José Salvador Alvarenga, 36 anni, naufrago sopravvissuto alla stessa maniera di Tom Hanks nel film "Cast Away". Incredibile ma vero. Ma adesso quest'uomo è nei guai in quanto accusato di cannibalismo nei confronti del compagno di sventura. Presupposti buoni per un film, che forse sarà realizzato davvero. Ecco il servizio del "Corriere della Sera".


La storia, pazzesca, aveva fatto il giro del mondo. Stupendo tutti. José Salvador Alvarenga, 36 anni, fu ritrovato a fine gennaio 2014 sulla spiaggia di Ebon, un atollo delle Isole Marshall, circa 3.800 chilometri a ovest delle Hawaii. L’uomo, un pescatore originario di El Salvador, raccontò di essere partito dalle coste messicane nel novembre del 2012 per una battuta di pesca di due giorni e – sorpreso da una tempesta – di essere sopravvissuto su barca di sette metri, alla deriva, per circa 15 mesi prima di approdare a Ebon. Insieme a lui sulla barca c’era anche Ezequiel Cordoba, 22 anni, a cui Alvarenga aveva dato 50 dollari per accompagnarlo nella spedizione di pesca. Il giovane, però, non è mai tornato a casa. Morto di stenti e gettato in mare, secondo la versione del superstite. Mangiato da Alvaregna per sopravvivere, secondo i familiari del 22enne che adesso hanno fatto causa al naufrago-eroe: gli chiedono un milione di dollari.

La storia di Salvator Alvarenga è una di quelle che non si dimentica. Quando fu ritrovato nel 2014 tutti i media del mondo ne parlarono per settimane. Anche perché le foto del naufrago sembravano uscite da un film di Hollywood, e Alvarenga era sembrato fin troppo simile a Tom Hanks in Cast Away. E la vicenda resta ancora oggi affascinante, intricata, con molti punti oscuri. E un’unica versione dei fatti: quella raccontata dal protagonista. Negli ultimi mesi, Alvarenga ha rilasciato numerose interviste a tv e giornali, cambiando spesso il suo racconto. Come riferisce l’inglese Telegraph, il pescatore di squali e gamberoni aveva raccontato di essere stato sorpreso da una burrasca, che danneggiò il motore e i sistemi di comunicazione e fece finire tutti i rifornimenti in mare. Il più giovane compagno di sventura Ezequeil Cordoba – sempre secondo la testimonianza di Alvarenga – si sarebbe fatto prendere dal panico e, in preda alle allucinazioni, avrebbe tentato più di una volta di buttarsi in mare. Tuttavia, i due su quella barca in mezzo all’oceano sarebbero sopravvissuti per alcuni mesi, nutrendosi di uccelli e piccoli pesci e bevendo acqua piovana, la propria urina e sangue di tartaruga. Ad un certo punto, il 22enne si sarebbe però rifiutato di mangiare carne cruda. Per questo motivo si sarebbe ammalato gravemente. E prima di morire avrebbe fatto promettere a Alvarenga di non mangiare il suo corpo, di rintracciare la madre e raccontarle ciò che era accaduto. Il salvadoregno ha detto di aver vegliato il cadavere per sei giorni, di averci parlato, finché si è ripreso da quell’allucinazione e lo ha gettato in mare. «Mi sono reso conto che la mia morte sarebbe stata molto, molto lenta». Eppure, contro ogni previsione è sopravvissuto, arrivato sulla spiaggia di Ebon in condizioni di salute tutto sommato buone e soccorso da parte di una coppia locale. Ci sono i pareri di tanti esperti per i quali è una avventura possibile. Nel marzo 2014, tre mesi dopo il salvataggio, Alvarenga fece visita alla madre del compagno di viaggio, Rosalia Rios, raccontandole cosa era successo.

Il naufrago, all'inizio, è stato trattato come un eroe ma col clamore mediatico sono arrivati anche i guai. Lo scorso gennaio, il suo ex avvocato gli ha fatto causa per un milione di dollari dopo che il 36enne ha firmato un contratto per un libro e cambiato studio legale. Il volume, «438 Days: An Extraordinary True Story of Survival at Sea», era stato pubblicato in America ad ottobre, scritto da un giornalista del Guardian Jonathan Franklin . Nei giorni scorsi è infine emersa la notizia che la famiglia (poverissima) del giovane scomparso ha fatto causa a Alvarenga per 1 milione di dollari, accusandolo di aver mangiato il corpo del ragazzo. Insomma, in questa misteriosa vicenda degna di un film di Hollywood (e i produttori stanno seriamente pensando di farci un film) pare che ognuno voglia una fetta della torta. Nel frattempo, Alvarenga è tornato nel suo villaggio di San Francisco Menéndez, nel Dipartimento di Ahuachapán, in El Salvador. Vive in una casa in affitto coi genitori e la figlia. Il libro? Pare non abbia avuto il successo sperato: negli Usa sono state vendute poco più di 1.500 copie.