Fino al giorno del suo 50esimo compleanno, la vita di Julie Randall era andata avanti normalmente, ma poi qualcosa era cambiato. Era seduta alla scrivania del suo ufficio, quando ha avvertito uno strano sintomo alla testa ed è svenuta. Si è risvegliata con gli infermieri che la chiamavano con insistenza: era stata colpita da un ictus.

La diagnosi dei medici è stata chiara: aveva un melanoma metallico al quarto stadio, anche se fino a quel momento non aveva avuto nessun disturbo. Il cancro, partito nel cervello, si era diffuso ai linfonodi, ai polmoni e agli altri organi, non lasciandogli possibilità di sopravvivenza. 

Avrebbe potuto solo ricorrere a delle chemioterapie per prolungare la sua vita di nove mesi. Julie, però, non ha perso la speranza e, insieme al marito ,si è messa alla ricerca di una cura alternativa, trovando un farmaco sperimentale di immunoterapia ideato da alcuni ricercatori di Portland, che avrebbe potuto far funzionare di nuovo il sistema immunitario, permettendo al corpo di combattere il cancro.

"Preferivo essere un topo di laboratorio, piuttosto che un topo morto", ha pensato. Con fatica è riuscita a rientrare nel progetto di quei medici che stavano sperimentando il prodotto e le sue condizioni di salute sono migliorate, tanto che oggi il Nivolumab, il farmaco della sperimentazione, è stato approvato ed è disponibile in Australia.

Oggi, a cinque anni di distanza da quando i medici le dicevano che non aveva speranze, Julie è ancora viva e pare che le cellule tumorali siano scomparse. Per dare speranza a chi vive una condizione analoga, Julie ha scritto un libro.