Nel 2010 l'attore 22enne australiano Luke Brett Moore aveva perso il lavoro da poco ed era stato lasciato dalla fidanzata con cui stava da diversi anni. Tutto andava per il peggio, ma all'improvviso la svolta: preoccupato di non avere abbastanza soldi sul conto per pagare la rata del mutuo, non ci furono problemi. Idem per i 12 mesi successivi. Stupito da quest’anomalia, Moore continuò ad approfittare dell'errore, che gli consentì in poco tempo dopo di farsi approvare senza problemi un prelievo da 50mila dollari.

Il suo primo grande acquisto fu un Alfa Romeo 156, sostituita in seguito da una Maserati. "Fu straordinario: mi sono divertito, questo è sicuro. Facevo quello che fanno la maggior parte dei ragazzi a quell'età con un mucchio di contanti a disposizione. Andavo in discoteca e spendevo centinaia di migliaia di dollari in ragazze, alcol, cocaina. Mi sono anche comprato una barca da pesca. Ogni volta che chiedevo alla banca di prestarmi più soldi, non mi aspettavo che lo facesse", ha raccontato il ragazzo alla stampa internazionale.

Da luglio 2010 ad agosto 2012 Moore effettuò più di cinquanta prelievi, per un totale di 2,1 milioni di dollari, che gli garantirono l’acquisto di una Aston Martin e di una maglia autografata di Michael Jordan. Un giorno, però, la polizia bussò alla sua porta. Il ragazzo passò una notte in cella prima di essere rilasciato su cauzione, ma tutti i suoi beni erano stati sequestrati. A processo l’accusa era quella di aver ottenuto vantaggi finanziari con la frode. Moore fu condannato nel 2015 a quattro anni e mezzo di carcere.

In cinque mesi di carcere il giovane si documentò, per cercare di difendersi in appello e trovare disposizioni legali che si potessero adattare favorevolmente al suo caso. Dopo essere stato nuovamente rilasciato su cauzione ad agosto 2015, continuò a studiare per ribaltare la sentenza, e pochi giorni fa, all’inizio di dicembre 2016, è stato assolto. Le leggi australiane non prevedevano l’obbligo da parte sua di informare la banca rispetto all’anomalia del suo "conto senza fine". "È evidente che il Moore si è comportato in modo sconsiderato e disonesto", hanno dichiarato i giudici, assolvendo il giovane. "La frode però si intende nei confronti di una persona che è stata ingannata, mentre le sue azioni hanno avuto a che fare con un computer che, non avendo caratteristiche umane, non può essere considerato ingannabile".

"Non ne valeva la pena: la mia vita è stata a un passo dall’andare in completa rovina solo per un paio di mesi di spogliarelliste e cocaina – dice oggi Moore dopo l'assoluzione – Sto cercando di trasformare la mia esperienza in qualcosa di positivo: sto studiando legge all'università ed entro due anni spero di diventare un avvocato penalista".