Emergono nuovi drammatici retroscena del delitto consumatosi ad Alimena, nel Palermitano, dove Antonino Alù, autista 61enne di scuolabus, ha ucciso il figlio Giuseppe, 41 anni. Dopo un lungo interrogatorio, l'uuomo ha confessato, spiegando diessere intervenuto per difendere le nipoti, vittime per l'ennesima volta della violenza del padre, che avrebbe avuto la "passione per l'alcol". L'uomo non avrebbe più tollerato i modi del figlio, che aggrediva le nipoti e rendeva a tutti la vita impossibile con continue richieste di denaro. Antonino Alù è stato portato nel carcere Cavallacci di Termini Imerese, in attesa del processo: l'accusa è di omicidio, come previsto dall'articolo 575 del codice penale. 

Giuseppe Alù, che aveva precedenti per spaccio ed era separato dalla moglie, stava scontando i domiciliari in casa del padre. Proprio nella giornata del 19 febbraiuo erano scaduti i termini della misura restrittiva e, secondo quanto riportato da PalermoToday, sarebbe andato in uno dei bar del paese per festeggiare. Dopo aver alzato il gomito, sarebbe rientrato a casa e qui avrebbe iniziato ad alzare la voce e picchiare le figlie: «Pare che – spiega il sindaco Alvise Stracci alla testata – fosse rientrato a pranzo già ubriaco. Purtroppo ricordiamo altri episodi simili. Quando non beveva si dava da fare con vari lavoretti, ma quando beveva diventava pericoloso».

Antonino, dunque, staco delle violenze, si sarebbe scagliato su di lui: le figlie del 41enne, di 13 e 16 anni, avrebbero assistito alla scena, mentre una terza figlia non era in casa, perché si trovava a Sciacca. Giuseppe Alù aveva alle spalle diverse denunce per percosse.