La Grotta di Santa Ninfa si trova nel territorio di Santa Ninfa e Gibellina nel Trapanese. Si tratta di una riserva naturale, istituita per tutelare e valorizzare un’area molto interessante dal punto di vista geologico e paesaggistico. Siamo all’interno di un vasto altopiano gessoso, noto fin dalla fine del 1800 negli ambienti accademici per l’importanza e la diffusione dei fenomeni carsici.

Vi sono rocce gessose formatisi durante il Messiniano, cioè 5-6 milioni di anni fa, in seguito alla chiusura dello Stretto di Gibilterra e alla conseguente interruzione dei collegamenti tra Mar Mediterraneo e Atlantico.

La formazione di un bacino chiuso e poco profondo avrebbe provocato una forte evaporazione e creato estesi depositi salini, emersi in seguito costituendo il substrato principale dell’area. Il substrato gessoso ha favorito i processi carsici. Le acque piovane hanno contribuito alla formazione di tante cavità sotterranee, mentre in superficie hanno inciso le rocce.

Si capisce, da questa introduzione, come il paesaggio sia caratteristico e di notevole interesse geomorfologico.

La Grotta di Santa Ninfa è complessa e articolata. Il sistema ipogeo, esteso circa 1400 metri, si è formato per opera del torrente Biviere. Vi sono due sistemi di gallerie sovrapposte, con tanti cunicoli incisi e sagomati dall’acqua.

Per quanto riguarda la flora, un tempo il territorio era interamente ricoperto da macchia e bosco mediterraneo. Le attività legate a pascolo e agricoltura hanno modificato il paesaggio originario, mentre i rimboschimenti, attuati dal 1980, hanno impoverito la diversità degli ambienti naturali. Bisogna comunque sottolineare come la Valle del Biviere e il comprensorio rivestano notevole interesse floristico. La riserva, inoltre, è un’oasi e un rifugio per numerose specie animali, sia stanziali, che migratorie.

Il monte Finestrelle

Il monte Finestrelle ospita diverse tombe rupestri scavate nel versante meridionale. Queste rientrano nella tradizione funeraria siciliana pre e protostorica. Le tombe più antiche, con cella a pianta circolare, risalgono all’età del Tardo Bronzo (2.000–1.000 a.C.), mentre quelle a pianta rettilinea si collocano intorno ai primi secoli del I millennio a.C. La massima fioritura della necropoli è attestata intorno al IX-VIII secolo a.C.

La riserva naturale della Grotta di Santa Ninfa è gestita da Legambiente, potete cliccare qui per ulteriori dettagli.