più affascinante e illuminante sulle gioie e i tormenti dell’amore, sia quella espressa da Aristofane nel famoso Simposio. Vi ricordate delle splendide figure mitologiche che erano gli androgini? Esseri completi, potenti e felici che comprendevano le caratteristiche di entrambi i sessi. Ermafrodita, maschio e femmina insieme. Che meraviglia! Indipendenti, autosufficienti, talmente forti e potenti, che perfino il già potente Zeus se ne preoccupò alle prime avvisaglie di superbia! Non poteva permettere la loro scalata all’Olimpo: sarebbero stati dei temibili competitori! Così decise di indebolirli infliggendogli l’orribile mutilazione della separazione! Con la forza della saetta, zac!, li divise in due esseri distinti: gli attuali maschio e femmina, esseri incompleti, fragili, insicuri, avversari, diversissimi fra di loro ma costretti da Eros a cercarsi, unirsi, capirsi e inesorabilmente a scontrarsi!

  Zeus condannò in eterno gli splendidi esseri ermafroditi a questo continuo rincorrersi e separarsi, amarsi e odiarsi,  comprendersi e ostacolarsi; per cosa? Per quegli iniziali accenni di alterigia! Ancora oggi viviamo l’isteria, la schizofrenia, l’ansia della ricerca di quell’originaria metà persa. E ahinoi, quanto è dura! Pochi fortunati ci riescono, altri si consolano rincorrendo il sogno di un amore platonico che mai si realizzerà. Il resto si deve accontentare di adeguarsi a una controparte che non combacia in molti punti, come quando vogliamo unire i cocci di una ceramica frantumata con clamore e irrecuperabilmente sparsi per terra! Una ceramica raffazzonata, sbreccata, brutta come i punti di sutura su una pelle profondamente lacerata. Coppie incomplete e inappagate, in realtà perché composte da due metà appena, e non da due unità. Questo è il vero senso dell’allegoria degli androgini crudelmente separati da Zeus! Poiché se ogni uomo e ogni donna riconoscesse, coltivasse e conciliasse entrambi gli aspetti insiti nella natura, il femminile e il maschile, lo yin e lo yang, l’acqua e il fuoco, la delicatezza e la forza, si avrebbe un’umanità completa, che nell’incontrarsi e unirsi coi propri opposti, ritroverebbe il vero senso della coppia, cioè due unità mature che si sostengono a vicenda e non che si intralciano più o meno sottilmente, più o meno violentemente, più o meno cruentemente in proporzione al grado della sintesi raggiunta tra il maschio e la femmina interiori. E in tal caso Zeus avrebbe di che preoccuparsi!” 

 

Angelo Lo Verme