01Siamo in provincia di Caltanissetta, ma siamo anche in Malesia, per conoscere Luca Viola, di 38 anni. Giovane di Niscemi, sta dedicando la sua vita a salvare le scimmie.

Siciliano, caritatevole e coraggioso: ma non mettetegli gli occhi addosso, è già sposato. Michela, originaria di Lucca, segue ormai Luca in tutte le sue iniziative, rifornendolo di entusiasmo e supporto; insieme a lui si è trasferita in Malesia dove hanno anche adottato un bambino.

Dopo aver girato il mondo come tour operator, Luca ha deciso un giorno di fermarsi a Kota Kimabalu, presso la foresta pluviale del Borneo e lì, attraverso un programma messo appunto dal Governo malese, ha iniziato ad occuparsi degli animali selvatici che finiscono nelle trappole degli agricoltori, feriti o avvelenati.

Con un gruppo di altri appassionati e studiosi italiani, Luca scandaglia una delle giungle meno conosciute al mondo per riportare gli animali selvatici presso il loro habitat naturale.

Viola si è poi trovato così bene presso il polmone verde della Sukau Rainforest, che ha deciso di fondare una sua agenzia, la Naturalis; attraverso la quale offre tour guidati agli amici della giungla. Qui, tra natura selvaggia e incontaminata è possibile godere delle bellezze della seconda foresta più vasta al mondo.

Nel mondo sono oltre 22mila le specie a rischio di estinzione; soprattutto per via delle attività dell’uomo. Tra pesca, disboscamenti, estrazioni e coltivazioni nei campi, sono soprattutto i pesci a stare pian piano rimanendo senza una casa.

Si va dal richiestissimo tonno rosso delle acque del Mediterraneo, al pregiato pesce palla cinese; in Malesia ad esempio, è il Plectostoma sciaphilum ad essere finito nella ‘lista rossa’ dell’IUCN, che ha deciso di stilare una classifica nuova, proprio in occasione del suo 50esimo anniversario.

La lumaca si trova solo su una collina di origine calcarea presente nello stato, ormai distrutta dalle attività minerarie degli esseri umani.
Un altro animale di Malesia considerato come prossimo alla scomparsa, è il toporagno Chimarrogale hantu, un mammifero con pelliccia capace di adattarsi anche alla vita acquatica, che vive presso la riserva di Hulu Langsat.

Solo un mese fa, l’ente che si occupa di preservare la natura e le sue specie, aveva compilato una classifica degli animali ritenuti estinti e invece magicamente apparsi. Un effetto denominato “Lazzaro” per identificare quegli animali che invece erano solo dispersi.

Il dato però non è positivo come potrebbe sembrare. Il numero di insetti, mammiferi, volatili ‘ritrovati’ è piuttosto cospicuo, ma è dovuto solo al fatto che i luoghi in cui sono nuovamente stati reperiti gli animali, semplicemente, erano estranei dall’uomo: isolette a stento presenti sulle carte nautiche, fondali oceanici, foreste inaccessibili anche per i cacciatori di frodo.

E alle brutte notizie di questo genere, si aggiunge oggi l’annuncio della morte di uno dei pochi esemplari rimasti al mondo di rinoceronte bianco.
Si chiamava Angalifu e aveva 44 anni. Viveva presso lo zoo di San Diego dagli anni Ottanta, dove ha trovato la morte per cause naturali.

Angalifu era raro perché insieme ad un altro esemplare che si trova in uno zoo della Repubblica Ceca e a 6 presenti in una riserva naturale del Kenya, era uno dei pochi rinoceronti bianchi che erano riusciti a scampare alla diaspora dei bracconieri.

Secondo la medicina tradizionale cinese infatti, il corno di rinoceronte avrebbe un potere taumaturgico; ecco perché Angalifu era stato trasferito dal Sudan in America, per la sua preservazione.

Presso il giardino zoologico della Florida hanno conservato lo sperma di Angalifu sperando che tra qualche tempo, con lo sviluppo di nuove tecniche di riproduzione, possano nascere nuovi rinoceronti bianchi; com’è già successo allo zoo Dvur Kralove, in Africa.

Autore | Enrica Bartalotta