01Fanpage http://goo.gl/PnEgmx Museo Salinas di Palermo

L’esistenza di un edificio è come quella di un organismo vivo, che attraversa varie fasi e alterna stagioni diverse, cercando di adattarsi alle necessità della “creatura” a cui appartengono.
Così, all’interno della nostra “creatura”, questo Museo che con tanto lavoro ed energie stiamo cercando di fare rinascere all’inizio di un nuovo millennio, è stata riportata in luce una bella e del tutto atipica sala al primo piano dell’edificio.

 

I lavori di restauro ancora in corso hanno scoperto il soffitto originario della sala, una copertura a travature lignee decorate con ricchi motivi vegetali di fattura seicentesca; in alto, a concludere le pareti, un largo fascione decorato a girali fitomorfi contiene, al centro, la raffigurazione del cuore fiammeggiante, uno dei simboli della Congregazione Oratoriana.
Altro ritrovamento è quello che ha riportato in vista, lungo le pareti lunghe della sala, quattro nicchie interamente rivestite di oro zecchino applicato a foglia, anche queste occultate dai lavori ottocenteschi di “adattamento” dell’edificio conventuale a Museo.
A completare l’effetto straniante dell’ambiente, quasi una “scatola del tempo” che accoglie varie testimonianze da epoche diverse, troviamo un mosaico pavimentale di epoca romana, frutto di uno dei vecchi strappi ottocenteschi effettuati per trasportare al Museo tante opere musive dalle zone di scavo archeologico.

Alla “riscoperta” che ha permesso di recuperare uno degli ambienti seicenteschi dell’antico edificio conventuale, si è aggiunta una “chiave” d’interpretazione moderna: un finestrone con arco a tutto tondo aperto sulla sottostante Sala delle Metope di Selinunte, uno degli spazi espositivi più importanti del Museo.
Si è voluto così ristabilire un contatto visivo tra i due ambienti che, nel passato, erano collegati dalla funzione d’uso che assolvevano: l’attuale Sala delle Metope ospitava infatti il refettorio della Casa Oratoriana, l’ambiente più grande e più significativo a livello simbolico, visto che al suo interno si riuniva più volte al giorno l’intera comunità. 
Dalla stanza attigua, o antirefettorio, una scala di servizio (il cui ingresso è stato anch’esso rintracciato dai lavori di restauro) raggiungeva al piano superiore la Sala di ricreazione, ossia l’ambiente che qui presentiamo in anteprima, punto di ritrovo della comunità che si raccoglieva attorno ai 
Padri Filippini dopo la condivisione dei pasti: a questa funzione si lega la particolarità e l’accuratezza dei decori.

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